Heidegger, antisemita perché antimondialista

 

 

(22/1/2014) Un terremoto sta scuotendo il mondo ovattato della filosofia internazionale da quando l'editore tedesco Klostermann, poco più di un mese fa, ha annunciato l'imminente pubblicazione dei "Quaderni neri" di Martin Heidegger, il diario segreto che egli vergò su taccuini dalla copertina nera - da cui il nome - per più di quarant'anni, dal 1931 fino al 1975 (l'anno precedente alla sua morte). Il motivo di tanto can-can è duplice: in primo luogo, fino a poco tempo fa quasi nessuno conosceva l'esistenza di questo diario composto in totale da 33 quaderni (a marzo ne verranno pubblicati tre); ma ciò che più intriga è la ridda di indiscrezioni, trapelate più o meno ufficiosamente, in merito al loro contenuto, che è sembrato subito poter gettare luce su un aspetto sinora oscuro della vita e del pensiero di questo famigerato (per i detrattori) o famoso (per i discepoli sfegatati) filosofo nazista: stiamo parlando del suo vero o presunto antisemitismo.

Che Heidegger abbia aderito al nazionalsocialismo fin dalla presa del potere da parte di Adolf Hitler è cosa nota, come è risaputo ch'egli, al momento della nomina a rettore dell'Università di Friburgo, pronunciò un discorso apertamente celebrativo del nuovo regime, attribuendogli nientemeno il merito di aver avviato il ritorno della filosofia alle sue origini (ovvero a quella "aurora del pensiero" da lui identificata con la dottrina parmenidea dell'eternità dell'Essere uno e immobile, prima che il "parricidio" di Platone spostasse l'attenzione degli uomini dall'ascolto oracolare della voce dell'Essere allo studio della natura e delle proprietà dei singoli enti), e che durante l'anno o poco più in cui tenne la carica si adoperò zelantemente per applicare le direttive naziste sulla "purificazione" della cultura tedesca da contaminazioni ebraiche, facendo bruciare libri scritti da autori ebrei e privando della cattedra numerosi docenti di ascendenza ebraica; ma sino a oggi la questione se egli fosse anche personalmente antisemita è rimasta sospesa nell'incertezza, con i seguaci della filosofia heideggeriana sempre pronti a respingere ogni accusa e a sostenere che il loro venerato maestro abbia peccato, al più, di opportunismo, di ambizione carrieristica, ma che mai, mai egli abbia condiviso nel suo intimo le dottrine razziali nazionalsocialiste, e che soprattutto il suo pensiero filosofico sia immune da ogni macchia di connivenza con simili abomini... Ma oggi, appunto, sembra che i "Quaderni neri" possano dissipare le ombre, far luce su questo mistero annoso. È proprio così, o si tratta di gossip, di voci senza fondamento? In verità noi mondialisti, grazie ai nostri numerosi "occhi privati", abbiamo potuto leggere in anteprima questi diari, e possiamo qui dirvi non soltanto che Martin Heidegger era un antisemita convinto, ma anche perché lo era.

Nei "Quaderni neri" Heidegger si scaglia molte volte contro quel che egli chiama Weltjudentum, l'«ebraismo mondiale». Le accuse da lui rivolte agli Ebrei ruotano essenzialmente intorno a due poli concatenati fra loro:

1) per Heidegger il pensiero ebraico è esclusivamente calcolante, è un pensiero "ossessionato dal calcolo", e per tal motivo esso è per lui la causa della decadenza della filosofia e dell'umanismo e dell'avvento di quella che egli chiamò «civiltà della Tecnica», in cui l'uomo, ubriacato dalla "volontà di potenza", si illude di poter manipolare tutte le cose a suo arbitrio, fino a trasformare il mondo intero in una realtà completamente artificiale o anche a distruggerlo. Era già noto che per Heidegger la civiltà della Tecnica era rappresentata in modo preminente dal capitalismo degli Stati Uniti d'America e dal bolscevismo sovietico, e che nel dopoguerra egli mise nello stesso mazzo anche il nazismo, parlando della capacità dell'uomo moderno di fabbricare in massa, indifferentemente, beni di consumo o cadaveri; ma adesso risulta chiaro che la fonte di questa diabolica "volontà di potenza" era da lui individuata appunto nell'attitudine degli Ebrei, le vittime dello sterminio nazista, verso il solo "pensiero calcolante". Qui si rivela come la filosofia heideggeriana si inscriva in quel filone dell'antisemitismo europeo basato sull'accusa di «avidità» che inizia dal Medioevo e dai sermoni di Martin Lutero, prosegue con il Marx de La questione ebraica secondo il quale «il dio che gli ebrei adorano è il denaro», e sfocia ai primi del '900 nella contrapposizione delineata da Werner Sombart fra «mercanti» ed «eroi» e da Oswald Spengler fra civiltà basate sul potere del denaro e civiltà basate sul potere della spada; in sostanza, l'accusa che Heidegger rivolge agli Ebrei è di essere stati all'origine della moderna società capitalistica basata sul libero mercato, che ha sostituito alle gerarchie immutabili basate sulla nobiltà di nascita e sulla religione l'uguaglianza di tutti i cittadini in una società fluida ("liquida", secondo la definizione oggi di gran moda coniata da Zygmunt Bauman), nella quale ognuno può, pagando, ottenere beni e servizi, ovvero farsi servire dai propri simili, e chiunque, grazie ai propri talenti e alla propria inventiva, può salire fino ai gradini più alti della scala sociale;

