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chi conquista l'Heartland libera l'eurasia (da putin)

 

 

(7/8/2009) Un anno fa l'Armata Rossa, in esecuzione di un progetto criminale pianificato da mesi, invadeva la repubblica liberale e democratica della Georgia. Il pretesto ufficiale, la tutela della popolazione civile di due provincie ribelli a Tbilisi (Abkhazia e Ossezia del Sud) contro una presunta "pulizia etnica" ordita dal presidente georgiano Mikhail Saakashvili, è stato smascherato quasi subito dalla libera stampa internazionale, che ha mostrato come la pulizia etnica sia stata compiuta dai militari russi e dalle milizie abkhaze e ossetine ai danni dei civili georgiani costretti a lasciare le loro case date alle fiamme. Purtroppo al contributo di verità dei media non ha corrisposto un comportamento altrettanto coraggioso da parte non solo delle cancellerie della Vecchia Europa, da tempo asservite al tiranno cekista Putin (e questo era prevedibile), ma neppure da parte di un Presidente degli Stati Uniti d'America come George Walker Bush che pure aveva fatto dell'esportazione della democrazia nel mondo la massima della sua politica estera, ma che nell'agosto 2008 era ormai giunto quasi al termine del suo secondo mandato e non aveva più la legittimità e l'interesse a impegnarsi in una nuova Guerra Fredda contro l'ex-Impero del Male. La faziosa mediazione di Sarkozy, in pratica una servile acquiescenza ai diktat del nuovo zar, ha ratificato l'annessione di Abkhazia e Ossezia del Sud alla Russia. Cosa ancor più grave, ha sancito il controllo di Putin e del suo apparato di potere sulle condotte che attraversano la Georgia per portare petrolio e gas dalle repubbliche ex-sovietiche dell'Asia Centrale (Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan) all'Europa.

La gravità di questo fatto può esser compresa tenendo presente che i cosiddetti "Stan" costituiscono il nucleo storico di quella regione che il grande geografo inglese Halford Mackinder, padre della geopolitica, ha chiamato nel 1919 Heartland, cioè Cuore della Terra. Questa regione, estesa approssimativamente dalle pianure dell'Ucraina meridionale alle steppe caspiche, molto fertile, ricchissima di risorse naturali e dotata di buone vie di comunicazione fluviali, costituiva per Mackinder il «perno geografico della Storia», in quanto sede originaria di tutte le tribù e le orde di barbari nomadi che hanno provocato il disfacimento dell'impero di Roma e per secoli hanno percorso l'Europa. A causa della sua lontananza dagli oceani, inoltre, essa rappresenta un baluardo quasi inespugnabile da parte delle potenze marittime; l'unica via d'accesso a questa regione è appunto costituita dalle pianure dell'Europa orientale. Per tali motivi Mackinder raccomandò fermamente al governo britannico di compiere sempre ogni sforzo diplomatico e militare affinché le due potenze terrestri del Vecchio Continente, Germania e Russia, non si alleassero né si sopraffacessero l'un l'altra così da creare un solido blocco di potere sull'Europa dell'Est in grado di controllare l'accesso all'Heartland; il suo insegnamento si può compendiare nella celebre massima «Chi controlla l'Europa orientale governa l'Heartland; chi controlla l'Heartland governa l'Isola del Mondo [ovvero l'insieme Eurasia+Africa]; chi controlla l'Isola del Mondo governa il Mondo». La profonda verità di tale affermazione è sotto gli occhi di tutti nell'attuale momento storico, in cui il tiranno Putin, controllando direttamente o indirettamente i territori su cui passano gli oleodotti e i gasdotti, è in grado di bloccare a suo arbitrio i rifornimenti energetici all'Europa, di strangolarla economicamente, e di conseguenza esercita un formidabile ricatto sui governi europei, ufficialmente alleati di Washington ma di fatto servi di Mosca.

È in questa prospettiva storico-geografica che si comprende la necessità vitale per gli Stati Uniti d'America, unico Paese dell'Occidente rimasto ancora indenne dall'egemonia russa, di sostenere economicamente e militarmente la libera, democratica e filo-occidentale Georgia, di aiutare il popolo georgiano a riconquistare le province secessioniste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, e di favorire una piena transizione democratica in Ucraina, sconfiggendo le fazioni filorusse che si oppongono al progetto del presidente Viktor Yushchenko di unire il suo Paese alla Nato. Solo in questo modo l'Occidente potrà acquisire il controllo sulle condotte di transito di petrolio e gas, e di conseguenza conquistare il dominio sull'Heartland; e conquistare l'Heartland, per l'America e per l'Occidente, significherebbe liberare la Russia dalla tirannide putiniana, interrompere il flusso di aiuti economici e militari che da Mosca raggiunge Teheran alimentando il folle progetto di Ahmadinejad e degli ayatollah di costruirsi la Bomba per distruggere Israele, spegnere il turbocapitalismo cinese negatore dei diritti umani e sostenitore delle dittature birmana e vietnamita, togliere ossigeno ai regimi "bolivariani" dell'America Latina che cercano l'alleanza con l'ex-patria del comunismo e con il fondamentalismo islamico contro gli odiati yankees; in una parola, significherebbe far trionfare Libertà e Democrazia su entrambi gli emisferi del globo.

Purtroppo questa altissima missione di liberazione e di progresso umano non sembra essere nell'agenda dell'attuale presidente americano Barack Hussein Obama, più preoccupato di dialogare che di agire. Un motivo di più, se non ce ne fossero già abbastanza, per prevedere che la sua stella tracollerà presto. Noi mondialisti, in attesa di quel fausto giorno in cui il popolo americano si doterà di un comandante in capo all'altezza del suo compito storico, continueremo a illuminare i cuori e le menti dei navigatori di Internet per far comprendere la necessità che l'Occidente, guidato dagli Stati Uniti d'America, si assuma la propria responsabilità civilizzatrice nei confronti del resto dell'umanità e costruisca finalmente un Impero mondiale che abbatta ogni regime tirannico e totalitario e assicuri pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

 

Eye of God

annuit coeptis

 

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