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L'Islam, il Cristianesimo e l'invidia del kalashnikov

 

 

(16/01/2015) I due attacchi terroristici islamici avvenuti la scorsa settimana a Parigi hanno suscitato reazioni ambigue e inquietanti non soltanto presso i soloni della grande stampa europea e internazionale, sempre pronti a giustificare tiranni, dittatori e assassini, ma anche e soprattutto da parte di vescovi, cardinali e addirittura dello stesso Papa Bergoglio.

Inspiegabilmente e scandalosamente i massimi rappresentanti della Chiesa cattolica, invece di ricordare l'esortazione di Gesù Cristo a "porgere l'altra guancia a chi ti offende", si sono schierati dalla parte delle masse islamiche fanatizzate, accusando i poveri disegnatori e redattori del settimanale satirico "Charlie Hebdo", il cui sangue macchiava ancora il pavimento del giornale, di "essersela cercata", di aver "mancato di responsabilità", di aver "offeso la fede religiosa di un miliardo e mezzo di musulmani, quanto essi hanno di più caro, di più intimo e profondo"; qualche opinionista cattolico ha addirittura rinfacciato maramaldescamente alle vittime di aver pubblicato vignette "blasfeme" anche nei confronti di Gesù Cristo, della Madonna, della Trinità e del Romano Pontefice, quasi rammaricandosi che i cattolici siano stati più tolleranti degli islamici; e lo stesso Bergoglio, sull'aereo che lo portava dallo Sri Lanka alle Filippine, dopo aver espresso la solita, retorica condanna nei confronti di chi "uccide in nome di Dio" (naturalmente facendo di ogni erba un fascio, senza precisare che c'è Dio e dio, c'è il Dio di Gesù Cristo che è Logos e Pace e c'è il falso dio Allah che è irrazionale e violento), se l'è prontamente rimangiata affermando che "se uno offende, deride e disprezza la religione, si deve aspettare delle reazioni violente" e che se uno offende la religione di un altro è come se gli offendesse la madre e quindi deve aspettarsi "un pugno in testa", proprio lui che di fronte al massacro quotidiano dei cristiani nei paesi islamici pretende di cavarsela a buon mercato dicendo ai fedeli di pregare...

Ora, a parte il fatto che per i musulmani il concetto di "offesa alla religione" è piuttosto ampio e confuso (si è ritenuti "blasfemi" anche se si fa un ritratto serio e posato di Maometto, senza alcun intento caricaturale), a noi mondialisti sembra che i cristiani si siano lasciati influenzare negativamente dagli islamici in merito alla nozione di Sacro e al rapporto fra questo e l'uomo. Gli islamici infatti, come indica la stessa parola Islam = sottomissione, credono che il Sacro sia una realtà totalmente avulsa dall'uomo, dalla sua natura razionale e libera, dai suoi desideri e dalla sua aspirazione alla felicità; una realtà assolutamente trascendente, terribile e violenta, davanti alla quale l'uomo potrebbe solo inchinarsi e, appunto, sottomettersi, rinunciando all'uso della propria ragione e della propria libertà per obbedire ciecamente a colui che, di tempo in tempo, si proclama annunciatore della volontà di Dio. Noi mondialisti, invece, riteniamo - come ha detto il nostro Signore Gesù Cristo, il vero Figlio di Dio - che "il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato"; che la libertà di espressione e di religione discende dalla natura dell'uomo creato libero a immagine e somiglianza di Dio, e quindi è, essa sì, un diritto sacro, il diritto più sacro di tutti; che perciò il Sacro ha senso, ed è degno di rispetto, solo in quanto è conforme alla dignità di ogni individuo umano; e che pertanto nessuna vera o presunta offesa a una fede religiosa possa giustificare la messa a morte del vero o presunto "offensore".

