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celentano, psicopatologia dell'antimodernismo

 

(26/2/2012) Trascorsi ormai otto giorni dalla conclusione del festival di Sanremo e calata al suolo la polvere delle inevitabili polemiche gossippare su canzoni, comici e farfalline, noi mondialisti possiamo permetterci di esprimere la nostra opinione sull'unico evento intellettualmente degno di attenzione di quella kermesse: ci riferiamo ovviamente ai due interventi discorsivo-musicali di Adriano Celentano. In questa sede non ci interessa disquisire sugli attacchi ai giornali cattolici "Avvenire" e "Famiglia Cristiana" (che ci auguriamo non vengano mai chiusi manu militari) e sugli insulti al giornalista Aldo Grasso (al quale va la nostra solidarietà), né tantomeno sullo spessore della fede del Molleggiato - anche se ci corre l'obbligo di ricordare ai lettori che tutti i più grandi eretici della storia del Cristianesimo hanno rivendicato l'importanza di "cercare in qualunque modo Dio e capire i tratti del Suo volto per conoscerci", tutti hanno considerato la vita di Gesù Cristo "un metro infallibile", tutti hanno preteso dai propri fratelli e concittadini una vita esemplare che facesse "rivivere la presenza di Gesù", tutti hanno accusato Papi, preti e frati di parlare troppo della "politica del mondo" e troppo poco "di Dio e dei suoi progetti"; proprio tutti, da Lutero che fece massacrare i contadini tedeschi quando lo presero sul serio e si ribellarono contro i signori feudali, a Calvino che accese di roghi la città di Ginevra e mandò la sua polizia religiosa a controllare la gente persino nelle camere da letto, dai catari che predicavano l'infanticidio e l'eutanasia, agli anabattisti che costrinsero gli abitanti di Münster a congiungersi con le proprie figlie per farsi degni imitatori dei patriarchi d'Israele -; ci concentreremo piuttosto sulla complessiva intonazione ecologista, pacifista, anticapitalista e antimodernista del suo pensiero, dimostrando come essa sia da considerare una vera e propria malattia mentale.

Come ben sanno gli esperti di musica moderna e contemporanea, e ancor più i suoi fan, la carriera discografica di Celentano (che da qui per brevità chiameremo l'SE, il Soggetto Esaminato) è iniziata nel 1958 prima con delle cover, ovvero rifacimenti in italiano di canzoni statunitensi, e poi con il brano originale Il ribelle, che era un autentico inno futuristico alla modernità: "Io son ribelle/non mi piace questo mondo/che non vuol la fantasia/Io son ribelle nel vestire,/nel pensare,/nell' amar la bimba mia/ma trovo un poco di felicità/ballando il rock/Mi piace la velocità/sono un frenetico del jazz/vorrei ballar/perché sento il rock". I brani successivi, sia quelli dal ritmo rockeggiante come Il tuo bacio è come un rock, Teddy girl, Vorrei sapere perché (cantata da Mina), Personality, Il mondo gira, Piccola, Ritorna lo shimmy, Ready teddy, Serafino campanaro (versione rock della canzone per bambini Fra Martino campanaro), Hei Stella e Ventiquattromila baci che "consacrò" il suo successo presso il grande pubblico, sia le opere di intonazione più melodica (Nata per me, Stai lontana da me, Sei rimasta sola, Amami baciami, Veleno, Si è spento il sole, A New Orleans, Il tangaccio, Grazie prego scusi tornerò, Sabato triste, Il problema più importante, Sono un simpatico) non si discostano dal solito repertorio di luoghi comuni su corteggiamenti, baci, donne che fanno soffrire ecc., con le uniche eccezioni di Pregherò e Ciao ragazzi ciao che esprimono una religiosità molto vaga e superficiale [a meno che qualcuno non voglia vedere una immensa profondità spirituale in versi quali "pregherò per te/che hai la notte nel cuor/e se tu lo vorrai crederai", "la fede e' il più bel dono/che il Signore ci da/per vedere lui/e allor tu vedrai", o in "Ciao ragazzi ciao/(ciao ragazzi ciao)/voi sapete che/(voi sapete che)/che nel mondo c'è/c'è chi prega per noi/non piangete perché/c'è chi veglia su di noi"].

La "conversione" dell'SE avviene, è proprio il caso di dirlo, sulla via... non di Damasco, ma sulla via Gluck, la strada della periferia milanese in cui era nato e aveva vissuto l'infanzia e la prima adolescenza: è infatti nella canzone Il ragazzo della via Gluck del 1966 che Celentano, attraverso la finzione dello sdoppiamento in un Io narrante e un Alter agente, rivive ed esprime il "trauma primario" che ha piegato, curvato, distorto i suoi pensieri, emozioni e sentimenti in direzione contraria alla Modernità:

"Questa è la storia di uno di noi,
anche lui nato per caso in via Gluck,
in una casa, fuori città,
gente tranquilla, che lavorava.
Là dove c'era l'erba ora c'è
una città, e quella casa
in mezzo al verde ormai, dove sarà?...
...Mio caro amico, disse,
qui sono nato,
e in questa strada
ora lascio il mio cuore.
Ma come fai a non capire,
è una fortuna, per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati,
mentre là in centro io respiro il cemento...

