il "dialogo chiesa-islam" come l'asse roma-berlino?

 

 

(15/11/2010) Il 12 settembre 2006 nell'aula magna dell'Università di Ratisbona l'ex professore di teologia Joseph Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI, teneva una lectio magistralis sull'unità feconda tra fede e ragione che sta a fondamento dell'Occidente greco-ebraico-cristiano, nella quale citava una frase che un colto imperatore bizantino, Manuele II Paleologo, aveva immaginato in una sua opera filosofica di rivolgere a un persiano: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava", spiegando poi tale affermazione in questo modo: «Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione, “σὺν λόγω”, è contrario alla natura di Dio».

Come certo saprete, questo passo della lezione scatenò sul Pontefice un diluvio di accuse di "islamofobia" da parte dei soliti pseudointellettuali politicamente corretti e gli attirò l'odio dell'intero mondo islamico: dalla Cisgiordania all'Indonesia, dal Cairo ad Ankara i musulmani reagirono all'insinuazione di essere irrazionali in modo, ovviamente, irrazionale, maledicendo il Papa, minacciando di ucciderlo, di conquistare Roma e di trasformare la Basilica di San Pietro in una moschea - uno sport che a loro piace molto, visto che in 1.400 anni lo hanno praticato con chiese cristiane, templi induisti e perfino con la tomba di Abramo a Hebron -, definendo Gesù Cristo "una scimmia appesa a una croce" e massacrando la missionaria italiana suor Leonella (che aveva dedicato la vita ad aiutare i somali), il sacerdote siro-ortodosso padre Amer Iskander (il cui corpo fu ritrovato con la testa staccata dal corpo e le braccia mutilate), il diplomatico UE in Marocco Alessandro Missir di Lusignano e sua moglie... Il Papa, allora, fece una mezza marcia indietro: si dichiarò "rammaricato" per le reazioni suscitate dal suo discorso e proclamò la necessità per la Chiesa del "dialogo" fra cristiani e musulmani, in quanto entrambi «adoratori del Dio unico, creatore del cielo e della terra», e di una loro comune azione contro il «secolarismo ateo e materialista».

Da allora Benedetto XVI e i suoi collaboratori, a cominciare dal segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone, hanno continuamente ripetuto questo mantra: cristiani e musulmani adorano un unico Dio, quindi sono fratelli, quindi devono andare d'amore e d'accordo e lottare insieme contro l'Occidente ateo e materialista che elimina il Sacro dal mondo; anche la lettera recentemente inviata dal Papa al folle Ahmadinejad, in risposta alla sua richiesta che la Santa Sede e la Repubblica islamica dell'Iran unissero i loro sforzi per fermare il secolarismo e «cambiare le strutture tiranniche che governano il pianeta», esprime la convinzione pontificia che «il rispetto della dimensione trascendente della persona umana sia una condizione indispensabile per la costruzione di un giusto ordine sociale e di una pace stabile». Peccato che i musulmani non abbiano dato loro ascolto: don Andrea Santoro, monsignor Luigi Padovese, gli stampatori di Bibbie assassinati in Turchia in questi ultimi anni sono solo la punta mediaticamente visibile di una montagna di cristiani che hanno pagato con la vita il rifiuto di convertirsi al falso dio Allah e al suo profeta sanguinario Maometto; una scia di sangue iniziata con i massacri di Otranto e Cipro nel 1500, continuato nel XX secolo con il genocidio degli Armeni da parte dell'ormai agonizzante impero ottomano, e che ultimamente sta raggiungendo un tragico acme con il massacro nella cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Bagdad dello scorso 31 ottobre e con la dichiarazione di al-Qaeda secondo cui "tutti i cristiani, ovunque si trovino nel mondo, e tutte le loro organizzazioni, a cominciare dal Vaticano, sono bersagli legittimi". Eppure, nonostante le immani sofferenze che i credenti nel Cristo patiscono da anni in tutto il Medio Oriente, il recente Sinodo dei vescovi di quella vasta regione ha censurato i pochi interventi volti a denunciare la sistematica persecuzione condotta dall'Islam e ha preferito puntare il ditino accusatore contro Israele, "colpevole" di aver costruito una barriera di sicurezza che ha praticamente azzerato le infiltrazioni di terroristi palestinesi dalla Cisgiordania e lo stillicidio di attentati che colpivano israeliani indifesi sugli autobus, nei ristoranti e nelle discoteche, nonché di difendersi dagli attacchi missilistici che partono da Gaza contro le sue città e i suoi villaggi.

