DA BETLEMME LE SOLITE MENZOGNE DI NATALE

 

 

(27/12/2013) Anche quest'anno, grazie a Dio, il mondo ha celebrato la nascita di Gesù Cristo, e anche quest'anno il genere umano ha dovuto sorbirsi il solito carico di menzogne servite, con consumata abilità da chef, dal patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal all'interno della consueta omelia durante la Messa della notte di Natale. Noi mondialisti abbiamo già informato con dovizia di particolari sulle bugie che i patriarchi di Gerusalemme sono abituati a rovesciare sui fedeli del Medio Oriente e di tutto il pianeta infilandole tra un salmo e una preghiera (vedi ad es. i nostri editoriali "Cristiani schierati contro Israele e USA" e "A Gerusalemme cambiano i patriarchi, non le menzogne"), ma come si dice: repetita iuvant, quindi anche stavolta esaminiamole bene, perché i patriarchi di Gerusalemme sono come l'AIDS: se li conosci li eviti.

Tanto per cominciare, monsignor Twal saluta con deferenza «Mahmoud Abbas, Presidente della Palestina», insultando così il buon senso, dal momento che la cosiddetta "Palestina" è un non-Stato, uno Stato che non esiste, un falso Stato che non è riconosciuto come tale da alcun altro Stato o organizzazione internazionale; un sedicente Stato i cui sedicenti abitanti "palestinesi" etnicamente non sono mai esistiti, ma sono sempre stati e sono tuttora arabi come la maggioranza degli abitanti dei paesi musulmani, e giuridicamente prima erano sudditi del sultano di Costantinopoli, poi sono divenuti cittadini giordani, per quanto concerne i residenti in Giudea e Samaria, o cittadini egiziani, per quanto concerne i residenti a Gaza. Ma anche soprassedendo su questa colossale menzogna, il patriarca Twal, chiamando Abu Mazen "Presidente di Palestina", offende anche la dignità e i diritti politici dei sedicenti "palestinesi", dal momento che, se la Palestina fosse un vero Stato, i suoi cittadini avrebbero il diritto di scegliersi il presidente che più loro aggrada, e di rimuovere quello che non fosse più loro gradito, o che peggio ancora volesse mantenere il potere senza averne titolo: sarebbe un tiranno! Invece, si dà il caso che il mandato presidenziale di Mahmoud Abbas o Abu Mazen che dir si voglia sia scaduto nel 2009, e che da allora nel sedicente "Stato di Palestina" non si siano più tenute elezioni per nominare un nuovo sedicente "Presidente": cosicché l'Abu Mazen o Mahmoud Abbas che dir si voglia, che il patriarca Twal omaggia deferente ad ogni notte di Natale, è il presidente illegittimo di uno Stato che non esiste, il falso presidente di un falso Stato. Una bella coppia di menzogne: si comincia bene, Sua Beatitudine!

E si continua ancora meglio. L'omelia della Messa della notte di Natale prevede, immancabilmente, un commento al passo della Scrittura che dice «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»; poteva forse, il patriarca Twal, farselo mancare? Ecco dunque l'elenco dei drammi che l'umanità attraversa oggi nei cinque continenti: le guerre civili in Africa, il tifone nelle Filippine, la difficile situazione in cui versano Egitto e Iraq, la tragedia siriana... ma poi arrivano «i nostri problemi locali: i detenuti, le loro famiglie che continuano a serbare la speranza di un loro rilascio, i poveri che hanno perso le loro terre e hanno visto le loro case demolite, le famiglie che attendono il ricongiungimento». Ora, anche a voler omettere di fare nomi e cognomi dei responsabili delle "guerre civili in Africa" (i musulmani), della "difficile situazione in cui versano Egitto e Iraq" e della "tragedia siriana" (ancora i musulmani, che si uccidono fra sciiti e sunniti e nel frattempo fanno a gara a chi uccide più cristiani, perché è così che fra di essi si dimostra chi è il più fedele seguace di Allah) - e sì che, per un cristiano, tanto più se patriarca, omettere di chiamare il male "male" dovrebbe essere un peccato grave quanto omettere di chiamare il bene "bene" - resta comunque il fatto che i cosiddetti "detenuti" per i quali il buon Twal si addolora sono detenuti nelle carceri israeliane in quanto giudicati colpevoli da una giuria imparziale, e dopo un regolare processo (due cose, le giurie imparziali e i processi regolari, che nel sedicente "Stato di Palestina" o a Gaza non si trovano neppure a pagarle oro), di aver assassinato a sangue freddo uomini, donne, vecchi e bambini israeliani colpiti nelle loro case, seduti sulle panchine dei parchi pubblici, sugli autobus, nei ristoranti e nelle discoteche, soltanto perché erano israeliani, cioè ebrei. Non si tratta dunque di innocui ladri di polli, né di piccoli truffatori, e neppure di "semplici" rapinatori di banche alla Jesse James o di abietti ma "volgari" stupratori: si tratta degli autori di efferati omicidi motivati da odio religioso e razziale. Che fareste voi, Italiani che leggete queste pagine, se un extracomunitario residente nel vostro Paese un giorno assalisse e uccidesse qualche persona incontrata per caso lungo la strada, solo perché Italiana? Che stupidi siamo, noi mondialisti! A voi Italiani è accaduto proprio qualche mese fa, e lo avete subito rimesso in libertà... Si dà il caso che invece in Israele simili individui vengano arrestati, processati e condannati a lunghi anni di carcere; e quindi, addolorarsi per la loro prigionia, pregare il Signore affinché abbia pietà di essi, e auspicare il loro rilascio, come fa il patriarca Twal, significa offendere il buon senso e la dignità dei cittadini israeliani, molti dei quali sono di religione cristiana cattolica e quindi ricadono sotto la sua cura d'anime. Che direbbe Sua Beatitudine se dei terroristi "palestinesi" uccidessero dei cittadini israeliani di religione cristiana, allo stesso modo in cui pochi mesi orsono dei terroristi islamici hanno massacrato decine di cristiani in un centro commerciale di Nairobi, dopo averli accuratamente separati dai loro confratelli musulmani?

