contro il wwf delle culture

 

 

(31/10/2011) Nelle ultime settimane noi mondialisti abbiamo ricevuto numerosi messaggi, sia sulla nostra casella di posta eletrronica italy@mondialisti.net che sulla nostra pagina Facebook "Partito Mondialista", da parte di persone che ci accusavano di voler distruggere le religioni cosiddette "tradizionali", "etniche" o "ancestrali" col pretesto di voler secolarizzarle al livello del Cristianesimo, come è nostra intenzione fin dalla stesura del Manifesto del Partito Mondialista nel 2005 (vedi il capitolo II). Queste persone assomigliano agli ambientalisti radicali del Wwf, che meglio sarebbe chiamare "conservazionisti", i quali credono che le specie animali attualmente viventi sulla Terra debbano essere conservate in saecula saeculorum, e che pertanto quelle specie che sono in via di estinzione - in via di estinzione, naturalmente, per colpa dell'uomo cattivo, "il cancro della terra", come lo chiamò vent'anni fa il rappresentante del Wwf in Italia Fulco Pratesi - debbano essere "protette" mendiante l'istituzione di parchi o riserve interdette per sempre all'accesso dell'uomo cattivo; allo stesso modo, questi "conservazionisti culturali" credono che le culture minoritarie stiano scomparendo non perché è legge naturale che le culture, così come le specie viventi, nascano, si sviluppino, decadano e scompaiano, ma perché oppresse dalle culture maggioritarie cattive, e soprattutto dalla cultura che per essi è la più cattiva di tutte, la cultura occidentale liberaldemocratica e capitalistica di origine greco-romanno-ebraico-cristiana, e che pertanto i cattivi capitalisti cristiani abbiano l'obbligo morale di istituire delle "riserve culturali" i cui abitanti dovrebbero esser condannati fino alla fine dei tempi a vivere secondo la cultura "tradizionale" che professano attualmente, senza avere contatti "corruttori" con membri di altre culture. Per dimostrare a chi legge quanto siano buone e degne di esser conservate queste culture e religioni "tradizionali", noi mondialisti adesso vi racconteremo una storia vera: la storia di una strega africana suo malgrado.

La chiameremo Ziwa, il nome non è importante, come lei ce ne sono tante in Africa. È nata albina. I suoi genitori non hanno voluto seguire il consiglio degli anziani del villaggio, che li avevano esortati ad abbandonarla nella foresta affinché non attirasse gli spiriti maligni. Così Ziwa è cresciuta nella sua capanna ai margini del villaggio, allevando capre come tutti nella sua regione.

Quando Ziwa aveva 25 anni - ed era quindi già una vecchia, in una regione ove l'età media non supera i 38 anni - una capra di proprietà di una donna sua vicina le si avvicinò mentre raccoglieva le erbe con cui lei era solita prepararsi, seguendo i consigli della defunta madre, un unguento per proteggere la pelle chiarissima dai raggi del sole, ne mangiò un po', e poiché quelle erbe contengono un alcaloide mortale per uomini e animali se ingerito, morì all'istante. Ziwa si offrì di cedere una delle sue capre alla vicina per risarcirla della perdita dell'animale, ma quella prima la picchiò, poi si recò dal capovillaggio e la accusò di essere una strega. Il capovillaggio, riuniti tutti i capifamiglia, sentenziò che Ziwa era una strega, che ella usava le erbe per preparare veleni e filtri magici, che la sua presenza aveva adirato gli spiriti buoni degli antenati, e che pertanto era necessario che lei, i suoi animali, la sua capanna e le poche cose che possedeva fossero bruciati per scacciare dal villaggio gli spiriti maligni.

Detto fatto, uno stuolo di uomini armati di lance, coltelli e torce accese si recò alla capanna di Ziwa, afferrò la donna, la legò, sgozzò una ad una tutte le sue capre e dette fuoco alle carcasse e alla capanna. Quando stavano per bruciare viva anche lei, Ziwa fu salvata da due missionari comboniani intervenuti in extremis, i quali offrirono 100 dollari al capovillaggio e 20 a ciascuno dei pii capifamiglia convincendoli a ceder loro la donna e a portarla via sulla loro jeep. Oggi Ziwa vive nella missione dei padri comboniani della sua regione, fa da madre a otto bambini abbandonati dalle loro famiglie perché albini come lei, ha imparato a leggere e scrivere, e studia per diventare medico.

Questa è la storia di una delle tante vittime delle assurde superstizioni che ancor oggi impestano i cervelli di molti Africani. E da questa storia si possono, si devono trarre due conclusioni:

1) anche contro queste superstizioni, anche per la salvezza delle tante, troppe Ziwa africane, asiatiche e latinoamericane, noi mondialisti lavoriamo per la creazione di un Impero mondiale;

2) se le religioni "tradizionali" insegnano agli uomini che è lecito uccidere uomini, donne e bambini perché albini, o malati di Aids, o semplicemente "diversi" dalla media locale, come insegnano le credenze tribali africane, allora distruggere queste religioni "tradizionali" è non solo lecito, ma doveroso per il bene di quelle stesse popolazioni. E al diavolo i paladini del Wwf culturale.

annuit coeptis

 

 

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