BAMBINI PALESTINESI UCCISI,

PER UNA VOLTA NON È COLPA DI ISRAELE

 

(7/8/2007) Per una volta i mezzi di comunicazione italiani hanno diffuso in sordina la notizia della morte di due bambini palestinesi nella Striscia di Gaza. Il motivo è semplice: questi morti non possono essere imputati ai “perfidi” ebrei, all’odiato nemico Israele, ma solo alla malvagità degli stessi palestinesi che, per una volta, si è ritorta contro loro stessi.

I bambini morti, insieme ad altri cinque rimasti feriti, sono rimasti vittime dell’esplosione accidentale di un razzo Qassam, uno di quelli che Hamas, il movimento terrorista islamico oggi dominatore a Gaza, lancia da anni contro le città e i villaggi di Israele con il tacito assenso, se non con la complicità di quell’Abu Mazen che ora viene spacciato per “moderato”. Il padre di quei bambini, un militante delle Brigate “Ezzedin al Kassam” (braccio militare di Hamas), aveva ricevuto l’ordine di tenere il missile in deposito nella sua casa in attesa di utilizzarlo per una ennesima missione di morte; i piccoli, nella loro innocenza, si sono messi a giocare con l’ordigno che è esploso.

Ai funerali dei due bambini, svoltisi oggi, hanno partecipato centinaia di persone. Di certo costoro non hanno potuto, almeno stavolta, scandire slogans carichi di odio e parole di vendetta contro il popolo di Israele. Se c’è, come noi mondialisti crediamo ci sia (e come ha ricordato Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006), una Intelligenza suprema che guida tutte le cose nell’Universo, un Logos infinitamente giusto, la morte di quei due bambini non può esser considerata un evento fortuito, una sventura frutto del caso; essa è un monito per tutti i membri dell’etnia palestinese – non meritano di esser chiamati “popolo”, perché (come insegnava Agostino d’Ippona) «senza giustizia uno Stato non è altro che una grande banda di briganti» – affinché aprano gli occhi sull’abisso di miseria spirituale e materiale in cui li ha precipitati una sessantennale scellerata politica di odio e cieca volontà di distruzione nei confronti del popolo ebraico, il quale non desidera altro che di poter vivere sicuro nei propri confini. Se i palestinesi sono profughi dal 1948, se vivono nella povertà più nera, se non hanno casa e lavoro, essi devono incolpare sé stessi, per aver dato ascolto a fanatici demagoghi che predicavano e predicano la distruzione di Israele invece di pensare al benessere materiale e morale dei loro connazionali; e devono incolpare anche i loro “fratelli” arabi che non li hanno mai accolti in Egitto, Siria e Giordania, non hanno mai concesso loro cittadinanza e diritti (ma come avrebbero potuto, essi che non concedono diritti nemmeno alle loro mogli?), ma li hanno tenuti sospesi in un limbo di incertezza per avere una massa di disperati da utilizzare come kamikaze contro il popolo d’Israele e contro il “grande Satana” americano, colpevole di difenderne la vita e la sicurezza.

Se i palestinesi ora vogliono davvero vendicare la morte di quei due bambini, essi possono fare una sola cosa: sollevarsi come un sol uomo contro i regimi corrotti di Hamas a Gaza e di Fatah in Cisgiordania; deporre con le armi in pugno i loro capi fanatici e corrotti e farli a pezzi nelle pubbliche piazze, come più di una volta, scellerati, hanno fatto con innocenti soldati israeliani; e finalmente scegliere la via della pace con Israele, unico avamposto della democrazia in un Medio Oriente infestato da tiranni e terroristi. Sarebbe un modo meraviglioso per dare consolazione alle loro piccole anime, e voltar pagina una volta per tutte.

 

ANNUIT COEPTIS

 

 

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