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i bambini di bagdad, apostoli della pace

 

 

(3/8/2006) Erano quattordici. Avevano tra i 9 e i 12 anni. Sono stati uccisi da due bombe vigliaccamente nascoste sotto un campo di calcio. Sono morti mentre giocavano. A Bagdad.

Oggi desideriamo fermarci un momento per rendere omaggio a questi dodici bambini, per consolare le loro famiglie, e soprattutto per contemplare il mistero dell’iniquità che ottenebra le menti e i cuori di molti, troppi uomini su questa terra. Non parliamo dei terroristi assassini, i quali hanno fatto né più, né meno di quel che fanno da anni uccidendo poliziotti, giornalisti e lavoratori iracheni, oltre ai soldati della coalizione dei volenterosi. Parliamo dei no-global, degli antiamericani e antisemiti, dei pacifisti “senza se e senza ma” che manifestano contro le “sporche guerre dell’America” e contro il “macellaio Sharon”, ma restano in imbarazzato silenzio davanti alle mattanze dei Saddam Hussein, dei Deng Xiao Ping, dei Breznev e di tutti i tiranni e tirannelli rossi, neri o verdi.

I cadaveri dei bambini di Bagdad, ne siamo sicuri, non verranno mostrati in uno Speciale TG3 come i bambini di Cana. Perché per gli antimondialisti i morti “pesano” e valgono a seconda dei loro uccisori. I bambini di Cana, essendo morti a causa di un bombardamento israeliano, sono un’ottima clava da usare contro la classe dirigente e contro l’opinione pubblica di quel Paese; e poco importa che essi siano morti perché i fanatici terroristi Hezbollah, coloro che si fanno chiamare “il partito di Dio”, avevano fatto del condominio in cui abitavano uno dei magazzini per le centinaia di missili che ogni giorno lanciano contro le città e i villaggi della Galilea (la quale ha visto anch’essa passare per le sue strade Gesù, e assistito ai suoi miracoli; piccolo memento alla kabulista Giovanna Botteri); poco importa che migliaia di bambini israeliani, a causa di quei missili, abbiano dovuto lasciare le loro case, profughi in patria, senza che i giornali e le televisioni italiote e dell’Eurabia ne abbiano mostrato i volti impauriti, mentre gli stessi notiziari son pieni d’immagini di sfollati libanesi. I piccoli martiri iracheni, con tutta probabilità, verranno rubricati sotto la voce generica di “vittime della violenza in Iraq”, violenza che verrà come sempre addebitata agli Stati Uniti d’America.

Si dirà che, forse, se Bush (ma avrebbe potuto chiamarsi Clinton o Rice) non avesse deciso di “occupare” l’Iraq per la sua smodata ambizione di esportare la democrazia, quei bambini non sarebbero morti. Forse. Forse, se Saddam Hussein non fosse stato destituito, arrestato e processato per crimini contro l’umanità, quei bambini non sarebbero morti ieri, su quel campo di calcio. Perché il regime naziarabo baathista avrebbe proibito loro di giocare al calcio, come il regime talebano aveva proibito ai bambini afghani di far volare gli aquiloni. Forse sarebbero morti facendosi esplodere in un mercato o sotto i cingoli di un carro armato americano o inglese, dopo aver passato la loro breve vita a imparare a memoria i versetti del Corano e a odiare ebrei e “crociati”.

Noi dell’Associazione Internazionale “New Atlantis for a World Empire” non intendiamo pronunciarci sulla sorte ultraterrena dei vili assassini di quei piccoli. Non sappiamo se le loro anime nere bruceranno all’inferno per l’eternità o se, in una rigenerazione origeniana, saranno ricostituite nella loro bontà originaria e salvate. Sappiamo tuttavia per certo che nessuna religione ritiene che Dio sia malvagio verso gli innocenti. E siamo quindi certi che i bambini di Bagdad, piccoli apostoli della pace, riposeranno per sempre nel seno di Abramo.

 

ANNUIT COEPTIS

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