I cristiani, fino a qualche tempo fa, sembravano aver ben compreso questa verità evangelica: avevano smesso di perseguitare gli "eretici" - qualifica che spesso serviva a mettere al bando ogni nemico o persona "scomoda", come fece Filippo il Bello con noi Templari - e nella Dichiarazione Dignitatis humanae emessa durante il Concilio Vaticano II avevano riconosciuto solennemente che ogni uomo e donna ha il diritto di cercare la verità su Dio, sul mondo e su se stessi senza subire costrizioni; ma da qualche anno essi, quasi fossero vittime della nefasta influenza della propaganda islamica, hanno compiuto molti passi indietro sulla via della tolleranza.

Sembra quasi che il Cristianesimo provi nei confronti dell'Islam una sorta di "invidia del kalashnikov" analoga all'"invidia del pene" che Sigmund Freud attribuiva alle ragazze adolescenti; è come se i vertici della Chiesa invidiassero l'intolleranza e il fanatismo dei musulmani, ingannando se stessi e scambiando tale intolleranza e fanatismo per genuina fede in Dio, e di conseguenza desiderassero che tutti i fedeli cristiani fossero altrettanto fanatici e intolleranti nei confronti di quanti offendono la fede cristiana. Non si rendono conto, il Papa Bergoglio, i vescovi francesi, l'ineffabile cardinal Tauran (che qualche anno fa, di fronte all'accusa di "blasfemia" nei confronti di una bambina pakistana affetta dalla sindrome di Down, invitava a "considerare la proporzione tra l'accusa e come si è svolto il fatto, se ci sia stata o meno consapevolezza e volontà", come se l'offesa consapevole e volontaria nei confronti di Maometto possa giustificare una condanna a morte), che la "tiepidezza" dei cristiani nel rispondere alle offese verso la loro religione è un pregio, una benedizione, un grande dono che l'Onnipotente ha fatto loro per il tramite dell'Illuminismo, di quell'Illuminismo che adesso Bergoglio considera diabolico, ma che il suo predecessore Joseph Ratzinger, nel famoso discorso di Ratisbona del 2006, aveva elogiato per aver "costretto" il Cristianesimo a unire insieme Fede e Ragione allontanandosi dalla trappola mortale del fanatismo e dell'imposizione violenta del Vangelo, mentre gli islamici, proprio per aver posto il loro falso dio Allah in una trascendenza oltre il Logos, proprio per aver rifiutato di conciliare Ragione e fede, hanno tentato e tentano da 1.400 anni di sottomettere con la violenza tutto il genere umano alle loro credenze false, fanatiche e discriminatorie nei confronti delle donne e dei non-islamici.

Per questo l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, nel condannare con forza e, noi sì, senza retorica le barbariche stragi compiute dagli assassini islamici in nome di Allah e Maometto, esortano i cristiani di tutto il pianeta a non farsi traviare dai cattivi pastori che non si curano del gregge del Signore Dio, che predicano una falsa misericordia verso gli islamici massacratori di cristiani e poi giustificano la violenza degli stessi islamici nei confronti di tutti i non-islamici, e rinnovano il loro fermo proposito di compiere ogni sforzo per «secolarizzare l'Islam» come primo passo per attuare il Grande Progetto, contenuto nel Manifesto programmatico del Partito Mondialista, di creare un Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che assicuri il rispetto dei diritti sacri e inalienabili di ogni individuo umano alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Agli islamici, invece, ricordiamo quanto già scritto nel nostro editoriale del 25 maggio 2013: noi mondialisti, con la nostra operazione "Snow on the Sahara" che ha portato all'esplodere delle Primavere Arabe e alla caduta dei regimi dittatoriali di Ben Ali in Tunisia, di Mubarak in Egitto, di Gheddafi in Libia e di Saleh nello Yemen, abbiamo teso la nostra mano amica verso gli islamici, tentando il "sacro esperimento" di convertirli alla democrazia liberale e al rispetto dei diritti dell'uomo. Ora spetta ad essi, e ad essi soltanto, scegliere se vogliono integrarsi nel mondo globalizzato di oggi e nell'Impero mondiale venturo, convivendo in pace con il resto del genere umano, o se preferiscono essere spazzati via dal soffio dello Spirito di Dio e cancellati dalla Storia, come è avvenuto per il nazismo e il comunismo.

  Sigillum Triplex

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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