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bisogna fermare PUTIN. subito

 

(8/8/2007) Da alcuni mesi il capo del Cremlino, l’ex agente del Kgb Vladimir Putin, sta dimostrando di essere, se possibile, ancora più pericoloso per la pace e la libertà dell’Occidente di un Bin Laden.

Dapprima ha scatenato un’offensiva mediatica, diplomatica e militare contro il progetto statunitense di costruire uno “scudo spaziale” anti-missili balistici mediante il dispiegamento in Polonia e nella Repubblica Ceca di postazioni radar di allerta e batterie di missili intercettori. Un’offensiva iniziata denunciando tale progetto, contemporaneamente, come «inutile», in quanto situato in una posizione tale da non poter fermare i missili eventualmente lanciati dall’Iran, e come «pericoloso elemento di destabilizzazione dell’equilibrio strategico in Europa»; una accusa che rivela soltanto il timore della Russia di vedersi togliere dalle mani la “pistola” nucleare con cui da cinquanta anni tiene sotto ricatto i governi europei, come è dimostrato dalla successiva minaccia di puntare nuovamente i suoi missili a lungo raggio contro le città del Vecchio Continente. Anche la decisione di ritirarsi unilateralmente dal Trattato per la riduzione delle forze convenzionali in Europa rientra nella tattica di minacciare i popoli d’Europa affinché restino, come sono da mezzo secolo, “servi di due padroni”: alleati degli Stati Uniti d’America, ma con un orecchio attento a cogliere i diktat del temibile vicino.

In un secondo tempo, Putin ha portato avanti quella strategia di sterminio feroce di ogni forma di dissidenza iniziata con l’uccisione di moltissimi giornalisti indipendenti, fra i quali la famosa Anna Politkovskaja, e di numerosi dissidenti: dopo l’ex colonnello del Kgb Alexander Litvinenko, stroncato da un tè al polonio, è stata la volta di Yuri Golubev, uno dei fondatori di Yukos (la società petrolifera che minacciava di scalfire il monopolio energetico, e il conseguente potere ricattatorio, del colosso statale Gazprom, fatta a pezzi dopo che il suo presidente Mikhail Khodorkovskij è stato imprigionato in Siberia con false accuse). Un altro sicario mandato dal Cremlino, lo scorso giugno, stava per eliminare Boris Berezovski, il leader dell’opposizione democratica anch’egli in esilio a Londra: gli aveva dato appuntamento all’Hotel Hilton di Park Lane, spacciandosi per un amico, e si era portato dietro un ignaro bambino, probabilmente per coprirsi la fuga dopo aver piantato una pallottola nella testa della sua vittima; ma questa volta i servizi segreti britannici sono stati più veloci, e il piano di morte è stato sventato.

La rabbia del cekista Putin si è quindi scatenata contro la Gran Bretagna, colpevole di dare asilo a una folta comunità di 250mila russi che si oppongono alla deriva autoritaria del loro paese dopo i progressi e le speranze suscitati dal governo del mite Eltsin, e più in generale di essere la testa di ponte degli Stati Uniti d’America sulla sponda orientale dell’Atlantico. Dapprima la Russia ha rifiutato di consegnare alle autorità inglesi Andrei Lugovoi, il doppiogiochista accusato di aver avvelenato Litvinenko con il polonio; e qualche giorno dopo due bombardieri Tupolev 95 “Orso”, capaci di sganciare fino a 16 testate nucleari, si sono pericolosamente avvicinati allo spazio aereo britannico, come non accadeva dai tempi della Guerra Fredda; due caccia Tornado, partiti dalla base di Leeming, li hanno “agganciati” coi loro radar di attacco, e solo allora gli “Orso” hanno fatto dietrofront e sono tornati alla loro base di Murmansk. La dichiarazione del genrale Zelin, capo dell’aviazione russa, è raggelante per la sua ipocrisia: «I nostri aerei stavano effettuando voli regolarmente pianificati su acque neutrali»; ogni commento è superfluo...

Gli ultimi due episodi hanno definitivamente colmato la misura. La sera di lunedì 6 un caccia Su-24 è penetrato nello spazio aereo della Georgia, repubblica ex-sovietica che dopo la cacciata di Shevardnaze si è avvicinata agli Usa, e ha sganciato una bomba da 700 Kg, per fortuna non esplosa, su un villaggio a 65 chilometri dalla capitale, vicino alla provincia dell’Ossezia del Sud che da anni lotta con l’aiuto di Mosca per la secessione e il congiungimento con la Russia. Le autorità di Tbilisi hanno convocato l’ambasciatore russo Kovalenko ed espresso la loro ferma protesta; Mosca ha malamente negato di aver invaso lo spazio aereo georgiano e di aver sganciato bombe, ma è stata sbugiardata dalle registrazioni dei tracciati radar esibiti alla stampa dal Ministero degli Esteri della Georgia. La scorsa notte, infine, un portavoce della Marina ha riferito che la Russia ha portato a termine positivamente il test di un nuovo tipo di missile balistico a lungo raggio di tipo “Sineva”, lanciato da un sottomarino nucleare in navigazione nell’Oceano Pacifico.

Questa escalation di attentati e provocazioni dimostra la crescente volontà del dittatore russo di innalzare la tensione con gli Stati Uniti d’America e con tutto l’Occidente. Se si aggiungono il sostegno a regimi tirannici come l’Iran del folle Ahmadinejad e il Venezuela di Chávez, cui sta fornendo tecnologia missilistica e nucleare, e il rifiuto di isolare i terroristi di Hamas, se ne deve concludere che gli obiettivi perseguiti da Putin in politica estera sono tre, e tutti inquietanti: ricostituire l’egemonia russa sui paesi un tempo membri dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia; aumentare l’influenza di Mosca sull’Europa occidentale attraverso un’alternanza di minacce e offerte di forniture di petrolio e gas; innalzare la tensione in tutte le aree “calde” del mondo allo scopo di tenere alto il prezzo dei combustibili fossili, riempire le casse dello Stato e indebolire il prestigio degli Stati Uniti d’America, ponendosi come alfiere di un mondo “multipolare” in cui la resistenza all’espansionismo Usa è la foglia di fico dietro cui si nasconde la pretesa di tutti i dittatori, comunisti o islamisti, di essere lasciati liberi di opprimere i loro sudditi in casa propria.

Per questo motivo l’Associazione Internazionale “New Atlantis for a World Empire” e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, in applicazione di quanto già enunciato nel Manifesto programmatico del 3 aprile 2005, hanno fatto e faranno ogni sforzo per sostenere tutti gli oppositori liberali e democratici al regime autoritario del cekista Putin, al fine di abbattere il suo regno di terrore e morte e restituire la Russia all’Occidente, all’amicizia con gli Stati Uniti d’America, terra di libertà e guida del movimento per la creazione dell’Impero mondiale.

 

ANNUIT COEPTIS

 

 

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