I GIGANTI D'EURASIA DISTRUTTI DAGLI ELEMENTI

 

 

(10/8/2010) La meteorologia, si sa, non è una scienza esatta, il battito d'ali di una farfalla a Londra può provocare un uragano in Texas e così via. Di conseguenza la torrida estate russa e le alluvioni in India, Cina e Pakistan - per non parlare degli allagamenti in Germania e Polonia - si potrebbero tranquillamente archiviare sotto la rubrica "bizzarrie climatiche di inizio millennio" (fatta salva la doverosa pietas per le vittime, naturalmente), se tali "bizzarrie" non stessero colpendo, per l'appunto, paesi e popoli che una certa vulgata molto presente e attiva sui media e su Internet celebra enfaticamente come "i giganti d'Eurasia", destinati a scalzare gli Stati Uniti d'America dal trono del mondo. Guardiamoli dunque, questi "giganti", alle prese con la furia degli elementi.

La Russia, per cominciare. Da tre settimane la Russia brucia come un cerino, brucia come l'inferno il paradiso degli eurasisti, brucia l'arrogante Russia alfiere e guida di un mondo multipolare; il granaio d'Europa ha chiuso i battenti, perché non ha più grano da esportare, è tutto finito in cenere; da Mosca agli Urali, da San Pietroburgo al Caucaso la gente russa muore come le mosche, il tasso di mortalità è raddoppiato a causa dei fumi velenosi che infettano l'aria, la loro pelle si riempie di piaghe purulente al contatto con l'aria mefitica; il Prodotto interno lordo della Santa Madre Russia è già calato di 15 miliardi di dollari, e gli analisti hanno calcolato che nel prossimo trimestre ne perderà altri 60, il 4% della già magra ricchezza nazionale. Dov'è ora la grande Russia che invadeva la pacifica e democratica Georgia, che ricattava il popolo ucraino con l'arma del gas, che faceva e disfaceva i governi dei suoi vicini, che trattava l'America dall'alto in basso? Dov'è ora la grande Armata Rossa, dove sono i missili antiaerei promessi all'Iran del folle Ahmadinejad per difendersi dall'ormai imminente attacco di Israele, dove le centrali nucleari vendute agli ayatollah per schiavizzare il mondo sotto il terrore della Bomba? I laboratori nei quali Mosca costruiva bombe atomiche sono circondati dal fuoco, un anello di fiamme minaccia i depositi di materiale nucleare; perfino i test dei nuovi, strabordanti missili che dovevano "bucare" lo scudo USA da costruire in Europa orientale sono stati annullati in questi giorni, perché le basi militari russe sono anch'esse sul punto di bruciare.

Tacciono ora Daniele Scalea e i suoi sodali di "Eurasia - Rivista di geopolitica", sempre pronti a celebrare le sorti magnifiche e progressive della Terza Roma contrapposta alla Cartagine d'oltreoceano; tace l'ex ambasciatore Sergio Romano sempre pronto a cantare le lodi della patria del comunismo rispetto alla decadente, materialistica e consumistica America; tacciono quanti vedevano nella Russia il paese-guida di un impero eurasiatico nazibolscevico che doveva combattere e vincere la guerra della Terra contro il Mare, del Lavoro contro il Commercio e del Sacro contro la Tecnica, che doveva cacciare la "superpotenza talassocratica" a stelle e strisce dall'Eurasia e distruggere l'odiata "entità sionista", che doveva abolire i diritti dell'uomo individualisti e liberali per instaurare un modo di vita fondato sulla totale inclusione dell'individuo nella comunità di nascita. Ora addio grande Russia, bye bye Eurasia: il primo ministro italiano Berlusconi non si vanta più della sua confidenza con l'«amico Putin»; tutti i governi della Vecchia Europa, che fino a ieri facevano a gara per ingraziarsi il tirannico regime del cekista in cambio di un po' di gas, oggi si affrettano a chiudere le proprie ambasciate, a ritirare il personale e a sconsigliare ai propri cittadini di partire per la Russia; tutti coloro che la idolatravano, adesso fuggono da essa come si fugge davanti al cadavere di un appestato. A nulla servirà a Putin mostrarsi alle telecamere fascisticamente intento a guidare uno dei pochi, scalcinati aerei spargi-acqua rimasti in dotazione alla protezione civile russa dopo che proprio lui, nel 1999, ha posto le foreste sotto la competenza del Ministero per l'energia; tra qualche mese, quando le fiamme lasceranno il posto alla neve e i russi soffriranno la fame, il popolo si solleverà contro il regime tirannico e assassino e la doppiezza imparata alla scuola del Kgb non salverà il collo di Putin dalla forca, né il suo cadavere da una Piazzale Loreto in salsa russa.

