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Datagate, l'unico rimedio è l'Impero mondiale

 

 

(27/10/2013) Negli ultimi giorni le "rivelazioni" sapientemente distribuite da Edward Snowden agli organi di stampa circa le attività di intercettazione svolte dalla Nsa (National Security Agency) nei confronti di capi di Stato e di governo della Vecchia Europa hanno sollevato un vespaio di polemiche scandalizzate e spinto politici e opinionisti a pretendere da Barack Hussein Obama non soltanto delle scuse ufficiali, ma addirittura una sorta di messa in mora degli Stati Uniti d'America, un loro "commissariamento" da parte delle cancellerie europee simile a quello esercitato dalla UE nei confronti degli Stati troppo indebitati. Tutto questo scandalo sarebbe semplicemente molto ridicolo, se non celasse una grande ipocrisia e una realtà inquietante.

L'ipocrisia sta nel fatto che gli Europei, scandalizzatisi per lo spionaggio USA nei confronti dei loro governanti - e, si presume alquanto temerariamente, anche di semplici cittadini -, non si pongono alcun interrogativo circa una eventuale attività di intercettazione delle loro comunicazioni telefoniche e informatiche da parte della Russia o della Cina o di Paesi islamici come l'Iran. Forse il cekista Putin, che ad ogni inverno minaccia l'Europa di chiudere i rubinetti del gas, e che adesso tiene decine di attivisti di Greenpeace prigionieri con l'accusa di pirateria, è considerato più affidabile di un presidente americano che ordina di intercettare le comunicazioni di sospetti terroristi e dei loro complici e finanziatori? Forse il mandarino capitalcomunista Xi Jinping non spierebbe le industrie europee e americane per carpire segreti utili ad alimentare in modo truffaldino la crescita economica del Drago cinese, mentre lo farebbe il capo del Paese che vanta il maggior numero di premi Nobel per le scienze, che ha inventato i computer e Internet? Forse la retorica melliflua del nuovo presidente-fantoccio iraniano Rohani, già colpevole (per sua stessa, orgogliosa ammissione) di aver mentito ai diplomatici occidentali al fine di far avanzare nascostamente il programma nucleare di Teheran, ha fatto dimenticare agli smemorati Europei che l'Iran possiede già missili capaci di portare testate atomiche sulle loro città? Eppure politici e opinione pubblica del Vecchio Continente si preoccupano soltanto delle spiate da parte di Washington, da parte della "nazione indispensabile", da parte del Paese che li ha liberati dal nazifascismo, che li ha protetti dalle grinfie dell'Orso russo per cinquant'anni, che oggi si assume il maggiore costo economico e in vite umane nella guerra globale al terrorismo islamico. Perché?

La verità, l'inquietante, dura verità, è che gli Europei non si considerano più alleati degli Stati Uniti d'America. Dal 1989-1991, anni dell'abbattimento del Muro di Berlino e della dissoluzione dell'Unione Sovietica, gli Europei si sono illusi di non avere più nemici al mondo, di non avere più bisogno di essere protetti dallo scudo militare e politico degli Stati Uniti d'America, e hanno tolto dalla soffitta e rispolverato il loro atavico complesso di superiorità nei confronti degli Americani, da sempre visti come mandriani rozzi e violenti, la Bibbia in una mano e il Winchester nell'altra, persuasi ingenuamente, addirittura!, di essere la "città sulla collina", il popolo scelto da Dio per portare al genere umano libertà, democrazia e progresso... La verità è che gli Europei, di destra, di sinistra e di centro, si sentono una "colonia" dell'America, e hanno una dannatissima voglia di buttarsi fra le braccia di Putin, dei mandarini cinesi, degli ayatollah iraniani, di chiunque essi pensano possa liberarli dalla sudditanza nei confronti di Washington e restituire loro il primato perduto da quando, impantanati nelle trincee della prima guerra mondiale, furono costretti a invocare l'intervento degli yankees per impedire alla Germania di conquistare l'intera Eurasia da Lisbona a Vladivostok. La verità è che gli Europei non hanno mai sopportato l'American way of life, il primato dell'individuo sulla collettività, la preferenza verso il mercato e la concorrenza piuttosto che verso uno Stato protettore e guardiano asfissiante, l'enfasi data alla libertà piuttosto che all'uguaglianza, l'ammirazione per chi giunge in cima alla scala sociale grazie alla ricchezza accumulata col sudore della fronte invece che per ereditarietà; e per questo essi si sono sempre sentiti, e si sentono oggi, più vicini ai regimi comunitaristici e totalitari della Russia, della Cina e dei Paesi islamici che alla democrazia liberale d'Oltreoceano.

La conclusione che si deve dunque trarre è che oggi, come nel 1914, come nel 1938, gli Stati Uniti d'America - se si fa eccezione da Israele, Stato liberaldemocratico sì, ma troppo piccolo per esercitare un'influenza a livello globale - sono l'unico Paese del mondo a conservare un sistema sociale e politico fondato su Libertà, Democrazia e Diritti dell'Uomo, e ad avere il potere economico, propagandistico e soprattutto militare necessario per esportare tale sistema di vita al resto del genere umano. Per questo noi mondialisti continueremo a operare affinché il popolo americano si liberi al più presto dall'incantesimo schiavizzante del pifferaio Barack Hussein Obama, si dia un Comandante in Capo degno di questo nome, e riprenda a combattere la buona battaglia per liberare il genere umano da tutti i tiranni e i dittatori, laici e teocratici, e costruire l'Impero mondiale che assicurerà pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. Soltanto allora, quando non ci saranno più molti Stati-nazione sovrani in competizione l'uno contro l'altro, ma un solo Stato mondiale, solo quando gli uomini non si considereranno più nemici perché abitano sulle rive opposte di un fiume o dai lati opposti di una catena montuosa, soltanto allora non ci sarà più alcun Datagate, perché gli uomini e le donne di tutto il pianeta si tratteranno l'un l'altro come membri di una sola patria, il mondo.

 

Eye of God

DIO BENEDICA l'America, DOLCE TERRA DI LIBERTà !

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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