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gino strada, il talebano italiano smascherato

 

 

(11/4/2010)  Il giornalismo anglosassone segue un metodo espositivo che purtroppo non trova ancora molti adepti in Italia: i fatti separati dalle opinioni. Noi mondialisti, in ossequio a questa augusta tradizione, vogliamo qui riferirvi distintamente fatti e opinioni intorno all'evento che oggi occupa le prime pagine di giornali, telegiornali e siti Internet: il complotto di Emergency.

 

IL FATTO: Ieri, 10 aprile, reparti delle forze di sicurezza afghane, supportati da soldati inglesi del contingente Isaf, sono entrati nell'ospedale di Emergency a Lashkargah, capoluogo della provincia di Helmand, hanno trovato in un magazzino un nutrito arsenale composto di pistole, proiettili, granate e due cinture esplosive, e hanno arrestato nove operatori dell'organizzazione, di cui tre italiani (un chirurgo, un infermiere e un tecnico della logistica) e sei afghani (fra i quali un traduttore e un magazziniere). Il portavoce del governo della provincia ha riferito ai mezzi di informazione che l'operazione è avvenuta in seguito a una "soffiata" ricevuta più di un mese fa, relativa a un progetto dei talebani di assassinare il governatore locale. Il piano omicida doveva svolgersi in due fasi: in un primo momento un kamikaze avrebbe tentato di uccidere il governatore in un luogo pubblico durante una cerimonia ufficiale; se avesse fallito, sarebbero entrati in azione i suoi complici all'interno della struttura di Emergency, nella quale il governatore si sarebbe prevedibilmente recato per visitare i feriti del primo attentato. In caso di successo, la ricompensa promessa dai talebani agli arrestati era di 500mila dollari. In seguito alla "soffiata", le forze di sicurezza afghane hanno tenuto d'occhio per più di un mese il magazziniere, e quando i talebani hanno portato le armi nell'ospedale lo hanno interrogato, ottenendo la sua confessione e i nomi dei suoi complici afghani e italiani. Oggi, dopo che si era diffusa la notizia degli arresti, centinaia di civili afghani hanno circondato l'ospedale di Emergency a Lashkargah, accusando il personale di essere complice dei talebani e di mettere in pericolo la sicurezza della popolazione e chiedendo alle autorità la chiusura della struttura.

 

L'OPINIONE: Chi ci segue da anni certamente sa già cosa pensiamo di Gino Strada, il fondatore di Emergency, organizzazione pseudoumanitaria che sostiene di voler prestare soccorso a tutti  i feriti in Afghanistan «senza distinzioni tra le parti in conflitto», ma che di fatto è stata più volte accusata di sostenere copertamente i fondamentalisti talebani; lo stesso Gino Strada che per ottenere la liberazione di un suo uomo di fiducia, l'afghano Rahmatullah Hanefi arrestato dai servizi di sicurezza di Kabul per aver chiesto ai talebani di sgozzare la guida e l'interprete del giornalista di "Repubblica" Daniele Mastrogiacomo, i giusti Sayed e Adjmal, chiuse tutti gli ospedali di Emergency in Afghanistan lasciando morire senza cure per giorni centinaia di uomini, donne e bambini. Oggi, davanti alla notizia qui sopra riferita, davanti alle innegabili prove rappresentate dal ritrovamento di un arsenale adatto a un attentato di terroristi suicidi all'interno di una struttura ospedaliera, non possiamo non confermare il nostro disprezzo assoluto e la nostra condanna senza appello nei confronti di un individuo che si proclama superbamente "super partes", ma che di fatto non ha mai perso occasione di criticare l'intervento militare umanitario dell'Occidente - volto, lo ricordiamo, a liberare il popolo afghano dalla dura schiavitù imposta dal regime dei fondamentalisti talebani del mullah Omar, assassini di donne, distruttori di monumenti millenari come i Buddha giganti di Bamiyan, complici dell'arciassassino Osama Bin Laden autore dei massacri dell'11 settembre 2001 a New York e Washington -, di bollare i bravi ragazzi americani, inglesi e anche italiani come «forze di occupazione», di farsi portabandiera di un pacifismo «senza se e senza ma» che è oggettivamente al servizio dei nemici dell'Occidente, di quanti vogliono imporci Allah come unico dio e il Corano come unica legge, di quanti vogliono distruggere ogni libertà (a cominciare dalla libertà di religione), schiavizzare le donne dentro la prigione del burqa e trasformare i bambini in kamikaze e tagliagole.

Pertanto auspichiamo che l'indagine promossa dalle forze di sicurezza afghane sia «rigorosa e spedita» come è stato promesso, e che tutti gli arrestati, se trovati innocenti, vengano liberati; ma se trovati colpevoli, chiediamo che vengano puniti con la massima durezza, secondo quanto prevede la legge afghana, e che si faccia piena luce su tutta la struttura di supporto ai terroristi che per troppi anni ha agito sotto la copertura di una organizzazione "umanitaria". Per il momento registriamo con soddisfazione che la popolazione afghana, dopo aver sopportato per tanti anni l'«umanitarismo» fazioso degli uomini di Emergency, ne chieda oggi l'espulsione dal paese. Il regno di terrore ideologico di Gino Strada, forse, è giunto al capolinea.

Eye of God

annuit coeptis

 

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