contro il fondamentalismo induista ci vuole piÙ mondialismo

 

(26/8/2008) L'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, condannano con la massima durezza l'ondata di persecuzioni e massacri in corso nello Stato indiano del'Orissa ad opera di fondamentalisti indù che stuprano suore, uccidono sacerdoti, religiosi e laici cattolici, incendiano e devastano scuole, ospedali e centri sociali, costringendo il milione di cristiani della regione a fuggire e a vivere nel terrore; si associano altresì al dolore della gerarchia e del popolo cristiano dell'India, e al loro sdegno per la brutale indifferenza manifestata dalle autorità nazionali e locali di fronte a questa atroce mattanza.

Da più di dieci anni l'India è funestata da un movimento religioso nazionalista (avente la sua espressione politica nel Bharatiya Janata Party, il Partito del Popolo indiano) che, dietro un ipocrita appello a restaurare i valori e la cultura tradizionali di quel popolo, mira in realtà a perpetuare lo stato di inferiorità sociale ed economica degli appartenenti alle caste più basse e ai gruppi "tribali" residuo del'antica popolazione preariana. I cristiani rappresentano il bersaglio preferito di questi fanatici sia perché le loro scuole e università e i loro ospedali sono i migliori e più avanzati del Paese, sia soprattutto perché i cristiani, in forza della loro fede nell'uguale dignità di ogni essere umano unito in Gesù Cristo con Dio (fonte del primato dell'Occidente su ogni altra cultura della Storia), aprono le porte delle cure, dell'istruzione e di una vita migliore a questi "intoccabili", che nel sistema sociale tradizionale dell'India sono stati costretti per duemila anni a sopravvivere "contaminandosi" con i cadaveri o spalando letame, umiliati dai membri della casta sacerdotale e di quella dei bramini. Non a caso è dalle scuole e dalle università cattoliche che è uscita la nuova generazione di giovani ex-fuoricasta, istruiti nell'informatica e nella lingua inglese, che ha inserito l'India nel circuito virtuoso della globalizzazione e ha trasformato il distretto di Bangalore nella nuova Silicon Valley, dove si realizzano programmi che girano sui PC di tutto il pianeta.

Il fatto poi che vittime delle persecuzioni siano stati non solo i cristiani - spesso condannati in base a leggi locali liberticide per il reato di conversione dall'induismo ad altra fede - ma anche i musulmani (a partire dai massacri di Ayodhya del 1992) e i sikh, dimostra che esse non trovano giustificazione in un presunto "proselitismo" dei cristiani né in una risposta irrazionale ad uno strisciante "neocolonialismo" delle potenze occidentali che li vedrebbe nel ruolo di quinte colonne. Siamo di fronte ad un fondamentalismo aggressivo come quello islamico di cui si fa portatrice al Qaeda, e come quello motivato dalla falsa credenza nell'inuguaglianza degli uomini, nella loro distinzione in "fratelli" e "infedeli", e dal conseguente odio verso tutti coloro che non condividono la propria fede, i propri costumi, il proprio modo di vivere, e che per questo hanno solo due possibilità: convertirsi, o morire.

Di fronte a una simile mentalità antiumana, l'unico antidoto è costituito da una intensificazione degli sforzi, da parte di tutti i paesi dell'Occidente, per instillare nelle menti e nei cuori degli indiani - ma anche dei musulmani, come pure degli appartenenti ai cosiddetti "popoli nativi" dell'Africa nera e dell'America latina - dosi massicce e sempre crescenti di rispetto per l'uguale libertà e dignità di ogni essere umano, a prescindere dal suo sesso, dalla sua razza e dalla sua religione. In una parola di mondialismo, unica visione del mondo che creda nella razionalità del mondo e nell'unicità della stirpe umana creati da un Dio-Amore, unica cura ai mali di un'umanità oppressa da egoismi e discriminazioni che attende, come nelle doglie del parto, l'unificazione in un solo Impero mondiale e l'inizio di un'era di pace, libertà e giustizia per tutti.

 

ANNUIT COEPTIS

 

 

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