Chiesa, ti manca un solo passo per diventare mondialista !

 

 

(20/11/2011) In questa domenica in cui la Chiesa celebra la solennità di Cristo Re dell'Universo, Signore del cosmo e della storia, noi mondialisti accogliamo con grande soddisfazione la recente pubblicazione, da parte del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, del documento intitolato "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale".

In esso la Chiesa cattolica, riprendendo indicazioni risalenti a Giovanni XXIII  - il quale nella profetica Lettera enciclica Pacem in terris del 1963 avvertiva che il mondo si stava avviando verso una sempre maggiore unificazione, prendeva atto del fatto che, nella comunità umana, era venuta meno la rispondenza fra l’organizzazione politica «su piano mondiale e le esigenze obiettive del bene comune universale» e per conseguenza auspicava la creazione, un giorno, di «un’Autorità pubblica mondiale» - e sviluppate in tempi più vicini all'oggi da Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in veritate, proclama esplicitamente «la necessità di costituire un’Autorità politica mondiale» al fine di affrontare le molte questioni che si parano davanti all'umanità: pace e sicurezza, disarmo e controllo degli armamenti, promozione e tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, governo dell’economia e politiche di sviluppo, gestione dei flussi migratori e sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente. Di fronte a queste  sfide epocali una prospettiva chiusa nei confini dei singoli Stati nazionali, riconosce la Chiesa, è ormai sempre più angusta e inadeguata; e anche «il diritto internazionale, nonostante i grandi progressi compiuti nei vari campi, rischierebbe di essere condizionato dagli equilibri di potere tra i più forti» se esso non venisse ancorato a una Autorità politica mondiale, capace di far rispettare i suoi princìpi, primo fra tutti quel dovere, da parte del governo di uno Stato, di proteggere i diritti umani fondamentali alla vita, alla libertà e alla sicurezza di tutti i suoi cittadini, la cui violazione ha giustificato l'ingerenza umanitaria dell'Occidente in Somalia, in Bosnia-Erzegovina, nel Kossovo, in Iraq e ultimamente in Libia. L'Autorità mondiale, spiega, il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, dovrebbe agire super partes nel rispetto dei due princìpi della sussidiarietà, ponendosi cioè al servizio delle autorità locali nelle questioni che esse non siano in grado di affrontare da sole, e della solidarietà verso le regioni più povere del pianeta, servendo non gli interessi dei popoli più ricchi e più forti, ma il bene comune dell'intero genere umano; esattamente quanto noi mondialisti andiamo proclamando fin dalla fondazione del nostro Partito, il 3 aprile 2005, sotto la formula riassuntiva "un Impero mondiale federale e liberaldemocratico che abolisca le vetuste sovranità etnico-nazionali - futile pretesto usato dai regimi totalitari per nascondere le loro nequizie sotto il velo delle "questioni interne" - abbatta tutti i tiranni laici e teocratici e assicuri pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti".

Che dire, dunque? La Chiesa cattolica, che per quattro secoli ha difeso strenuamente la divisione del mondo in una pluralità di Stati e staterelli dotati di uguale sovranità e inviolabilità, prodotta dal famigerato trattato di Westfalia che nel 1648 pose fine alle guerre tra cattolici e protestanti, si è finalmente "convertita" al mondialismo? Effettivamente nel documento pontificio richiama quanto affermato da Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus annus - «Come all’interno dei singoli Stati […] il sistema della vendetta privata e della rappresaglia è stato sostituito dall’impero della legge, così è ora urgente che un simile progresso abbia luogo nella Comunità internazionale» - e riconosce con insolita franchezza che «i tempi per concepire istituzioni con competenza universale arrivano quando sono in gioco beni vitali e condivisi dall’intera famiglia umana, che i singoli Stati non sono in grado di promuovere e proteggere da soli», e quindi oggi «tutte le nazioni, piccole o grandi, assieme ai loro Governi, sono chiamate a superare quello « stato di natura » che vede gli Stati in perenne lotta tra loro», poiché "esistono le condizioni per il definitivo superamento di un ordine internazionale «westphaliano», nel quale gli Stati sentono l’esigenza della cooperazione, ma non colgono l’opportunità di un’integrazione delle rispettive sovranità per il bene comune dei popoli".

