ISRAELE IN PERICOLO, EUROPA INDIFFERENTE

(20/9/2007) Israele è in pericolo di vita. Ormai da un anno, dopo che l’attacco lanciato contro il movimento fondamentalista islamico Hezbollah e le sue basi in Libano è fallito a causa dei micidiali bombardamenti compiuti dai terroristi (con missili a lungo raggio forniti da Russia e Cina, via Iran e Siria) e soprattutto della sorda ostilità delle cancellerie europee timorose di inimicarsi l’Islam, lo Stato ebraico è vittima di una manovra a tenaglia che lo sta progressivamente accerchiando: dalla striscia di Gaza – che ieri il gabinetto di sicurezza di Gerusalemme è stato costretto a dichiarare “entità nemica” – partono ogni giorno razzi Qassam contro le città meridionali di Sderot e Asqelon; a nord Damasco non solo dispiega sempre maggiori truppe e armi presso le alture del Golan, ma sta decimando a colpi di autobombe la già esigua maggioranza libanese antisiriana (l’ultima vittima è il leader cristiano Antoine Ghanem, assassinato ieri) allo scopo di riprendere il controllo di quel paese e utilizzarlo come base avanzata per lanciare attacchi contro Israele. Quanto all’Iran, non passa giorno senza che il fanatico tiranno Mahmoud Ahmadinejad o qualcuno dei suoi scagnozzi non annuncino alle masse la prossima cancellazione dalla faccia della terra della nefanda «entità sionista»; e solo un no-global ingenuo o un comunista ipocrita può ignorare, o fingere di non sapere, che Teheran è il burattinaio che muove i fili di Hamas ed Hezbollah e li rifornisce di armi e denaro, e che gli impianti nucleari già funzionanti e quelli in costruzione (venduti a prezzo di favore dal cekista Putin come i razzi anticarro e i missili balistici) non serviranno a produrre energia elettrica, ma bombe atomiche da lanciare su Tel Aviv, Haifa e le altre città israeliane.

Di fronte a questa Apocalisse annunciata, qual’è la reazione dell’Europa? Ad oggi solo la Francia, beneficata dal nuovo corso della presidenza Sarkozy, ha mostrato di comprendere il pericolo rappresentato da un Iran potenza nucleare e dotato di missili intercontinentali di fabbricazione russo-cinese, non solo per la sopravvivenza del popolo d’Israele, ma anche per la sicurezza del Vecchio Continente che vedrebbe messa a ferro e fuoco almeno metà del proprio territorio (da Berlino a oriente, per intendersi) e per bocca del suo nuovo ministro degli Esteri Bernard Kouchner ha invitato le imprese francesi a interrompere ogni rapporto commerciale con Teheran e ha affermato senza mezzi termini che «bisogna prepararsi alla guerra». Le altre cancellerie europee - a partire dall'arrogante D'Alema che va a braccetto con il capo di Hezbollah e afferma che «non si deve isolare Hamas» - ostentano un imbarazzatissimo silenzio, strette fra il consueto timore di provocare l’ira delle masse islamiche (le quali non hanno alcun bisogno di “provocazioni”, bastando loro la fatwa di qualche imam per scatenarsi) e la speranza che il regime degli ayatollah sia solo una cricca di giocatori di poker che bluffano o una congrega di vecchie volpi della diplomazia che chiedono cento per ottenere cinquanta.

Certo il pericolo che i musulmani residenti in Europa si diano a rivolte di piazza come nelle banlieues di Francia qualche anno fa esiste, come pure è fondato il timore che un’ondata di violenza contro gli occidentali si abbatta da Casablanca a Kuala Lumpur; ma sarebbe ingenuo e folle pensare che l’aggressione del fondamentalismo islamico possa essere neutralizzata accondiscendendo a ogni sua richiesta, costruendo sempre più moschee a spese dei contribuenti non-islamici e rifiutando codardamente di difendere Israele dagli attacchi che quotidianamente riceve. E se tra uno o dieci anni l’Iran lanciasse una bomba atomica su Tel Aviv, cosa farebbe l’Europa? Invierebbe al presidente e al primo ministro israeliani un telegramma di condoglianze, “partecipiamo vostro dolore-STOP. Firmato: Javier Solana”? Un po’ poco, ci sembra! L’Europa, che già porta il peso di non aver impedito lo sterminio di sei milioni di ebrei, vuole assumersi la responsabilità storica e morale di permettere che si perpetri un nuovo Olocausto?

Se la Germania nazista fosse stata attaccata e sconfitta non appena iniziò a riarmarsi, se Hitler fosse stato tolto di mezzo prima di dar fuoco all’Europa, sei milioni di uomini, donne e bambini non sarebbero stati gasati come bestie e inceneriti nei forni, e altri cinquanta milioni sarebbero stati risparmiati da bombardamenti e fucilazioni. A Teheran sta crescendo un mostro che potrebbe distruggere l’umanità; meglio, molto meglio strozzarlo nella culla.

 

ANNUIT COEPTIS

 

 

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