...Passano gli anni,
ma otto son lunghi, [otto anni erano passati dall'inizio della sua carriera artistica]
però quel ragazzo ne ha fatta di strada,
ma non si scorda la sua prima casa,
ora coi soldi lui può comperarla
torna e non trova gli amici che aveva,
solo case su case,
catrame e cemento.
Là dove c'era l'erba ora c'è una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà
...
...
Eh no,
non so, non so perché,
perché continuano
a costruire, le case
e non lasciano l'erba
non lasciano l'erba
non lasciano l'erba
non lasciano l'erba
Eh no,
se andiamo avanti così, chissà
come si farà
"

 

Da qui in poi l'SE ha consapevolmente legato la sua fama a questo ruolo di predicatore antimodernista: da Mondo in Mi 7ma contro il consumismo a Napoleone, il cowboy e lo zar del 1968 sulla guerra, da Un albero di 30 piani del 1972 - con le invettive contro gli abitanti delle città "tutti grigi come grattacieli/con la faccia di cera" e contro "i motori delle macchine/[che] già ci cantano/la marcia funebre", mentre "le fabbriche/ci profumano anche l'aria/colorandoci il cielo di nero/che odora di morte", "la nevrosi è di moda" e "chi non l'ha ripudiato sarà" - a La pubblica ottusità del 1987, dove l'odio verso il progresso sprofonda nella blasfema invocazione di uno sterminio universale ("Ma ormai non c'è più scampo,/la Pubblica Ottusità/ci seppellirà/In un alito di peste/dei poveri e dei ricchi/che sporcan le città./E l'aria che stai respirando/è piena di quei mostri che/ha inventato l'uomo"); per continuare negli anni '90 dello scorso secolo con la critica tranchant alla televisione in Fuoco ("Siam sempre lì intorno a lei/a farci riscaldare /dai suoi guai/e dai suoi consigli/per gli acquisti di illusioni/che ci rendono belli fuori/e ci fan marcire dentro") e gli auguri di morte ai "mangioni/dell'anonima edilizia/che in nome del profitto/hanno maciullato l'Italia" in La terza guerra mondiale.

Naturalmente l'SE non si è mai chiesto se lo stile di vita bucolico, da piccolo coltivatore diretto e artigiano autarchico del Medioevo, da lui vagheggiato con nostalgia, non fosse un modo di vivere brutto e infelice, una vita segnata dal duro lavoro nei campi che ti spacca la schiena da mattina a sera, da promiscuità e mancanza di igiene, da malattie terribili che falciavano due terzi dei bambini e lasciavano vivere gli altri fino a 40 o 50 anni al massimo; anzi, nella sua ultima "fatica" del 2011 Il mutuo egli giunge a proclamare che "l'unica via contro lo Spread/IUES/per una sana e angelica/economia/è la decrescita", vale a dire lo sterminio per fame di 6-6,5 miliardi di esseri umani auspicato da Serge Latouche per consentire a 500 milioni di fortunati del Primo Mondo di saziarsi con il poco cibo "biologico" prodotto da una agricoltura a chilometri zero e riscoprire "la bellezza delle cose fatte a misura d'uomo" e di una vita in armonia pagana con la Madre Terra che "è lì/è lì che ci aspetta/fin dalla notte dei tempi". E naturalmente l'SE non si chiede se forza e violenza siano nomi diversi della stessa realtà di male, o se la Forza sia ciò che ricostruisce l'ordine e l'uguaglianza fra gli esseri umani, in dignità e diritti, che la Violenza ha colpevolmente infranto: infatti ne L'uomo di Bagdad, il cowboy e lo zar del 1995 Saddam Hussein, George Bush senior e il capo del Cremlino sono bollati tutti e tre indiscriminatamente come "fredde facce di cera", tutti e tre "hanno l'odio nel cuor", ognuno di essi "vuole diventare il Re", e persino la gente, la gente comune come noi e voi, è colpevole per l'SE, perché "non sa/se è meglio avere paura delle armi chimiche /o di chiuder l'auto nel box" e forse, sotto sotto, pensa che sia "meglio crepare/che a piedi restar"; e alla fine la liberazione del popolo kuwaitiano da un ingiusto aggressore viene falsata e ridotta alla cinica constatazione che "tutto il modo felice e contento ora può tornar/a risucchiare il petrolio dell'arabica città/da cui ritorna a sgorgar/l'inquinamento per l'umanità si sa/così più nessuno di noi a piedi resterà/perché ognuno con la sua auto al cimitero andrà"...

In conclusione il Soggetto Esaminato Adriano Celentano si è rivelato affetto da antimodernismo cronico, con deliri nostalgico-apocalittici e grave sociopatia aggressiva a sfondo pseudoreligioso; lo stesso odio per la Modernità, la stessa nostalgia malata per un passato mitizzato come rimedio alla corruzione del presente, lo stesso istinto persecutorio verso le libertà e i diritti dei propri simili mascherato da ansia "purificatrice" che ha caratterizzato la vita e le azioni di Rousseau e di Marx, di Stalin e di Hitler, di Pol Pot e di Osama bin Laden, e che li ha spinti a provocare, direttamente o indirettamente, i più atroci genocidi nella storia dell'umanità. Tutto l'opposto dell'amore per la libertà, per la dignità, per l'irriducibile individualità di ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, che anima noi mondialisti e ci spinge a operare per l'abbattimento delle vetuste sovranità etno-nazionali - misero schermo dietro cui tiranni e dittatori laici e teocratici nascondono e giustificano le loro nequizie - e per la creazione di un Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che abolisca ogni distinzione tra "cittadini" e "stranieri", tra "fedeli" e "infedeli", tra chi è "dentro" e chi "fuori" da un partito, una classe, un sesso, una religione, una nazione maggioritari; che metta al bando guerre, discriminazioni, persecuzioni e genocidi, e assicuri finalmente pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

Eye of God

annuit coeptis

   

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