C'è tuttavia un punto, uno solo, ma fondamentale, sul quale la Chiesa è ancora distante da noi mondialisti. Nel documento il problema di come concretamente giungere alla creazione di una Autorità politica mondiale viene affrontato e "risolto" con una frase brevissima ma emblematica: «Logica vorrebbe che il processo di riforma si sviluppasse avendo come punto di riferimento l’Organizzazione delle Nazioni Unite, in ragione dell’ampiezza mondiale delle sue responsabilità, della sua capacità di riunire le Nazioni della terra e della diversità dei suoi compiti e di quelli delle sue Agenzie specializzate». Da questa breve frase si può comprendere come la Chiesa cattolica continui a fare affidamento, per la creazione di quello Stato mondiale che pure, nei suoi auspici, dovrebbe tutelare i diritti umani di tutti i cittadini del mondo (e in particolare dei più poveri, deboli e indifesi), su quell'ONU che si è dimostrata una Organizzazione Non Utile, anzi dannosa, perché dominata, in forza del principio di maggioranza degli Stati e non degli individui, dalla pletora di tirannie, dittature e regimi totalitari di natura laica e teocratica che da decenni schiacciano e uccidono milioni di esseri umani innocenti in Africa, in Asia e nell'America Latina. Quale sollievo, quale aiuto ai popoli del Terzo Mondo ha mai portato una organizzazione bloccata dal veto permanente prima dell'Unione Sovietica e ora di Russia e Cina, una organizzazione in cui la Libia di Gheddafi ha avuto la presidenza del Consiglio per i Diritti Umani (come se Dracula fosse nominato presidente dell'Avis!), una organizzazione che passa il suo tempo a emanare condanne nei confronti di Israele perché si difende dai terroristi che bombardano giorno e notte il suo territorio con missili e non riesce ad accordarsi per fermare l'Iran del folle Ahmadinejad che vuol distruggere il popolo ebraico con la bomba atomica?

Se vuole davvero che si giunga alla creazione di una Autorità politica mondiale dotata non solo del "consenso di tutti i popoli della terra", ma anche del "potere necessario per assicurare il rispetto del diritto internazionale e del bene comune planetario", la Chiesa deve prendere atto della realtà. E la realtà è che, a causa della natura umana ferita dal peccato, gli uomini sono da sempre più pronti a dare il loro consenso e a sottomettersi a chi ha dalla sua parte la forza piuttosto che a chi ha dalla sua parte la ragione e la giustizia; per cui, l'unico modo realistico per far rispettare ragione e giustizia è affidarsi a un individuo o popolo che sia "Forte con Giustizia". Il persiano Ciro fondò il primo impero multietnico della storia perché usò la forza per abbattere il dominio dei Babilonesi, e fu chiamato "il Grande" perché governò con giustizia, autorizzando il popolo di Israele in esilio a ritornare nella sua terra e finanziando personalmente la ricostruzione di Gerusalemme e del Tempio; Roma unì popoli diversi per lingua, stirpe e religione in una sola civitas perché seppe insieme "avere pietà di chi si sottometteva" e "debellare i superbi"; gli Inglesi riuscirono a porre metà del mondo sotto il governo di Londra grazie alla loro potenza economica e militare, e a conservare tale impero per tre secoli perché il loro governo era illuminato, perché si erano assunti il "fardello dell'uomo bianco", portare la civiltà ai popoli sottomessi. Lo stesso Figlio di Dio e nostro Signore Gesù Cristo, durante la Sua vita terrena, non disdegnò di manifestare la Sua potenza contro la natura, sedando la tempesta che minacciava di affondare la barca con Lui e i Suoi discepoli nel lago di Tiberiade, contro il diavolo, scacciando demoni e guarendo ammalati e paralitici, e contro la morte, risuscitando il figlio della vedova di Nain e il Suo amico Lazzaro e risorgendo infine Lui stesso dopo la Sua Passione, crocifissione e morte, sconfiggendo l'«ultimo nemico», la morte, non solo negli altri, ma nel Suo stesso corpo, e dimostrando così di aver «ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza».

Pertanto, se vuole davvero la creazione di uno Stato mondiale che difenda i diritti umani e si prenda cura del bene comune dell'intero genere umano, la Chiesa deve compiere quest'ultimo passo: appoggiare convintamente il popolo israelo-anglo-americano (una sola "natura" o "essenza" socio-culturale in tre "persone" politiche) nella sua opera di liberazione dell'umanità da tutti i tiranni e dittatori, a partire dalla Siria del macellaio Assad, passando per l'Iran nucleare degli ayatollah pedofili e del folle Ahmadinejad, fino alla Cina comunista persecutrice di cristiani e tibetani e assassina delle donne, alla Russia del cekista Putin, all'Arabia Saudita culla del fondamentalismo terrorista assassino islamico e a tutti i regimi-fantoccio della Birmania, del Vietnam e di tutto il Sud-Est asiatico, al Pakistan e a tutti i regimi populisti del Centro e Sud America. Noi mondialisti siamo certi che, quando i tempi saranno maturi, la Chiesa compirà questo passo. Sarà un piccolo passo per il Papa che ne sarà artefice, ma un grande balzo per la Chiesa e per tutta l'umanità.

annuit coeptis

 

 

*****************************************************************************

 

Indietro