2) ma l'accusa più forte, più radicale, l'accusa "metafisica" che Martin Heidegger rivolge agli Ebrei è di aver provocato l'Entwurzelung des Seins, lo «sradicamento dell'Essere». Si sapeva già, fin dalla pubblicazione nel 1927 della sua opera capitale Essere e tempo, che per Heidegger l'Essere, questa entità sovraumana e sovradivina che è al centro di tutta la sua speculazione, si manifesta nel mondo secondo le categorie dello spazio e del tempo, ossia attraverso la pluralità dei popoli, distinti per i territori diversi da essi abitati, che volta a volta, nella storia, impongono la loro peculiare civiltà; ed era noto pure che nel famoso/famigerato discorso di inaugurazione del rettorato egli aveva richiamato il popolo tedesco a essere fedele al destino storico nascente dal proprio essere "qui e ora". Adesso diventa definitivamente chiaro che per lui la "fedeltà" di un popolo al proprio "destino" nasceva dal "radicamento" nella terra, nel territorio tradizionalmente abitato, e che dunque gli Ebrei, in quanto popolo "sradicato" (che tale "sradicamento" non sia stato affatto volontario, bensì subìto per la violenza dei popoli da cui furono assoggettati e dispersi, dagli Assiri ai Greci ai Romani, non sembra importare molto al cinico Heidegger) e "messianico", erano da lui visti come gli artefici di un complotto volto a "sradicare" tutti i popoli e a creare una società planetaria cosmopolitica; e anche la "fissazione" ebraica per il calcolo e la misurabilità di tutte le cose, già analizzata sopra al punto 1), deriva per Heidegger appunto dalla natura "sradicata" del popolo ebraico, che porterebbe i suoi membri a trascurare qualsiasi distinzione qualitativa fra gli uomini e a omologarli tutti in una società globale e anonima di produttori-consumatori.

In conclusione, la duplice domanda che ci siamo posti all'inizio ha trovato risposta: Martin Heidegger era antisemita, ed era antisemita in quanto antimondialista, in quanto nemico della società aperta globale, fondata sul libero commercio e sull'uguale dignità di tutti gli individui umani, che costituisce il traguardo verso cui la Storia, ministra dei decreti dell'Altissimo, sta conducendo il genere umano, e di cui gli Ebrei, come mercanti e come esuli, sono stati gli involontari ma provvidenziali annunciatori. Ce ne offre conferma un passo di un libro recentemente pubblicato, intitolato Terra e mare: riflessioni di geopolitica e geo-diritto a partire da Carl Schmitt - da noi già segnalato qui - con il quale siamo in piena sintonia:

«Gli ebrei dispersi in tutta l’Europa tardo-romana, interdetti per legge imperiale dal coltivare i campi, dall’arruolarsi nell’esercito e da tutte le attività considerate “pure” dai cristiani, dovettero sostentarsi esercitando la custodia e il prestito di denaro a interesse; condannati per secoli quali avidi profittatori, costoro ebbero tuttavia il merito storico di fornire capitali al commercio marittimo e alla Rivoluzione industriale, facendo dell’Inghilterra (dove, a causa della Riforma e dell’anglicanesimo, si era verificato un recupero della tradizione veterotestamentaria in ordine alla valorizzazione del lavoro quale forma di “ascesi intramondana” e alla prosperità economica come segno della benedizione divina) il nuovo centro del potere e della ricchezza mondiali...

...Quando, conquistata l’indipendenza da parte delle colonie inglesi del Nordamerica e proclamata in Francia la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen che sancì la fine dell’Antico Regime, gli ebrei ottennero parità di diritti civili e di accesso agli studi universitari, la loro condizione esistenziale di “sradicati” li collocò nella posizione spirituale idonea per sviluppare un pensiero letterario, economico, scientifico, sociale e giuridico non legato alle categorie politiche del sangue e del suolo, ma orientato secondo categorie generali, universalistico...

È questa la dote che il popolo ebraico in particolare, e in generale tutti i déracinés della terra portano al mondo – per la forza degli eventi, certamente; ma chi crede, con Eraclito, che il mondo non è «un mucchio di cose gettate a caso», riconosce pure che esso è «com’è necessario che sia» –: la capacità di astrarre dalla propria situazione particolare, dal proprio essere qui ed ora, in questo o quest’altro modo (Da-Sein) e di sollevarsi ad una piena consapevolezza della condizione umana in generale, in ogni luogo e in ogni epoca della storia».

È per questo che il Partito Mondialista difende e difenderà sempre il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità di tutti gli individui umani, e insieme, senza contraddizione, il diritto all'esistenza dello Stato di Israele come Stato degli Ebrei e per gli Ebrei: perché lo Stato di Israele, lungi dal fondare la propria esistenza e legittimità su una comunanza escludente di razza, lingua, costumi o religione, è uno Stato aperto a uomini e donne di ogni etnia, di ogni religione; l'unico Stato del Medio Oriente da cui i cristiani non fuggano con terrore, ma in cui anzi si rifugino volentieri e aumentino di numero; l'unico Stato del pianeta, insieme all'America (almeno prima ch'essa fosse incantata dal pifferaio Obama e cadesse nella Grande Apostasia di rifiutare la propria missione storica) che si erga come sentinella della libertà e della democrazia di fronte alla minaccia costituita dall'Asse del Male Mosca-Pechino-Teheran, e che per questo rappresenta l'anticipazione profetica dell'Impero mondiale venturo, in cui tutti gli individui umani avranno gli stessi diritti e i medesimi doveri, a prescindere dal sesso, dalla razza e dalla religione che professano: un solo Stato per una sola famiglia, il genere umano.

 

Sigillum Triplex

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

 

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