altro che cazari, israele è occidente

 

 

(11/9/2009) Fin dalla metà dell'Ottocento gli antisemiti hanno usato pseudo-argomenti razziali per negare il diritto degli Ebrei alla vita e al riconoscimento di una dignità uguale a quella degli altri esseri umani. Ultimamente il loro strumentario di menzogne si è arricchito di un'altra "perla": su molti siti Internet - come ad es. www.cpeurasia.org e pericolosionismo.altervista.org - circola un sofisma secondo cui con l'espressione "antisemitismo" dovrebbe designarsi un atteggiamento di disprezzo verso gli islamici, non verso gli Ebrei, perché gli Ebrei... non sarebbero semiti!

 

Questo nuovo attacco antiebraico si articola in due mosse. In primo luogo si sostiene che gli Ebrei non costituirebbero un gruppo semita sotto il profilo linguistico, in quanto la lingua ufficiale di Israele, il neoebraico, sarebbe una lingua morta da venti secoli e riportata artificiosamente in vita nel Novecento dai padri del movimento sionista, laddove gli Ebrei della diaspora, oggi come in passato, parlano le lingue (per lo più indoeuropee) dei popoli in mezzo ai quali si trovano a vivere. In secondo luogo si sostiene che essi non sarebbero semiti neppure dal punto di vista etnico, in quanto gli Ebrei ashkenaziti - che  oggi rappresentano il 90% dell'ebraismo mondiale, e prima della Shoah popolavano vaste aree della Russia meridionale, della Polonia, della Germania e dei Balcani - discenderebbero dai Cazari o Khazari, un popolo di etnia turcomanna stanziato fra l'Ucraina e il Mar Caspio il quale fra l'VIII e il IX secolo si sarebbe in gran parte convertito all'ebraismo, e che in seguito si sarebbe disperso in Europa orientale. Quindi, concludono trionfalisticamente i nemici di Israele come Claudio Mutti, «se la maggioranza degli Ebrei attuali trae origine dai Cazari, la pretesa sionista viene destituita del suo fondamento, poiché i discendenti slavizzati di un popolo turcico originario dell'Asia centrale non possono certamente vantare alcun "diritto storico" su una regione del Vicino Oriente». Insomma, se proprio vogliono una terra propria, che vadano a stabilirsi fra le steppe del Kazakhstan, e lascino la Palestina ai palestinesi.

 

È molto semplice smontare questi sofismi. In primo luogo la leggenda dei Cazari ebraicizzati discende da un romanzo fantastorico di Arthur Koestler intitolato La tredicesima tribù, scritto dall'autore, ebreo ungherese, per ridicolizzare le leggi razziali tedesche che di fatto, secondo la sua ipotesi, avrebbero colpito anche persone di origine ariana come sarebbero stati appunto gli ebrei cazari. È storicamente provato che i Cazari mutarono la propria religione ufficiale molte volte: dal primitivo sciamanesimo passarono sì all'ebraismo, ma in seguito si convertirono all'Islam, per poi abbracciare il cristianesimo secondo la regola di Cirillo portata da Costantinopoli. L'idea che gli Ebrei ashkenaziti discendano da questi turcomanni convertiti, infine, è stata definitivamente confutata da due ricerche di genetica delle popolazioni svolte fra il 2000 e il 2002, le quali hanno rivelato che le comunità ebraiche della Diaspora euromediterranea sono state fondate da uomini di stirpe indiscutibilmente semita unitisi in matrimonio con donne appartenenti ai popoli che li ospitavano, e i cui figli furono considerati ebrei in virtù della discendenza patrilineare, così come ai termpi di Davide e Salomone i loro padri si erano uniti con donne cananee, amorree e ittite che avevano dato loro figli ebrei. La notizia è riportata da un articolo del New York Times del 14 maggio 2002 (vedi qui la traduzione in italiano); questi fanatici dell'eurasismo e di Hamas sapranno anche parlare l'arabo e il russo, ma di certo non conoscono l'inglese...

