Elezioni 2012, L'America deve scegliere:

o la gloria con Romney, o l'oblio con obama

 

 

(28/9/2012) Noi mondialisti lo avevamo detto già nel 2009 (vedere il nostro editoriale "Obama è un incapace, la salvezza verrà da Israele"): già da allora avevamo segnalato che appena una settimana dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Barack Hussein Obama aveva annunciato il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq a partire dal 2010, decretato la chiusura del carcere di Guantanamo con la conseguente liberazione di migliaia di terroristi e fiancheggiatori di Al Qaeda, e proibito ai funzionari che lavorano per le agenzie di sicurezza nazionale di usare l'espressione "guerra al terrorismo" e di qualificare i nemici degli Stati Uniti d'America come terroristi; che due mesi dopo aveva inviato il nuovo segretario di Stato Hillary Clinton  a promettere ai mandarini del Partito Comunista di Pechino «non lasceremo che le nostre divergenze sui diritti umani ci impediscano di collaborare alla soluzione di vari problemi, come il riscaldamento globale», cioè che per lui la sorte di due pinguini e quattro orsi polari era più importante della sorte di due miliardi di cinesi oppressi dal comunismo, del Tibet occupato, di Taiwan, del Giappone e della Corea del Sud continuamente minacciati; e che nel giugno 2009, con il discorso della "mano tesa" al Cairo, aveva cancellato la dottrina della esportazione della democrazia del suo grande predecessore George Walker Bush - quantum diversus ab illo! - e assicurato ai tiranni di Teheran e Damasco che gli Stati Uniti d'America non avrebbero mai appoggiato movimenti di opposizione tesi a scalzarli dai loro troni di sangue. Tutti gli eventi accaduti in seguito non hanno fatto altro che confermarci nella nostra convinzione: Barack Hussein Obama è il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti d'America, un individuo non soltanto imbelle e vile, ma addirittura un filoislamico traditore del suo stesso popolo, dell'Occidente e di tutto il mondo libero.

Poco dopo il discorso del cairo, Barack Hussein Obama è intervenuto presso il governo israeliano per bloccare un attacco aereo, previsto per l'11 giugno, contro gli impianti nucleari iraniani nei quali il folle Ahmadinejad prepara la Bomba con cui vuole cancellare Israele dalle carte geografiche e affrettare il Giorno del Giudizio. Il 5 novembre di quello stesso anno il maggiore di origine palestinese Malik Nidal Hasan, psicologo (sic!) nella base militare di Fort Hood, ha ucciso 13 suoi commilitoni e ne ha feriti 31, ma Barack Hussein Obama si è rifiutato di riconoscerlo come terrorista islamico e ha ordinato ai mass media di tacere il fatto che era di religione musulmana. Il 1° maggio 2010 Faisal Shahzad, un americano di origine pakistana addestrato dal gruppo terrorista Tehrik-e-Taleban nei campi del Waziristan (la regione tribale al confine tra Pakistan e Afghanistan), ha piazzato un'autobomba a New York, nei pressi di Times Square, solo la prontezza di riflessi di un venditore ambulante ha permesso di evitare una strage, mentre l'attentatore è riuscito a mettere nel sacco per ben 53 ore l'Fbi, il Dipartimento di Stato e l'antiterrorismo, riuscendo addirittura a imbarcarsi su un volo diretto negli Emirati Arabi prima di essere arrestato in extremis; ebbene, cosa ha fatto Barack Hussein Obama? Lo ha forse fatto rinchiudere nel supercarcere di Guantanamo, come faceva il suo grande predecessore George Walker Bush con i "nemici combattenti" degli Stati Uniti d'America, americani o stranieri che fossero? No, ha deciso di farlo processare da un tribunale civile, offrendogli tutte le garanzie dello Stato di diritto, a cominciare dall'assistenza di un avvocato, e soprattutto una ribalta mediatica da cui l'infame ha incitato alla "guerra santa" contro il Paese che lo aveva ben pasciuto e gli aveva dato la possibilità di diplomarsi in informatica e business administration!

Nel 2011 Barack Hussein Obama ha proibito alla Cia, all'Fbi e a tutte le autorità investigative americane di porre domande alle persone indagate per atti di terrorismo in merito alla loro fede religiosa, cosicché gli investigatori non possono più basarsi sull'appartenenza all'Islam di un sospetto terrorista per cercare complici e mandanti. Come se non bastasse, ha istituito un comitato, i cui membri non sono ufficialmente noti (ma in realtà sono membri di organizzazioni islamiche jihadiste con base negli USA), per sottoporre a censura tutti i programmi per la formazione di poliziotti e agenti segreti, in modo da "educarli" a non prendere in considerazione alcun legame tra l'Islam e il terrorismo.

Da quattro anni Barack Hussein Obama sta usando tutta la sua consumata abilità oratoria per narcotizzare l'opinione pubblica americana e convincerla che il terrorismo islamico non costituisce un pericolo. I suoi discorsi sono una sequela di mantra del tipo "i Fratelli Musulmani sono principalmente un movimento laico”, “l’Iran può essere convinto per via diplomatica a fermare l’arricchimento dell’uranio”, "non vi è alcuna prova dell’esistenza di un programma militare nucleare in Iran”, "l’Islam è una religione di pace”. Barack Hussein Obama non ha mosso un dito per aiutare i giovani iraniani dell'Onda Verde scesi nelle piazze per protestare contro la rielezione-farsa del folle Ahmadinejad, come non sta muovendo un dito oggi per salvare dalla tortura e dalla morte il popolo di Siria. I fondamentalisti islamici hanno atrocemente assassinato l'ambasciatore americano in Libia, ma Barack Hussein Obama, invece di vendicarlo, si è scusato con gli islamici per il film "blasfemo" su Maometto e ha fatto prontamente arrestare il regista colpevole di aver raccontato la verità, ossia che Maometto era un pedofilo che aveva rapporti sessuali con bambine di 9 anni e un despota sanguinario.

