Invasione dell'Ucraina, per Putin è l'inizio della fine

 

 

(2/3/2014) Dopo la fuga da Kiev del piccolo tiranno Yanukovich e la proclamazione di un nuovo governo liberale e democratico, il Grande Tiranno Putin ha deciso di gettare la maschera e di mostrare a tutto il mondo la sua arroganza imperialistica: in queste ore 28.000 soldati russi, con centinaia di carri armati, hanno invaso l'Ucraina orientale; decine di aerei ed elicotteri da trasporto di Mosca hanno sbarcato truppe nei principali aeroporti della Crimea, prendendone il controllo; una base radar, un centro di addestramento della Marina ucraina e varie caserme della Guardia frontaliera di Kiev sono state occupate da reparti paramilitari al soldo di Putin, i quali hanno requisito le armi e minacciato i soldati ucraini per "persuaderli" a passare dalla parte del governo-fantoccio da essi insediato a Sebastopoli e Simferopoli.

Il piano del cekista Putin è chiaro ed evidente a tutti: prima ha sobillato la rivolta degli ucraini filorussi orientali, spingendoli a occupare le sedi delle amministrazioni locali e concedendo loro prontamente la cittadinanza russa; adesso, con la scusa di voler "difendere la vita dei cittadini russi in Ucraina dagli attacchi dei nazisti" - un argomento che fa sempre presa sulla stolta opinione pubblica della Vecchia Europa, molto sensibile (giustamente) nei confronti del nazifascismo, ma pronta sempre a chiudere entrambi gli occhi di fronte ai soprusi compiuti da Mosca - egli si sta preparando ad annettere l'intera Ucraina orientale alla Federazione Russa, e a tal scopo la Duma sta "casualmente" discutendo una proposta di legge che renderà più facile per il governo russo l'annessione di nuovi territori anche senza un trattato internazionale.

Noi mondialisti non riponiamo eccessiva fiducia nella cosiddetta "comunità internazionale": finora il vile Barack Hussein Obama ha reagito soltanto con blande parole di condanna e con la minaccia di non partecipare al G8 di Sochi del prossimo giugno, ma non sembra abbia alcuna intenzione di impegnare la forza militare degli Stati Uniti d'America nella difesa dell'integrità territoriale e della libertà di un Paese che i media filoputiniani d'Occidente dipingono in coro come facente parte del "cortile di casa" del Cremlino, pertanto è molto probabile che, dopo alcune riunioni straordinarie dell'Onu (dove Mosca eserciterà il suo diritto di veto), della Nato e dell'Unione Europea, tutti accetteranno il fatto compiuto così come nel 2008 hanno accettato l'invasione della Georgia e l'annessione de facto alla Russia di Abkhazia e Ossezia del Sud. Del resto l'Occidente non ha forse sopportato senza batter ciglio l'invasione dell'Ungheria nel 1956 e della Cecoslovacchia nel 1968, i massacri di civili innocenti, la repressione di governi espressione della volontà popolare? Allo stesso modo, purtroppo, gli uomini e le donne del nobile popolo di Ucraina, che hanno combattuto per mesi in piazza Maidan in nome dell'idea di Europa come patria di libertà e democrazia, da quella Europa, dimentica del suo glorioso passato, e dall'America, incatenata dal pifferaio maligno Obama, si apprestano a essere traditi, abbandonati a un triste destino di invasione, occupazione brutale, repressione, terrore e morte.

È la fine del sogno di un'Ucraina libera e democratica, allora, direte voi? Dobbiamo forse rassegnarci a veder trionfare la violenza sulla ragione, l'arroganza sul diritto, la prepotenza sull'innocenza? No, cari lettori, no. La disperazione appartiene solo a chi non ha lo sguardo lungo di noi mondialisti, a chi vede solo il qui-e-ora e non ricorda quanto è successo l'altro ieri, figuriamoci vent'anni fa. Chi, come noi mondialisti, è abituato a leggere gli avvenimenti del presente inquadrandoli nella prospettiva storica della guerra in corso da cinque secoli tra l'esercito del Mondialismo e la masnada assassina dell'Antimondialismo, riconosce nell'invasione dell'Ucraina in corso in questi giorni la ripetizione dei tentativi compiuti dall'Unione Sovietica di mantenere il potere usando il pugno di ferro; e comprende che, come la repressione delle rivolte di Budapest e Praga non riuscirono a salvare il regime totalitario comunista sovietico dal crollo e dallo smembramento dell'Impero del Male nel 1991, così oggi la repressione della rivolta di Kiev non salverà il regime menzognero e assassino di Putin da una fine ormai vicina. La Storia, maestra di vita spesso inascoltata ma sempre vincente, insegna che il futuro appartiene alla Libertà, alla Democrazia e ai Diritti dell'Uomo, non alla schiavitù, alla tirannide e alla barbarie; che tutti i regimi illiberali, tirannici e totalitari sono sempre prima o poi crollati miseramente, sopraffatti dall'arretratezza tecnologica, dalla miseria economica e dall'anelito di libertà dei propri sudditi; che il genere umano si sta muovendo, lentamente ma irresistibilmente, verso l'unificazione in un solo Stato mondiale che riconoscerà e proteggerà i diritti di ogni uomo e di ogni donna a prescindere dalla sua etnia, dalla sua religione, dalla sua condizione sociale e dalla sua ideologia.

Per questo noi mondialisti continueremo a combattere, con la parola e con le opere, al fianco del nobile popolo ucraino oggi minacciato, così come del popolo russo oppresso dal Grande Tiranno Putin, del popolo cinese che geme e soffre sotto il tallone dei mandarini comunisti, dei popoli islamici schiacciati da tiranni laici e ayatollah pedofili, dei popoli africani e latinoamericani impoveriti da dittatori corrotti e assassini, dei popoli europei tentati di diventare i servizievoli banchieri di tutti i tiranni; certi come siamo, che tutti questi regimi tirannici, illiberali e totalitari, laici e teocratici, crolleranno e finiranno nella polvere come è avvenuto per la Germania nazionalsocialista, per l'Unione Sovietica, per la Serbia nazionalcomunista di Slobodan Milosevic e per la Libia di Muhammar Gheddafi, e che presto, molto presto, tutto il genre umano sarà unito nell'Impero mondiale che assicurerà pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. Il fatto che oggi, a Mosca, un centinaio di persone si siano riunite per protestare contro l'invasione dell'Ucraina, ci conferma nella nostra convinzione: per il regime di Putin questo ennesimo crimine sarà l'inizio della fine.

 

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

 

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