TRIPOLI LIBERATA DAL TIRANNO. PROSSIMA TAPPA: DAMASCO!

 

 

(28/8/2011) La città di Tripoli, capitale della Libia, festeggia ormai da giorni la liberazione dall'infame regime del colonnello Gheddafi: le ultime sacche di resistenza dei mercenari vengono demolite in una strenua lotta casa per casa, i prigionieri politici che gli sgherri del rais non hanno fatto in tempo a massacrare e bruciare vengono liberati dalle carceri, il dittatore e i suoi figli sono in fuga. Forse potranno rifugiarsi ancora per qualche mese in un cunicolo sotterraneo come topi, come mafiosi siciliani, come vermi che temono la luce del sole; o forse scapperanno in Algeria, paese illiberale proprio come era la Libia, o in Venezuela dal suo compagno di massacri Chavez, o alla corte di qualche tirannello africano o asiatico, ma non importa: anche Annibale, dopo aver dato tanto filo da torcere a Roma ed aver vagato di regno in regno, alla fine restò senza protettori e non poté far altro che suicidarsi.

Oggi l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, festeggiano per la caduta di un'altra tessera del domino mediorientale. Quando, alla fine del 2010, demmo inizio all'operazione "Snow on the Sahara", alcuni dei nostri dubitavano che si potesse andare oltre qualche manifestazione di massa repressa nel sangue e qualche timida riforma; il progetto delineato dal nostro Direttore Generale Andrea Zuckerman - provocare il crollo, uno dopo l'altro, di tutti i regimi tirannici dal Marocco all'Iran mediante lo scatenamento di proteste e sollevazioni popolari appoggiate da interventi militari esterni - sembrava troppo audace anche a quanti di noi avevano studiato a memoria i piani analoghi messi in atto dai nostri predecessori prima nel Giappone di metà '800 e poi in Turchia con la vittoriosa rivoluzione di Mustafa Kemal Ataturk. Ebbene, oggi possiamo dire che le previsioni del nostro Chief Director si stanno realizzando sotto i nostri occhi, giorno dopo giorno: dopo l'esilio di Ben Alì, dopo la deposizione di Mubarak, adesso tocca a Muammar Gheddafi, dopo 42 anni, lasciare il suo trono grondante di sangue; il sangue dei passeggeri degli aerei da lui fatti esplodere o dirottati, il sangue dei soldati americani che morirono nella discoteca "La Belle" di Berlino Ovest per una bomba collocata dai suoi sicari, il sangue degli oppositori assassinati nelle strade di Roma con la tacita complicità degli imbelli Italiani (quegli stessi Italiani che avevano favorito la sua ascesa al potere), il sangue degli abitanti del Ciad cui fece guerra per esportare la sua abietta "rivoluzione verde". Tutto questo sangue ora grida dalla terra vendetta al Giudice delle anime e dei corpi, e certamente quel grido non resterà inascoltato.

Oggi noi mondialisti festeggiamo la caduta di un altro regime nemico di Libertà e Democrazia, e ridiamo: ridiamo del patetico primo ministro italiano Berlusconi che a Parigi aveva annunciato l'inizio dei bombardamenti francesi sulle truppe gheddafiane in marcia verso Bengasi con la faccia afflitta di chi ha appena perduto un amico fraterno; ridiamo dei Belpietro, dei Feltri, dei Sallusti, dei Ferrara, di tutti gli alfieri dell'Occidente a corrente alternata, di tutti quelli che "la guerra a Saddam va bene, quella a Gheddafi no perché ci dà il petrolio e ci toglie dai piedi i clandestini"; ridiamo dei Sergio Romano, di tutti quelli che paventano un emirato islamico sulla "quarta sponda", di tutti i corsivisti di "Corriere", "Giornale" e affini che raccontano compunti delle "fucilazioni in piazza" e di come "la gente inizia a rimpiangere Gheddafi", di tutti i pappagalli del "si stava meglio quando si stava peggio" e del "quando c'era lui, caro lei..."; ridiamo di tutti i no-global, complottisti e gli eurasisti che strepitano contro l'«assalto delle demoplutocrazie giudaico-massoniche atlantiste al cuore dell'Eurasia». Noi ridiamo di tutti questi nostalgici del fascismo e del nazismo che si inginocchiano davanti a ogni esibizione di forza bruta, ridiamo di questi ruderi di un passato di genocidi i quali, come il guerriero di un famoso poema, "del colpo non accorti/ancor combattono e son morti". Ridiamo perché, come ha insegnato il grande epistemologo Thomas Kuhn, le rivoluzioni, tanto nelle scienze quanto nella politica e nella società, si compiono quando i difensori del vecchio modo di pensare si estinguono per motivi anagrafici e vengono sostituiti da giovani che impongono un pensiero nuovo, una politica nuova, una società nuova. Oggi tutto questo sta avvenendo nel mondo islamico, e noi non possiamo che esserne felici. Il vecchio mondo arabo delle dittature nazislamiche e delle monarchie oscurantiste sta crollando pezzo dopo pezzo; quello che verrà, tra le inevitabili cadute e riprese, sarà un autentico progresso per centinaia di milioni di esseri umani ai quali finora era stato raccontato che Israele e l'America erano la causa dei loro problemi, della loro povertà, della loro arretratezza spirituale, e che adesso hanno deciso di farla finita con le menzogne e di prendere in mano il loro destino.

L'operazione "Snow on the Sahara" proseguirà: in Siria sono ormai 3.000 i morti a causa della brutale repressione portata avanti dal vile Assad con l'aiuto dei suoi padrini di Teheran. La Siria ormai può contare solo sul folle Ahmadinejad; per il resto ha tutto il mondo contro, l'Unione Europea, gli Stati Uniti d'America, l'Onu, perfino la Turchia e gli altri paesi arabi si vergognano di essere accostati ad Assad. Il crollo del regime siriano priverebbe l'Iran di uno sbocco strategico sul Mediterraneo, libererebbe Israele dalla tenaglia di Hezbollah e Hamas, e porrebbe le basi per una ripresa dell'Onda Verde al fine di abbattere finalmente il crudele regime degli ayatollah. Avanti tutta, dunque: prossima tappa Damasco, per abbattere tutti i tiranni, costruire l'Impero mondiale e assicurare pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti!

annuit coeptis

 

 

*****************************************************************************

 

Indietro