 Ma non basta: fra i "nostri problemi locali" che angustiano il patriarca Twal - il quale, a quanto sembra, pur risiedendo a Gerusalemme, capitale dello Stato di Israele, si considera in modo esclusivo palestinese, dal momento che fra i "suoi" problemi non menziona neppure uno di quelli che angustiano gli Israeliani, come ad esempio gli attentati terroristici da parte dei terroristi "palestinesi", o il lancio quotidiano di missili da Gaza contro le città e i villaggi israeliani; eppure, fra i cittadini israeliani, come abbiamo detto, ci sono anche molti cristiani cattolici! - ci sono anche e soprattutto i «rifugiati», per i quali egli prega il Signore affinché doni loro «un segno di speranza per un futuro migliore, in modo che possano fare ritorno al loro paese, ritrovando una casa». L'esimio patriarca Twal non sa che i sedicenti "rifugiati" sono discendenti di terza o quarta generazione di sedicenti "palestinesi", ovvero arabi, i quali nel 1948, alla fondazione dello Stato di Israele che essi aborrivano, non furono affatto cacciati dagli Ebrei, ma se ne andarono di loro spontanea volontà perché non volevano convivere con degli "sporchi" Ebrei - che essi, da bravi musulmani, considerano scimmie e porci (come del resto considerano i cristiani), dunque non esseri umani loro pari - e perché pensavano che gli eserciti di tutti i Paesi arabi circostanti, che avevano attaccato tutti insieme il neonato Stato di Israele, lo avrebbero presto distrutto e sterminato tutti gli Ebrei (come avevano fatto i loro padri negli anni Venti e Trenta del '900 con gli immigrati ebrei nel mandato britannico di Palestina, e come avevano fatto i nazisti, con i quali i musulmani di tutto il Medio Oriente avevano collaborato con ardore)? Tanto è vero ciò, che essi si portarono dietro le chiavi di casa, non certo per nostalgia come racconta la propaganda palestinista, bensì perché pensavano che sarebbero tornati di lì a poco da trionfatori. Perché l'esimio patriarca Twal, invece di pregare il Signore e di auspicare dai governanti musulmani di Egitto, Siria, Libano e Giordania che questi "rifugiati" siano integrati nei Paesi in cui risiedono da più di sessanta anni (60 ANNI!!!), prega e auspica che essi invadano lo Stato di Israele, uccidendo o espellendo gli Israeliani di religione ebraica o cristiana e trasformandolo in uno Stato islamicamente "puro"? L'insigne uomo di Chiesa non conosce quel passo della Scrittura, il capitolo 4, versetto 3 della Lettera di Giacomo, in cui il Signore per bocca dell'apostolo rimprovera duramente: «chiedete e non ottenete perché chiedete male»? L'esimio patriarca latino di Gerusalemme non ha studiato in seminario le opere di Sant'Agostino, il quale dice giustamente che la preghiera non è gradita a Dio quando chiediamo «mala», cioè cose cattive?

