La Chiesa diventa politeista per odio verso l'Impero mondiale

 

 

(14/06/2015) Pochi giorni fa, l'11 giugno, il sito di informazione cattolica zenit.org, che da tempo si pone quale portavoce ufficioso della Santa Sede, ha pubblicato un editoriale di un certo Padre Alfonso Maria Bruno - nominato da Bergoglio segretario generale della Congregazione dei Frati Francescani dell'Immacolata dopo averla "commissariata" per motivi mai ben chiariti - intitolato "Putin e il Papa: le ragioni di un’alleanza", che costituisce un capolavoro di disinformazione e una manifestazione plateale di quell'Antilingua descritta da Orwell in "1984" quale caratteristica dei regimi totalitari.

Dopo aver affermato che «la Santa Sede, [pur] non partecipa[ndo] ai conflitti, sia militari che politici [...] partecipa ai conflitti ideologici», nel senso che «la concezione cristiana del mondo e della storia può coincidere, almeno in parte, con le istanze rappresentate dalle diverse forze in campo», e aver sottolineato che Putin, il tiranno ricevuto in Vaticano con tutti gli onori, «ha preso la guida - già appartenuta all’Impero Russo - dell’Ortodossia, cioè di una forza spirituale con cui il Papa - nella sua visione geostrategica - è ben deciso non soltanto a dialogare, bensì anche ad allearsi», l'ineffabile padre Bruno, per difendere Bergoglio dal sospetto - da lui stesso ventilato - di aver "venduto" a Putin «i Cattolici dell’Ucraina, anzi l’Ucraina tutta intera» (excusatio non petita, accusatio manifesta), si produce in una acrobazia dialettica degna di un hegelo-marxista della peggior specie: da un lato l'accusa sarebbe falsa in quanto il Papa latinoamericano sarebbe «un naturale fautore dell’indipendenza dei popoli», ma dall'altro «questo grande obiettivo, questa meta cui l’umanità tende[rebbe] - pur tra molte contraddizioni - da un secolo a questa parte», cioè l'indipendenza di tutti i popoli, «al punto che qualcuno giunge ad intravedere in essa una teofania nella storia», non potrebbe prescindere dalla realtà, anzi proprio dalla più cinica e cruda realtà geopolitica: infatti, tramontati gli Imperi, che per il padre Bruno sarebbero tutti - in primis quello sovietico - altrettante “prigioni dei popoli”, «esiste il problema di ristabilire quei legami storici, culturali e soprattutto spirituali che li uniscono [i popoli], sia pure dovendosi rispettare la reciproca indipendenza»; e pertanto istanze quali «il panslavismo e la solidarietà tra Ortodossi [...] analoghe a quelle che accomunano i popoli islamici, devono essere riconosciute: e soprattutto riconosciute dalla Chiesa Cattolica». In altre parole: i popoli della Terra, per la Chiesa bergogliana, dovrebbero essere tutti indipendenti e sovrani, formalmente, ma di fatto uniti da legami «storici, culturali e soprattutto spirituali» in una pluralità di macroaggregati o «grandi spazi», fra i quali spiccano, non a caso, l'Ortodossia e l'Ummah (la comunità mondiale di tutti gli islamici), che dovrebbero godere di un «riconoscimento» giuridico ufficiale; e in nome di tale riconoscimento Bergoglio avrebbe, secondo il padre Bruno, "giustamente" ignorato le «pressioni» ricevute (da chi?) affinché si facesse difensore degli «interessi specifici dei Cattolici, sia di rito orientale, sia di rito latino, che sono schierati tra i difensori più intransigenti della contrapposizione di Kiev a Mosca».

Ora, non soltanto il giudizio del padre Bruno sugli imperi "prigioni dei popoli", se preso nella sua assolutezza tranchant, è storicamente falso (ci sono stati imperi accentratori e schiavistici, come quello assiro, quello di Napoleone e il Terzo Reich hitleriano, ma anche imperi che accordavano pari libertà e dignità a tutti i propri cittadini, come l'impero persiano di Ciro il Grande, l'impero romano e quello britannico); non soltanto egli ammette candidamente che la Chiesa è apertamente schierata, nel «conflitto ideologico» tra Mondialismo e antimondialismo, a favore della divisione del genere umano in un pluriverso di «grandi spazi» storicamente, culturalmente e soprattutto "spiritualmente" omogenei, egemonizzati da una potenza centrale - come nel progetto stilato dal giurista nazista Carl Schmitt -; ma addirittura, allo scopo di giustificare teologicamente questa opzione della Chiesa per la frantumazione del genere umano in molti imperi continentali impermeabili l'uno all'altro, egli si spinge a definire una tale frantumazione una «teofania nella storia», cioè una manifestazione di Dio (questo significa il termine greco "teofania"). O meglio, poiché i vari macroaggregati statuali si differenzierebbero soprattutto dal punto di vista "spirituale", si tratterebbe di una manifestazione nella storia dell'esistenza di molti dèi, uno per ciascuno dei «grandi spazi». Insomma, pur di contrastare l'avvento inevitabile dell'Impero mondiale, la Chiesa di Bergoglio, per bocca dell'ineffabile padre Bruno - il quale, ricordiamolo, è stato posto a capo dei Francescani del'Immacolata "commissariati" al fine di riportarli alla "retta dottrina" (sic!) - ripudia la fede nell'unico Dio e si converte al politeismo!

La verità è che il Cristianesimo, non quello falso propagandato dai vari padri Bruno, ma quello autentico annunciato dalla Chiesa per duemila anni, è teologicamente incompatibile con la divisione del genere umano in una pluralità di «grandi spazi», perché esso si fonda sulla fede in un Dio che è insieme Trino e Uno: Trino in quanto composto da tre Persone uguali e distinte (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo), ma Uno in quanto queste tre Persone condividono la medesima natura o essenza. In modo analogo, il genere umano è plurimo in quanto composto da una pluralità di individui, maschi e femmine; ma è unico in quanto questa pluralità di individui, questi miliardi di uomini e donne che lo compongono nel corso della storia, condividono tutti la medesima natura di esseri razionali creati da Dio a Sua immagine e somiglianza. Per questo motivo noi mondialisti combattiamo e combatteremo sempre, con la parola e con la spada, per liberare la Chiesa dalla schiavitù agli idoli-nazioni e per schierarla insieme agli Stati Uniti d'America e a Israele, scudo e lancia della democrazia, nella grande guerra contro tutti i tiranni e i dittatori laici e teocratici. Guerra che attraversa come un filo rosso tutta la storia dell'umanità, e che si concluderà inevitabilmente con l'unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che abbatterà tutte le vetuste sovranità etno-nazionali e assicurerà pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. Un unico Stato per tutti gli uomini, a immagine e somiglianza dell'unico Dio in tre Persone.

 

Eye of God

annuit coeptis

 

 

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