Infine, Barack Hussein Obama non soltanto è il primo presidente degli Stati Uniti d'America ad essersi categoricamente rifiutato di recarsi in visita in Israele; non soltanto ha rifiutato per due volte di incontrare il primo ministro di Gerusalemme Benjamin Netanyahu che lo implorava di fissare all'Iran una "linea rossa" da non superare nell'arricchimento dell'uranio pena un attacco preventivo congiunto israelo-americano; ma pochi giorni fa, all'Onu (Organizzazione Non Utile, anzi dannosa, essendo ormai prona ai diktat di tutti i tiranni e dittatori del pianeta), ha definito sprezzantemente l'allarme lanciato da Netanyahu circa il pericolo di un nuovo Olocausto come "noise", rumore, solo un fastidioso rumore di sottofondo!

Di fronte a queste prove inoppugnabili, che dire di un popolo, come quello degli Stati Uniti d'America, che un simile individuo ha non solo scelto quattro anni fa, ma che adesso, a detta dei sondaggi, si appresta a rieleggerlo? La storia umana ha conosciuto molti casi in cui un popolo inizialmente fiero e orgoglioso, dopo secoli di conquiste vittoriose, si è ripiegato su se stesso, è declinato ed è infine scomparso dalla scena del mondo: è il caso dei Persiani, che dopo aver fondato il primo impero cosmopolitico della storia decaddero a causa dell'arbitrio dei loro mille satrapi e furono sostituiti dai Macedoni; è il caso di Alessandro Magno, che riuscì a fondere greci e barbari, ma il cui regno fu smembrato dai successori; è ancora il caso dei Romani, i quali seppero unire in una sola civitas la Britannia e l'Egitto, la Spagna e la Mesopotamia, ma poi, adagiatisi sugli allori e dedicatisi a crapule e intrighi di corte, sazi e disperati, non seppero difendere le loro frontiere dalle orde barbariche che infine li travolsero facendo regredire la civiltà in Europa e nel bacino del Mediterraneo per 1.500 anni.

Pertanto noi mondialisti non ci scandalizzeremmo se gli Stati Uniti d'America, il prossimo 6 novembre, decidessero di seguire ancora il pifferaio Barack Hussein Obama che li sta portando nel baratro, così come non saremmo demoralizzati se il testimone della difesa e della promozione nel mondo di Libertà, Democrazia e Diritti Umani dovesse restare affidato al solo Stato di Israele. È stata infatti l'ispirazione profetica veterotestamentaria dei primi Padri Pellegrini a forgiare lo spirito di tolleranza che ha fatto grande il popolo americano, a fondare le sue istituzioni sul diritto inalienabile di ogni essere umano alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità; è stato il contributo intellettuale e morale degli Ebrei emigrati dall'Europa sottomessa al nazifascismo a impedire che gli Stati Uniti d'America si trasformassero in un popolo di gretti razzisti wasp, a farne la democrazia aperta e progressista che ha sconfitto l'Asse del Male Roma-Berlino-Tokio e ha contenuto per cinquant'anni l'avanzata planetaria del comunismo; è stato Israele a rappresentare, dal 1948 ad oggi, l'avamposto in mezzo alle monarchie fondamentaliste e alle dittature nazicomunisteggianti del Medio Oriente della libertà, della democrazia e del progresso materiale e spirituale di un Occidente che troppo spesso lo ha ricambiato con disprezzo e indifferenza; è stato Israele ad affrontare vittoriosamente cinque guerre, due "intifade", gli Scud di Saddam Hussein, i missili di Hamas e di Hezbollah e una catena senza fine di attentati terroristici in ristoranti, discoteche e autobus, il tutto senza rinunciare alle proprie istituzioni democratiche, senza comprimere i diritti civili e politici dei cittadini israeliani di religione musulmana e cristiana che pure troppo spesso collaborano con il nemico.

Se il popolo degli Stati Uniti d'America, dunque, non mostrerà la volontà di risollevarsi dall'abisso di miseria materiale e spirituale in cui si è volontariamente gettato negli ultimi quattro anni, se non caccerà dalla Casa Bianca l'imbelle, vile e filoislamico Barack Hussein Obama e non si darà un Comandante in Capo degno di questo nome, per difendere il diritto all'esistenza di Israele e combattere la buona guerra del Signore Dio Onnipotente contro tutti i tiranni e i dittatori laici e teocratici, se non si impegnerà con tutte le proprie forze al fine di abbattere l'Asse del Male Mosca-Pechino-Teheran, allora per gli Stati Uniti d'America sarà venuto il tempo del tramonto ineluttabile, il tempo di scomparire, di finire nella pattumiera della Storia per la sua indegnità e viltà; e in tale sfortunata evenienza, toccherà al popolo di Israele, avamposto dell'Occidente libero e democratico in un Medio Oriente schiavo di ayatollah e dittatori, difendere con l'aiuto di Dio la propria esistenza, combattere per liberare il mondo dall'oppressione nazi-comu-islamica, e acquisire gloria eterna portando a compimento il sacro compito di fondare l'Impero mondiale e di assicurare pace, prosperità, libertà e giustizia per ogni essere umano, a prescindere dal suo sesso, dalla sua etnia, dalla sua religione e dal suo luogo di nascita. Perché, come sta scritto nel Vangelo, «la salvezza viene dai Giudei».

Templar SignCoat of arms of Israel

DIO BENEDICA ISRAELE, DOLCE TERRA DI LIBERTA' !

VIVA L'IMPERO MONDIALE VENTURO !

annuit coeptis

 

 

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