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In Libia la nostra cacciatrice ha appena cominciato

 

 

(6/02/2016) Lo scorso 13 gennaio, nella città libica di Sirte che dalla scorsa estate soffre sotto il giogo del sanguinario Califfato islamico, il sudanese Hamad Abdel Hady, soprannominato Abu Anas Al-Muhajer, che in qualità di giudice della sharia aveva seminato il terrore tra la popolazione, è stato eliminato da questo mondo con un solo, preciso colpo alla testa mentre si trovava nei pressi di un ospedale. Sei giorni dopo, il 19 gennaio, il comandante dell'Isis in Libia Abu Mohammed Dernawi ha ricevuto la stessa giusta punizione per i suoi crimini. Infine, per ora (ma solo per ora), il 23 gennaio Abdullah Hamad al-Ansari, comandante jihadista proveniente dalla città occupata di Obari, nel Sud del Paese, è stato freddato allo stesso modo mentre usciva da una moschea. I miliziani dell'Isis a Sirte sono caduti in preda a un cieco terrore, e hanno iniziato una serie di retate e di arresti indiscriminati nel vano tentativo di catturare il misterioso e imprendibile cecchino, che intanto gli abitanti di Sirte e i social media di tutto il mondo hanno battezzato "Daesh Hunter". Sulla sua identità molto si è scritto in questi giorni: qualcuno lo ritiene un miliziano anti-Isis proveniente dalla città di Misurata, altri pensano sia un ex-militare dell'esercito libico, e altri ancora credono sia un soldato dei reparti speciali americani. Gli unici punti su cui tutti sono d'accordo sono che si tratti di un individuo dall'eccezionale sangue freddo, ottimamente addestrato a colpire i suoi bersagli con un singolo, preciso colpo sparato dall'alto e poi a fuggire senza dare nell'occhio, cosa ancor più sorprendente in una città come Sirte in cui i miliziani del Califfato controllano tutto ciò che si muove. Ebbene, noi del Partito Mondialista siamo in grado ora di dire una parola di verità su questa faccenda: il misterioso "Daesh Hunter" è un nostro agente. Anzi, una nostra agente.

Aveva solo 9 anni nell'ottobre 2001, quando la trovarono fra le rovine annerite di quella che era stata la sua casa. Era la terza figlia di un capovillaggio afghano che si era ribellato ai talebani. I fanatici islamici prima uccisero sotto i suoi occhi innocenti il padre, la madre e i due fratelli, poi la violentarono a turno per un giorno e una notte, infine appiccarono il fuoco all'abitazione per cancellare le tracce della loro abiezione. Il Cielo volle che una pattuglia di marines giunta sul luogo la trovasse ancora viva, e fu così che venne affidata alle nostre cure. Era ridotta in uno stato pietoso, povera piccola: il suo corpo era piagato da gravissime ustioni, da lividi e lesioni ai genitali causate dagli stupri seriali che aveva subito, e fu necessario sottoporla a numerose avanzatissime operazioni chirurgiche per ricostruire i suoi organi interni e il suo volto sfigurato dal fuoco, ma ancora peggiori erano le sue condizioni psicologiche; era praticamente ridotta a un vegetale, non riusciva a stare in piedi, a camminare e neppure a parlare, rifiutava il cibo e tentò per due volte di suicidarsi. Solo dopo tre anni di psicoterapia si riprese, e il miracolo avvenne quando uno dei nostri reclutatori le regalò una pistola carica e le disse: «Ora scegli: puoi usarla per ucciderti e porre fine al tuo dolore, oppure puoi usarla affinché nessuna bambina debba più soffrire quello che hai sofferto tu». Da allora lei imparò a sparare con ogni tipo di arma da fuoco, a uccidere usando una matita, a confezionare bombe col pane e a vivere sotto molte identità: prese il nome di Asiya, che in arabo significa "colei che solleva i deboli", e a diciotto anni pronunciò il giuramento solenne di affiliazione al Partito Mondialista. Da allora Asiya ha ucciso numerosi capi del terrorismo islamico, dalla Giudea e Samaria a Gaza, e dall'Iran all'Iraq; quando noi mondialisti abbiamo avuto sentore che l'Isis stava installandosi in Libia decidemmo di infiltrarla nelle milizie jihadiste provenienti dalla Siria, e fu così che ella giunse a Sirte e iniziò prima a individuare i principali esponenti del Califfato, e poi a eliminarli.

Ecco, amici della Rete, questa è la vera storia di "Lady Daesh Hunter": una storia di sofferenza e di martirio, ma anche di riscatto e di impegno per la liberazione del genere umano dalla minaccia costituita dall'Islam fondamentalista, sanguinario e assassino. Tutti noi dobbiamo essere grati a uomini e donne come Asiya, uomini e donne i quali rischiano ogni giorno la vita per abbattere tutti i terroristi, i tiranni e i dittatori laici e teocratici che opprimono miliardi di persone innocenti su tutto il pianeta, e per unire tutto il genere umano in un solo Impero mondiale che assicurerà pace, prosperità, libertà e giustizia a tutti gli uomini, le donne, i bambini e le bambine del mondo. A voi terroristi del Daesh, invece, noi mondialisti diciamo: pentitevi e cambiate vita, o l'Angelo della Morte vi colpirà infallibilmente e molto presto. La nostra cacciatrice ha appena cominciato.

  Sigillum Triplex

annuit coeptis

 

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