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l'america di obama lega le mani a israele 

 

(18/1/2009) Gaza 2008 come Libano 2006. Ancora una volta l'esercito israeliano è costretto a tornare alle proprie basi senza aver finito il lavoro. Ancora una volta i ragazzi che difendono a costo della vita l'unica democrazia del Medio Oriente devono riattraversare il confine sapendo che non potranno annunciare ai loro parenti e amici: "Ce l'abbiamo fatta". Ancora una volta settimane di massicci bombardamenti aerei e navali, cannoneggiamenti di carri armati e incursioni di forze speciali non sono riusciti a eliminare per sempre la minaccia di distruzione che grava su Israele da sessant'anni. Ancora una volta un vigliacco leader di una organizzazione terroristica (nel 2006 Nasrallah di Hezbollah, oggi Meshaal di Hamas) canta vittoria perché le bombe e i missili di Tsahal non sono riusciti a raggiungerlo nel suo bunker sotterraneo, perché la maggior parte dei suoi seguaci, nascosti e coperti dalla popolazione (spontaneamente o per costrizione, poco importa), è sopravvissuta agli attacchi mirati, perché la gran parte del suo micidiale arsenale missilistico è ancora intatta, perché la tregua unilaterale decisa da Gerusalemme gli permetterà di tirare il fiato e di prepararsi a nuovi lanci di missili sempre più potenti contro inermi città israeliane sempre più lontane dal confine e quindi meno attrezzate per dare protezione ai civili, e soprattutto perché facendosi scudo con la popolazione ha "guadagnato" un bel migliaio di morti - in particolare donne e bambini - che potrà in futuro gettare sul piatto della bilancia di eventuali trattative e utilizzare per fomentare l'odio dei musulmani di tutto il mondo contro l'Israele "nazista". E ancora una volta la non-vittoria di Israele non è dovuta a una inferiorità militare, tutt'altro, ma solo alla mancanza di tempo.

La differenza fondamentale tra Libano 2006 e Gaza 2008 sta in questo: nel 2006 fu l'Unione Europea traumatizzata dalle "barbare stragi" compiute dall'aviazione israeliana - soprattutto dalla distruzione di un condominio di Cana usato da Hezbollah come nascondiglio e base di lancio per i katiuscia diretti contro il Nord di Israele - a imporre al premier Olmert il cessate il fuoco e il dispiegamento al confine con il Libano di un contingente Onu di "interposizione" che non ha mai ricevuto il mandato di disarmare i terroristi islamici (e di fatto, nonostante i suoi pattugliamenti da operetta, Hezbollah ha oggi a disposizione più di 40.000 missili made in Teheran); stavolta invece lo stato maggiore ebraico e le forze di Tsahal hanno avuto a disposizione appena 22 giorni per tentare la missione impossibile di neutralizzare per sempre l'apparato militare di Hezbollah e mettere in sicurezza il proprio confine meridionale, perché dopodomani, martedì 20 gennaio 2009, sulla piazza del Campidoglio di Washington, un uomo di nome Barack Hussein Obama, scelto lo scorso 4 novembre da un elettorato composto in grandissima maggioranza da afroamericani come mai prima d'ora, acclamato dalle folle di tutto il pianeta come il Kennedy nero e come un nuovo messia, diventerà Presidente degli Stati Uniti d'America. E Obama, lo sanno tutti, era contrario all'operazione "Piombo fuso".

La potenza economica e militare di uno Stato non è garanzia della sua civiltà e democraticità. La Russia è sempre stata, per estensione territoriale, risorse naturali e apparato bellico, la prima potenza del continente eurasiatico; ma dagli zar a Putin ha sempre impiegato la sua strabordante potenza per soffocare ogni anelito di libertà sotto la cappa di un regime autocratico ed espansionista (la Georgia di Saakashvili e l'Ucraina di Yushchenko ne hanno fatto e ne stanno facendo tragica esperienza). La Cina, potenza egemone nell'Asia orientale e prima "fabbrica" del pianeta, semina morte e distruzione dal Tibet allo Xinjang, imprigiona sacerdoti cristiani, monaci buddisti e intellettuali dissidenti, protegge le dittature dalla Birmania all'Africa in cambio di petrolio e materie prime. Se in un Paese un governo liberale e democratico viene sostituito, magari con il consenso del popolo, da un regime tirannico che disprezza i diritti naturali di ogni essere umano alla vita e alla libertà, una potenza benevola può trasformarsi in una minaccia per l'intera umanità. Come diceva san Tommaso d'Aquino, "la corruzione dei migliori è la peggiore di tutte".

Gli Stati Uniti d'America negli ultimi 60 anni sono stati guidati da capi saggi e buoni che ne hanno orientato la politica interna e internazionale verso traguardi di libertà e di progresso: Roosevelt ha salvato l'Europa dalla barbarie nazifascista e l'Oriente dall'espansionismo giapponese, Truman ha impegnato il suo popolo a contenere la minaccia del comunismo che alfine è stata sconfitta da Reagan, Kennedy e Johnson hanno abbattuto le barriere razziali, i due Bush hanno affrontato la sfida del terrore globale islamico e difeso il diritto alla vita degli esseri umani allo stadio embrionale. Ora Barack Hussein Obama dichiara di voler ritirare i soldati americani dall'Irak, di voler chiudere il carcere "degli orrori" di Guantanamo (e chi chiuderà mai le galere iraniane dove vengono torturate migliaia di studenti colpevoli di aver chiesto libertà agli ayatollah, una libertà incompatibile col Corano?), di voler abrogare le restrizioni poste da George Walker Bush alla concessione di finanziamenti federali per l'uso di embrioni umani nelle ricerche sulle cellule staminali, di voler estendere la praticabilità dell'aborto e legalizzare le unioni tra omosessuali, di voler "dialogare" con le organizzazioni terroristiche palestinesi e di voler "trattare" con il folle Ahmadinejad che le arma e che vuole solo prendere tempo per costruirsi un paio di bombette atomiche da lanciare su Tel Aviv e Haifa e cancellare dalla faccia della terra due o tre milioni di ebrei...

Gli americani, desiderosi come negli anni Venti di rinchiudersi in un isolazionismo a prova di 11 settembre, guardano a Barack Hussein Obama come a un salvatore dell'America dal proprio "destino manifesto" di essere il popolo chiamato a portare all'umanità libertà e democrazia; il resto del mondo guarda al Kennedy nero come a colui che lo salverà dall'invadenza, dall'ingenuità e dall'arroganza dei cowboys. Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista aspetteremo che l'America si svegli dal suo letargo, riprenda coscienza di essere la "città sulla collina" e riprenda a combattere per la costruzione di un Impero mondiale che protegga i diritti intangibili di ogni uomo alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Per il momento, le previsioni meteorologiche annunciano cielo sereno su Washington. Come dice la Scrittura, il Padre celeste fa splendere il suo sole sui buoni e sui cattivi. Ma dice anche: Guai ai pastori infedeli che opprimono il mio gregge.

 

Eye of GodIsrael Coat of arms

ANNUIT COEPTIS

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