Per il Papa e i vescovi non conta neppure il fatto statisticamente provato che Israele sia l'unico Stato del MO da cui i cristiani non fuggono, ma in cui anzi prosperano e si moltiplicano (sono passati dai 34.000 del 1949 ai 163.000 odierni, praticamente +379% in sessant'anni!), mentre in Turchia sono calati dai due milioni del 2007 a 85mila, in Libano si è passati dal 55 al 35% della popolazione, in Egitto la loro cifra si è dimezzata, in Siria dalla metà della popolazione si sono ridotti al 4%, in Giordania sono passati dal 18 al 2%, a Gaza sono rimasti in 3.000 sottoposti a continue persecuzioni e in Iran quasi non esistono più. Addirittura l'arcivescovo latino di Bagdad lo scorso 11 novembre, mentre il sangue dei suoi fratelli scorreva per le strade, ha peccato contro l'ottavo comandamento («Non pronunciare falsa testimonianza») affermando falsamente in una intervista al "Corriere della Sera" che «ai tempi di Saddam c'era più sicurezza», laddove la "Repubblica" del 15 novembre mostra chiaramente che i cristiani iracheni, da 1.300.000 nel 1991 (come correttamente riportato dal Corsera in una tabella), erano ridotti a 900.000 nel 2003, quindi un terzo di essi era fuggito all'estero già durante gli anni della dittatura del "buon" Saddam, ben prima che gli americani imperialisti abbattessero il suo regime!

Cosa spinge le gerarchie della Santa Sede a sacrificare anche la nuda verità delle cifre sull'altare del "dialogo islamo-cristiano"? Non certo la paterna preoccupazione di evitare ulteriori crudeltà verso i cristiani che vivono in terre a maggioranza musulmana (maggioranza peraltro, come ben sapete, storicamente costruita con la spada): ormai anche il cardinale più ingenuo dovrebbe aver compreso che tutti gli islamici, dai "fondamentalisti" che uccidono ai "moderati" che tacciono e finanziano, proseguono nella loro "pulizia religiosa" a prescindere dal fatto che la Chiesa si profonda in sorrisi e salamelecchi. Noi mondialisti, grazie ai contatti tenuti con personalità ecclesiastiche, possiamo darvi la risposta ufficiosa ma vera: per quanto possa apparirvi eccentrico, stupefacente, scandaloso, la risposta è che «sulla bilancia della Chiesa pesano molto di più i milioni di anime narcotizzate dal secolarismo in Occidente rispetto alle poche migliaia di morti ammazzati in Medio Oriente; quella che subiscono i cristiani in Occidente è una persecuzione molto più violenta di quella che subiscono da parte dei musulmani, anche se è una violenza "morbida" fatta di irrisione e disprezzo». Allucinante ma vero: ascoltando molti sacerdoti e vescovi non certo di primo pelo sembra di sentire le farneticazioni dei no-global che spaccano le vetrine di negozi e banche e le teste dei poliziotti che tentano di fermarli in nome della «legittima difesa nonviolenta contro la violenza del sistema capitalistico-mondialista che omologa tutto, che cancella le differenze, che vuole imporre il Pensiero Unico, bla-bla-bla», o i cinegiornali fascisti in cui Mussolini incitava alla guerra contro le «demoplutocrazie giudaico-massoniche», o le filippiche hitleriane contro la cultura «degenerata» degli Stati Uniti d'America e contro i giovani americani amanti del jazz e dello swing bollati come «selvaggi che si dimenano al suono di una musica negroide».