 

In verità lo scopo di queste chiacchiere da azzeccagarbugli sulla "semiticità" degli Ebrei è lo stesso cui mirano gli islamici e i loro servi europei dal 1948 a oggi, lo stesso scopo per cui il folle Ahmadinejad vuol costruirsi la bomba atomica: eliminare dalle carte geografiche lo Stato di Israele, l'«entità sionista», questa odiata «spina nel fianco» che l'Islam percepisce come espressione del colonialismo occidentale. Ebbene, è giusto chiamare le cose con il loro nome: Israele è una creatura prediletta dell'Occidente. Israele è il frutto del progetto di uomini illuminati e coraggiosi che volevano costituire in Medio Oriente una testa di ponte per far penetrare nelle menti e nei cuori dei muslims i princìpi e i valori dell'uguale dignità di ogni essere umano, della distinzione fra le cose di Dio e le cose di Cesare, del primato della Ragione e della Legge sulla volontà arbitraria di un sovrano, della subordinazione dei governanti al controllo del popolo; quei princìpi e valori che discendono dai profeti dell'Antico Testamento e da Gesù Cristo, che hanno generato la cultura, la scienza, la tecnologia, la prosperità e il successo militare dell'Occidente. Israele è una tappa sulla via della controffensiva iniziata l'11 settembre 1683, quando il re di Polonia Giovanni Sobiecki sbaragliò l'armata turca che teneva sotto assedio Vienna e alla testa di una santa alleanza benedetta dal Papa iniziò a liberare l'Europa orientale dal giogo musulmano; è lo strumento della rivincita del Dio-Logos ebraico-cristiano sull'Allah capriccioso e arbitrario di Maometto, la portaerei del mondialismo per proiettare la potenza occidentale nel Medio Oriente e aprire a milioni di uomini e donne le porte della libertà, della democrazia e del progresso.

 

All'inizio il progetto appariva folle persino ai nostri occhi: la Palestina, dopo la fine dell'impero ottomano, era divenuta protettorato britannico, e gli inglesi erano fortemente influenzati dalle idee razziste e antisemite dei Gobineau e dei Chamberlein; così, nonostante le promesse di Balfour (un adepto dei "British Israelites", anch'essi una nostra creazione), il "focolare ebraico" dovette aspettare fino al termine della seconda guerra mondiale, quando l'orrore e il senso di colpa degli Europei per l'Olocausto, e un massiccio programma di immigrazione clandestina, ebbero la meglio sulle resistenze di Londra. A complicare le cose si aggiunsero lo sbandamento di molti sionisti verso il marxismo, la creazione dei kibbutz con la loro vita comunitaria e spartana, e l'aiuto militare che i primi coloni ricevettero dall'Unione Sovietica; per otto anni il "trapianto" rischiò seriamente di fallire. Per fortuna (o per la Provvidenza) l'appoggio di Stalin ai regimi autocratici di Damasco e del Cairo spinse il giovane Israele a cercare protezione sotto le grandi ali dell'aquila americana, che a sua volta fu ben felice di assecondare le richieste provenienti dalla comunità di ebrei sfuggiti alle persecuzioni nazifasciste e comuniste; così fu stretto quel vincolo tra Washington e Gerusalemme che è durato sino a oggi, e che ha fatto di Israele, dei suoi deserti coltivati, delle sue università eccellenti e del suo esercito invincibile un faro per quanti, nel Medio Oriente, anelavano la distruzione delle vecchie monarchie fondamentaliste e delle dittature comunisteggianti e la creazione di Stati liberali e democratici.

 

Oggi il grande progetto è messo in pericolo dall'ingenuità e dalla demagogia del'attuale guida degli Stati Uniti d'America. Barack Hussein Obama ha minacciato ritorsioni contro l'espansione degli insediamenti in Giudea e Samaria; ha negato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il sostegno diplomatico e militare per un attacco volto a neutralizzare la minaccia atomica iraniana; e ha addirittura annunciato di voler avviare colloqui bilaterali con il regime degli ayatollah al fine di raggiungere un appeasement. Forse è giunto il momento che qualcuno (o Qualcuno) lo fermi. Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista, per quanto ci riguarda, continueremo a difendere e promuovere il diritto dello Stato di Israele a esistere, a vivere in pace con i suoi vicini se questi vorranno la pace, a difendersi e distruggere i propri nemici se attaccato. Perché Israele e l'Occidente sono una sola cosa, due semi dello stesso Impero mondiale per cui lavoriamo, quell'Impero mondiale che solo potrà abbattere tutti i regimi tirannici e totalitari, abolire guerre e discriminazioni fra gli uomini e le nazioni, e dare finalmente pace, prosperità, libertà e giustizia a tutta l'umanità.

 

annuit coeptis

 

 

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