Il culmine dell'abiezione, naturalmente, il patriarca Twal lo raggiunge al termine della sua omelia, là dove chiede a Gesù Bambino la pace «per intercessione della Vergine Maria, Tua Madre, figlia della nostra terra». Ora, come abbiamo visto prima, quando l'esimio patriarca Twal parla della "nostra" terra, si riferisce alla terra dei sedicenti "palestinesi"; quindi per lui la Santa Vergine Maria, in quanto figlia della terra palestinese, sarebbe una donna palestinese! Non sorridete, amici lettori, non si tratta di una boutade: la propaganda pagata da Abu Mazen/Mahmoud Abbas con i milioni di dollari e di euro generosamente elargiti dalle cancellerie occidentali malate di palestinismo tenta ormai da anni di convincere tutto l'orbe terracqueo che Gesù Cristo sarebbe un palestinese, che la Vergine Maria e San Giuseppe sarebbero palestinesi, che tutti e tre sarebbero nati in una terra chiamata "Palestina", che la fuga della Sacra Famiglia in Egitto sarebbe assimilabile alla fuga dei sedicenti "rifugiati" da Israele... Persino preti, vescovi e associazioni cattoliche ripetono fino alla nausea questa abietta menzogna tesa a negare la verità storica, che cioè il Figlio di Dio, il Signore nostro Gesù Cristo, è nato in una città chiamata Betlemme di Giudea, da una vergine ebrea sposata a un uomo della stirpe di Davide re di Israele, che Egli è il Messia annunciato dai profeti del popolo di Israele, è figlio di Davide re di Israele secondo la legge di Israele, è stato crocifisso con una scritta sul suo capo che diceva "Gesù Nazareno, il Re dei Giudei», e dunque, in quanto vero uomo, Egli è Ebreo, pienamente, totalmente e definitivamente Ebreo, non "palestinese". Negare l'ebraicità di Gesù Cristo, propagandare la menzogna che Egli sia un "palestinese" messo a morte dai "perfidi ebrei", serve soltanto a legittimare teologicamente lo sterminio del popolo ebraico da parte dei musulmani, così come la menzogna che Egli sia ariano servì a Hitler per legittimare Auschwitz.

In conclusione, l'ineffabile patriarca Twal ha dato prova ancora una volta di non tenere in alcun conto la Scrittura: infatti, se conoscesse quel passo di Giacomo 2,8-11 in cui è detto:

«Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori. Poiché chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto; infatti colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere»,

allora non userebbe tanta deferenza verso il mandante di terroristi assassini musulmani, sedicenti "palestinesi", che fanno distinzione fra musulmani e non-musulmani, che oggi vogliono uccidere tutti gli Ebrei e domani sterminare tutti i Cristiani, secondo il motto islamico "dopo il sabato, la domenica"; se tenesse nella giusta considerazione quell'altro passo di Giacomo 2, 14-17 in cui è detto:

«Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa»,

esorterebbe i suoi fedeli a non cadere nell'ipocrisia di tenere insieme la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio con il favoreggiamento di opere maligne come il terrorismo, l'assassinio, il lancio di missili sopra città e villaggi inermi, il rapimento di innocenti al fine di ottenere la liberazione dalle carceri di altri assassini e terroristi, il pagare stipendi a questi assassini mentre sono in prigione, il regalare loro case e pensioni favolose se vengono liberati, l'elevare loro monumenti, l'intitolare ad essi scuole e ospedali, l'insegnare ai bambini - ai bambini! - che è bello fare il kamikaze, il farsi amici degli innocenti in chat o sul luogo di lavoro allo scopo di attirarli in trappola e sgozzarli come pecore da macello. Chi dice di credere nel Cristo, e si accompagna con chi commette queste opere del demonio e le considera cosa buona e giusta, ha in realtà una fede morta; e se costui è un patriarca, allora la sua colpa è ancora più grande, perché pecca di ipocrisia e induce molti a peccare con lui.

Nonostante tutto, però, anche quest'anno il mondo ha festeggiato il Natale del Signore, l'ingresso di Dio nella nostra fragile natura umana. Anche quest'anno abbiamo rinnovato la nostra fede che il mondo non è abbandonato al caso o all'arbitrio del più forte, ma è guidato da Dio lungo un cammino tortuoso e sofferto, ma che conduce a un futuro di luce, di gioia e di pace: un cammino la cui prossima tappa sarà la creazione dell'Impero mondiale, nel quale non ci sarà più «né Giudeo né Greco», in cui non ci sarà più discriminazione fra Cristiani, Ebrei, musulmani, induisti o atei, perché «tutti saranno una cosa sola». Uno Stato mondiale in cui le "cose di Cesare" saranno nettamente separate dalle "cose di Dio", in cui ogni credente in Dio potrà professare liberamente la propria fede e rendergli culto nel modo suggerito dalla sua coscienza, purché tale modo non contempli azioni contrarie alla uguale dignità di tutti gli individui umani (come ad es. le mutilazioni genitali femminili, la lapidazione delle donne adultere o i sacrifici umani) e ogni patriarca cristiano potrà liberamente pregare Dio affinché abbia pietà dei detenuti, purché egli chieda a Dio pietà anche per le loro vittime, e potrà anche visitare liberamente i detenuti nelle carceri e magari portar loro una torta, purché non vi metta dentro una lima per segare le sbarre...

A questa nobile missione lavoriamo, nel segreto e nel disprezzo degli stolti, noi mondialisti. Perciò siamo ricolmi di speranza per il futuro, e sopportiamo persecuzioni e minacce, ascoltando e mettendo in pratica quanto detto dal Signore per bocca dell'apostolo Giacomo, un Ebreo come Gesù, come Maria e Giuseppe: «Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina». Sì, viene il Signore, viene il nuovo ordine del mondo che Egli porta, viene l'Impero mondiale. E buon Natale a tutti! (anche a monsignor Twal).

 

Eye of God

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

 

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