Passiamo ora al Cipak, l'asse Cina-India-Pakistan che secondo gli eurasisti doveva affiancarsi alla casa Russia fornendo manodopera specializzata a basso costo. A che giova adesso a Pechino possedere un trilione di dollari di buoni del Tesoro di Washington, se non è in grado di costruire dighe decenti per arginare le piogge monsoniche che del resto non sono neppure una "catastrofe imprevista e imprevedibile" (come invece la marea nera nel Golfo del Messico), visto che arrivano puntuali ogni anno? A che servono all'India le sue grandi fabbriche di automobili, o le aziende informatiche di Bangalore? Che ne è dell'«impero di Cindia» da 3 miliardi di abitanti oggetto di un libro di Federico Rampini che ha venduto qualche centinaio di migliaia di copie, tanto pieno di statistiche quanto vuoto di verità? E a che serve al Pakistan avere decine di bombe atomiche per spaventare l'India, se 50 milioni di suoi cittadini si ritrovano sommersi dalla melma? Le alluvioni che li flagellano da giorni dimostrano a chi ha occhi non coperti dai pregiudizi che quei paesi sono ricchi solo di apparenza, ma nella sostanza sono ancora immersi nella più nera miseria, nella più profonda nudità materiale e spirituale. Così Cindia scompare tra i flutti e i giganti d'Eurasia tornano ad essere quel che sono sempre stati: paesi del Terzo Mondo, società chiuse, oppresse dalla discriminazione di casta, dal fondamentalismo islamico e dalla menzogna del partito unico.

Non parliamo infine di Germania e Polonia: l'una, la locomotiva d'Europa che da anni intrattiene "ottimi rapporti" con la tirannide russa, è sommersa da giorni sotto piogge torrenziali che rivaleggiano con quelle indopakistane; l'altra, pochi mesi dopo aver abbandonato l'occidentalismo anticomunista dei fratelli Kaczynski per un (apparentemente) più comodo asservimento a Mosca, subisce la stessa dura sorte. Sicuramente adesso la Vecchia Europa, privata della sua locomotiva e della forza lavoro polacca, stenterà molto di più a risollevarsi da quella crisi economica che doveva segnare la fine del capitalismo, e che per ora vede i soli Stati Uniti d'America segnare una, sia pur timida, ripresa.

Noi mondialisti, elevata come detto una doverosa preghiera di suffragio per le anime di quanti sono morti e moriranno per acqua e per fuoco, non possiamo non guardare con timore e tremore alle sciagure che flagellano i nostri nemici. Nell'acqua che sommerge la valle di Swat - non per caso base dei talebani che assassinavano migliaia di innocenti in Pakistan e Afghanistan -, nel fuoco che devasta la Russia complice di ayatollah e terroristi, noi mondialisti sentiamo l'eco di profezie antiche e sempre nuove: «Eccola Babilonia, la grande meretrice, colei ai cui seni tutti i re della terra si abbeveravano! Eccola distrutta, affranta, perché ha bevuto il calice dell'ira del Signore e ne è rimasta ottenebrata». Ecco dunque la nuova Babilonia, non a ovest come predicavano i falsi profeti dell'eurasismo, non al di là del mare, ma a oriente, in mezzo alle steppe, nel Cuore della Terra (Heartland); ecco la nuova Babilonia bruciare come l'antica, perché ha disprezzato libertà, uguaglianza e democrazia, doni sublimi dell'Altissimo agli uomini di ogni luogo, tempo, fede e cultura; ecco i suoi servi in Europa e in Asia sommersi dalle grandi acque, atterriti, abbattuti. Ecco dunque confusi i pensieri di quanti si ritenevano saggi, al passo coi tempi, dalla parte giusta della Storia: «Dice il Signore: confonderò la sapienza dei sapienti e umilierò l'intelligenza degli intelligenti. Perché ciò che è sapiente davanti agli uomini è stolto davanti a Dio, e ciò che è potente davanti agli uomini è debole rispetto a Dio». Noi mondialisti pertanto, pieni di gratitudine, non possiamo che contemplare la tremenda potenza di Colui che ha creato il mondo e sempre lo guida verso il suo fine, del Grande Architetto che vuole l'unificazione dell'umanità in un solo Impero mondiale, e a Lui innalzare il canto di lode: «Mi avevano assalito tutti insieme i miei nemici, ma il Signore è stato il mio aiuto. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto. Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti: la destra del Signore si è alzata».

 

annuit coeptis

 

 

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