Sia chiaro: non diciamo questo per mancanza di rispetto verso la Chiesa e i suoi pastori. Noi mondialisti, come membri dell'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, ci consideriamo - nonostante la scomunica ricevuta settecento anni fa e mai revocata, per il momento - membra del Corpo di Cristo e componenti della Chiesa, e abbiamo il massimo rispetto per il ministero affidato dal Signore Gesù a Pietro e ai suoi successori di «legare e sciogliere in terra e in cielo» e di «confermare i fratelli nella fede», come pure per la funzione «regale, profetica e sacerdotale» svolta da vescovi, preti e monaci con l'ausilio dello Spirito Santo. Sappiamo bene altresì come i cristiani, sia cattolici che ortodossi o "protestanti", si siano sempre prodigati per alleviare miseria e sofferenze, per combattere ingiustizie e discriminazioni: benedettini e cistercensi non hanno forse bonificato paludi e dissodato terre incolte? domenicani e francescani non hanno forse fondato ospedali, ospizi e orfanotrofi per prendersi cura dei malati e salvare mendicanti e bambini da morte sicura? abbazie e monasteri non hanno forse conservato la cultura greco-latina dopo le invasioni barbariche, e papi e vescovi non sono stati forse i primi fondatori di università? e non sono stati forse sacerdoti e pastori a battersi, in Inghilterra e in America, contro il traffico dei figli d'Africa allegramente praticato dai musulmani e per l'abolizione della schiavitù? Martin Luther King non era forse cristiano? I sopravvissuti alla strage di Bagdad non vengono, proprio in queste ore, curati nel Policlinico Gemelli di Roma, in un ospedale cioè fondato da un religioso cristiano e gestito direttamente da una università cattolica? In sintesi, l'Occidente che da tre secoli sta faticosamente portando a tutti i popoli della terra la superiore civiltà dei diritti umani non è forse il frutto più bello del Cristianesimo?

Noi mondialisti tutto questo lo sappiamo; ma a volte sembra che nei Sacri Palazzi si ragioni come se la civiltà dei diritti dell'uomo sia un tradimento del principio di autorità, come se la libertà religiosa fosse un rifiuto della vera fede, come se la modernità fosse uno schiaffo in faccia alla Tradizione, come se gli islamici fossero "religiosi" perché vogliono il dominio di Allah su ogni dettaglio della vita umana mentre gli occidentali sarebbero "atei e materialisti" perché distinguono tra religione, politica e scienza, tra peccato e reato... Ma non è stato forse il Signore Gesù Cristo a comandare «Rendete a Cesare quel che è di Cesare»? Rendere a Dio quel che è di Dio è regola anche per gli islamici, anzi è la regola suprema; ma rendere a Cesare quel che è di Cesare è ciò che differenzia il Cristianesimo da ogni altra religione. «Rendere», cioè non dare graziosamente, come fosse un'elemosina, ma restituire a Cesare, all'autorità dello Stato, quello che gli spetta come diritto originario, conferito direttamente da Dio: la moneta e la spada, il potere di pretendere dai cittadini il pagamento delle imposte per il bene comune e di punire i criminali per assicurare quella tranquillità della vita, senza la quale non sarebbe possibile ai cristiani vivere in conformità al Vangelo e rendere ragione della loro fede nell'amore di Dio verso tutti gli uomini e nella vita eterna.

Per questo l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, continueranno a condurre la buona battaglia per illuminare le menti e i cuori degli uomini e delle donne di tutto il pianeta sulla necessità e inevitabilità di superare le discriminazioni di sesso, razza, religione e nazionalità che producono tanti lutti e rovine, e di fondare un Impero mondiale che garantisca pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. Anche per i cristiani.

 

annuit coeptis

 

 

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