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DAL MAROCCO ALLO YEMEN I POPOLI LOTTANO

PER LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

 

 

(28/1/2011) Trentasei giorni sono passati dall'ultimo nostro editoriale, non perché non avessimo nulla da dire sui tragici avvenimenti che si svolgevano nel mondo - primo fra tutti il barbaro e vile attentato compiuto dai terroristi islamici contro la Chiesa dei Santi di Alessandria d'Egitto - ma perché noi mondialisti preferiamo fare la Storia prima di scriverla. Oggi, dopo un lungo tour che ha impegnato in prima persona il Chief Director dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" Andrea Zuckerman e gran parte del Comitato Direttivo del Partito Mondialista da Rabat ad Algeri, da Tunisi a Tripoli e Il Cairo, da Ankara a Damasco e da Beirut a Sanaa, possiamo annunciare il successo della nostra operazione "Snow on the Sahara": indignati dalla ingiusta morte di tre giovani che si erano dati fuoco per protestare contro la mancanza di libertà e democrazia, centinaia di migliaia di tunisini sono scesi nelle strade e nelle piazze, hanno affrontato a mani nude la polizia, che dopo breve resistenza ha solidarizzato con i rivoltosi, e hanno costretto a una precipitosa fuga il tiranno Ben Ali che aveva dominato il Paese per 23 anni con l'appoggio della Francia e dell'Italia craxian-berlusconiana.

Dalla Tunisia il fuoco della rivolta si è ben presto esteso all'Algeria; poi al Marocco, dove si è sommato alla protesta contro la corruzione dominante nelle istituzioni; alla Libia, dove il dittatore Gheddafi sta tentando a fatica di reprimere i tumulti ostentando sorrisi verso la "rivoluzione del popolo tunisino"; all'Egitto, dove i copti stanchi di essere perseguitati, violentati e massacrati si sono uniti ai giovani musulmani occidentalizzati e all'opposizione liberale ansiosa di disfarsi del "faraone" Mubarak; alla Siria, dove il tiranno e figlio di tiranno Bashar Assad ha prudenzialmente oscurato Facebook per bloccare - invano - le comunicazioni fra i ribelli; in Libano, dove la popolazione si sta sollevando contro la cricca del falso cristiano presidente Suleiman e contro la sua decisione di affidare la guida del governo ai fanatici di Hezbollah uccisori del grande premier Rafik Hariri; e perfino nello Yemen, dove il popolo è sceso nelle piazze per chiedere la fine del trentennale regime di Abdallah Saleh. Manca soltanto la Turchia, dove però l'esercito e i ceti più colti e illuminati da anni si oppongono ai tentativi di Recep Tayyp Erdogan di instaurare la sharia e allontanare il Paese dall'Europa e dagli Stati Uniti d'America, per cui non è detto che anche da Ankara non giungano buone notizie nelle prossime settimane. In poche parole, su tutto il Maghreb e il Medio Oriente si è abbattuta una nevicata di proteste contro regimi corrotti e tirannici che da decenni tenevano il trono col sangue e la truffa, e soffia un vento gagliardo - il vento dello Spirito - che grida per mille bocche due sole parole: «Libertà» e «Democrazia».

L'operazione "Snow on the Sahara" costituisce la logica prosecuzione del progetto iniziato da noi mondialisti nel XIX secolo per condurre il mondo islamico ad accettare i princìpi e valori universali, ma portati alla consapevolezza razionale dal Cristianesimo che è l'anima dell'Occidente, della distinzione tra sacro e profano secondo la parola del Signore Gesù Cristo «Rendete a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio», dell'uguale dignità di ogni individuo umano al di là del suo sesso, della sua razza e della sua cultura di origine, e dell'uguale diritto di tutti gli uomini e le donne alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità; un processo di occidentalizzazione che necessariamente, a causa dell'ipertrofico complesso di superiorità dei muslims nei confronti degli "infedeli" e soprattutto dei nasrani (cioè dei cristiani), doveva sopportare, almeno nelle prime fasi, di svolgersi secondo modalità "autoctone". Abbiamo iniziato coltivando i Giovani Turchi, che hanno avvicinato il morente impero ottomano all'Europa e particolarmente - lo avevamo previsto - all'autoritaria e illiberale Germania di Bismarck; ma il loro dominio si è contaminato con un nazionalismo cieco fino all'atroce genocidio degli Armeni, così abbiamo scelto dalla loro cricca uno degli elementi meno compromessi, un ufficiale di nome Mustafa Kemal. Lo abbiamo iniziato nella nostra loggia di Salonicco "Machedonia resorta et Veritas" insegnandogli tutto quel che gli era possibile recepire circa la superiorità civile e morale dell'Occidente, gli abbiamo dato potere e autorità per abbattere il califfato, togliere l'Islam come religione di Stato, strappare il velo della vergogna dalla faccia delle donne, proclamare la laicità della nuova Turchia e indirizzarla sulla strada virtuosa della neutralità nel grande conflitto fra le democrazie e il nazifascismo e dell'alleanza postbellica con Washington. Di fronte a questi ragguardevoli risultati anche la guerra con la Grecia, lo scambio coatto di 1.400.000 ellenici d'Anatolia con 600.000 turchi europei, la compressione della libertà d'espressione e l'omertà sul genocidio armeno sono stati per noi e per tutto il genere umano, come usano dire i Sioux, un "buono scambio"; di certo il migliore possibile nelle condizioni date (così come fu un buon affare per l'umanità, nello stesso periodo, il "Progetto Meiji" con cui spingemmo il sedicenne Mutsuhito ad abolire il feudalesimo e ad aprire il Giappone all'Occidente, pur con gli inevitabili strascichi nazionalistici e bellicisti).

Ma ora, grazie a Internet e ai social networks, i giovani islamici, dalle spiagge atlantiche fino all'Indonesia, possono confrontare le proprie vite oppresse dal conformismo e dalla menzogna con la libertà e l'apertura mentale di cui godono i loro coetanei di New York, Londra o Tokio; possono acquisire coscienza della falsità irredimibile del fanatismo islamico rispetto alla verità luminosa del Cristianesimo che annuncia la pace fra Cielo e terra e abbatte i muri di separazione fra gli uomini e i popoli;  possono constatare come la chiamata alla lotta contro il "Grande Satana" americano e contro l'"entità sionista" sia solo lo spauracchio consunto dietro cui regimi corrotti nascondono lo status quo; possono organizzarsi per lottare contro i satrapi laici e teocratici al potere da decenni che si spartiscono le immense ricchezze dei loro Paesi mantenendo le masse nella povertà e nell'ignoranza. La morte di Neda Agha-Soltan e di tanti altri giovani iraniani negli ultimi due anni non è dunque stata vana: dal sangue dei martiri dell'Onda Verde è germinato il seme dell'attuale rivoluzione che porterà il mondo islamico ad abbracciare i diritti immortali e inalienabili dell'uomo annunciati dall'Occidente greco-romano ed ebraico-cristiano; una nuova, ulteriore tappa del cammino iniziato 700 anni fa dai nostri padri Templari verso la creazione di un Impero mondiale che abbatta ogni frontiera tra gli uomini, abolisca ogni discriminazione di sesso, razza e religione, e assicuri finalmente pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

Sigillum Triplex

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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