I GIOVANI MUSULMANI NON GRIDANO più «MORTE A ISRAELE».

E ADESSO TOCCA ALLA CINA

 

 

(20/2/2011) A imitazione del nostro Signore noi, Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, non siamo "sì" e "no" insieme: abbiamo una sola parola, e quel che promettiamo lo manteniamo. Nel nostro editoriale del 28 gennaio vi avevamo promesso che su tutto il mondo islamico sarebbe caduta una nevicata di rivoluzioni, e così è stato; vi avevamo annunciato che dopo la fuga di ben Alì dalla Tunisia sarebbe toccato a Mubarak bere l'amaro - ma giusto - calice dell'esilio, e l'11 febbraio gli Egiziani hanno festeggiato la cacciata del Faraone. Ora che la nostra operazione "Snow on the Sahara" è in pieno svolgimento tutta la fascia che va da Casablanca a Teheran è in ebollizione: in Marocco il popolo chiede al re Mohammed VI riforme che limitino i poteri della monarchia e maggiore autonomia per la magistratura; a Tunisi la gente scende in piazza per eliminare dal governo anche gli ultimi esponenti del corrotto regime defunto; in Algeria sempre più persone si scontrano senza paura con gli sgherri di Bouteflika; in Libia i ribelli hanno conquistato Bengasi e tengono sotto assedio il figlio di Gheddafi, il quale ha ordinato ai suoi mercenari di sparare sulla folla con i razzi anticarro perché sa che questa volta finirà impiccato come merita da 42 anni; nello Yemen Alì Abdallah Saleh tenta disperatamente di restare abbarbicato alla poltrona mandando i suoi servi a picchiare i dimostranti che ne chiedono pacificamente le dimissioni; l'emiro del Bahrein si barcamena tra feroci repressioni e promesse di dialogo col solo risultato di esasperare il 70% dei suoi sudditi; in Iran i giovani, che sono i due terzi di una popolazione fra le più istruite del Medio Oriente, danno alle fiamme i ritratti di Khomeini e del suo successore gridando «Dopo Mubarak e Ben Alì, adesso tocca a Sayyed Alì [Khamenei]».

Tutte queste rivolte popolari, sia prese isolatamente, sia ancor più nel loro sovrapporsi, intersecarsi e influenzarsi reciproco, hanno sollevato lo stupore, il disappunto, l'inquietudine, il terrore in quella schiera di giornalisti, opinionisti, maitres a penser come l'ex ambasciatore a Mosca Sergio Romano, docenti di relazioni internazionali, arabisti, orientalisti, islamofascisti come Pietrangelo Buttafuoco (il signor "l'Occidente è al tramonto, l'Occidente è al tramonto") e sedicenti esperti di geopolitica alla Lucio-Caracciolo-e-compagni-di-Limes, i quali avevano sempre sentenziato dalle loro cattedre del Nulla che mai e poi mai i musulmani avrebbero accettato i diritti umani, la libertà e la democrazia "importati" dall'Occidente, che il liberalismo e il primato dell'individuo sulla comunità di nascita erano incompatibili con la cultura di popoli abituati, prima e dopo la loro conversione all'Islam, a un modo di vivere comunitaristico, che il XXI secolo avrebbe visto il prevalere del fervore religioso islamico sul materialismo e l'edonismo occidentali, bla bla bla... Per ora tutti questi soloni prezzolati sono costretti a tacere di fronte a un fatto evidente e indiscutibile: da quando i Tunisini hanno dato il via all'Onda della rivoluzione nessuno, nessuno, in nessun Paese in rivolta, ha dato alle fiamme una sola bandiera a stelle e strisce o con la stella di David, nessuno ha calpestato i ritratti di Netanyahu, nessuno ha gridato «Morte all'America» o «Morte a Israele»; piuttosto calpestano i ritratti di Khamenei, Ahmadinejad, dei tiranni che se ne sono andati e di quelli che non se ne vogliono ancora andare, e quando gridano, gridano «Morte al dittatore», «Libertà», «Democrazia».

Ciò che i maestri del multiculturalismo razzista non hanno compreso, e che noi mondialisti avevamo invece ben capito e previsto da molti anni, è che il mondo islamico è composto per la grandissima maggioranza di giovani al di sotto dei 30 anni, giovani che guardano le tv satellitari, navigano in Internet, si creano i loro profili su Facebook e "cinguettano" con Twitter esattamente come i loro coetanei occidentali; giovani che attraverso la televisione e il computer apprendono come vivono i giovani in Occidente; giovani che, esattamente come i giovani occidentali, desiderano ascoltare le canzoni di Shakira o di Lady Gaga senza essere additati come peccatori dagli imam e sgozzati da fanatici talebani; desiderano mangiare un piatto di pasta al pomodoro o una crêpe senza essere picchiati da squadracce di motociclisti e arrestati per ordine di un ayatollah; desiderano incontrare persone dell'altro sesso e sposarsi per amore e non per un accordo economico concluso tra famiglie al di sopra delle loro teste; desiderano vivere decentemente del proprio lavoro senza essere costretti a emigrare da governanti corrotti che monopolizzano i proventi delle ricchezze naturali, petrolio, diamanti, uranio e metalli, con cui l'Altissimo aveva benedetto quelle terre affinché fossero utilizzate per il bene comune del popolo e non per l'opulenza di pochi e la miseria di molti; desiderano esprimere liberamente le loro opinioni e contribuire al buon governo dei loro Paesi senza che il dibattito pubblico venga sequestrato da tiranni sanguinari che impegnano ossessivamente i loro popoli in imprecazioni e minacce contro il "Grande Satana" americano e contro l'«entità sionista» per distrarli dai problemi interni. Questi giovani hanno finalmente capito che la causa della loro miseria materiale e della loro arretratezza spirituale non sta a Washington né a Gerusalemme o Tel Aviv, ma nelle loro capitali, nei loro palazzi presidenziali e nelle loro regge, non si chiama Bush o Obama o Netanyahu ma Ben Alì, Mubarak, Saleh, Khalifa, Assad e Nasrallah, Khamenei e Ahmadinejad. Hanno compreso che i regimi da cui sono stati oppressi per decenni si reggono solo sulle fragili fondamenta della loro paura di buttarli giù. E hanno deciso di dire: BASTA!

Cosa ci riserva il futuro? Noi mondialisti, ormai lo sapete, preferiamo fare la Storia eseguendo i decreti dell'Altissimo piuttosto che scriverla, e pertanto non ci avventuriamo in previsioni. Ci limitiamo a constatare quanto sta accadendo sotto i nostri, sotto i vostri occhi: proprio oggi in Cina il regime comunista ha messo agli arresti più di 20 avvocati e attivisti in favore dei diritti umani per tentare vanamente di impedire che alcuni giovani, accordatisi tramite forum e social networks, si radunassero in una piazza di Pechino e lanciassero sulla folla e sui giornalisti appositamente convocati mazzi di gelsomini a simboleggiare la volontà di imitare i loro coetanei di Tunisi. L'Onda della libertà ha ormai valicato anche la Grande Muraglia, e non servirà a niente bloccare sui motori di ricerca la parola "gelsomino" (è accaduto davvero) e tutte le notizie su Tunisia, Egitto, Yemen, Iran e dintorni. L'unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale federale, liberale e democratico procederà inarrestabile, perché essa costituisce la risposta al desiderio profondo di ogni uomo e donna di vivere in libertà, giustizia e pace con tutti i suoi simili.

ADVENIT NOVUS ORDO SECLORUM

E PLURIBUS UNUM

annuit coeptis

 

 

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