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adesso ahmadinejad è davvero un tiranno. abbattiamolo!

 

Neda killed

 

(14/6/2009) Tommaso d'Aquino, il massimo teologo e filosofo del Medioevo, soprannominato "Dottore Angelico" per la profondità della sua dottrina, colui il cui pensiero  è stato assunto in toto dalla Chiesa cattolica quale filosofia ufficiale con l'enciclica Aeterni Patris di Leone XIII (1879), distingueva due categorie di tiranni: 1) il tiranno "per mancanza di titolo", cioè colui che assume il potere su un gruppo d'uomini in violazione delle norme che regolano l'accesso al governo; e 2) il tiranno "per esercizio", cioè colui che esercita il potere nel proprio interesse anziché per il bene comune del gruppo. Anche se di fatto le due situazioni possono sovrapporsi e storicamente lo hanno fatto spesso - poiché chi assume il potere senza averne titolo è portato, per conservarlo, a governare nel proprio interesse, e chi governa nel proprio interesse pur avendone titolo è portato a violare le leggi in materia di accesso alla carica per conservare il potere - la loro distinzione concettuale è della massima utilità nell'attuale fase politica scaturita dalle elezioni presidenziali iraniane dello scorso venerdì 12 giugno.

Come i nostri lettori hanno già appreso dai media, la sfida tra il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad, leader della fazione radicale e fondamentalista dei pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione khomeinista) e il candidato moderato Mir Hossein Mussavi ha visto una altissima affluenza al voto della popolazione, e in particolare dei giovani e delle donne, le due fasce della società iraniana tradizionalmente più aperte alla modernizzazione del Paese, ad un allentamento dell'occhiuta sorveglianza del clero sciita - dall'imposizione del velo alle donne fino alla proibizione per ragazzi e ragazze di tenersi per mano in strada e di partecipare a feste comuni - e delle sue milizie paramilitari su ogni aspetto della vita e all'integrazione dell'Iran nell'Occidente. Ci si aspettava dunque, sia da analisti interni che da osservatori internazionali, che Mussavi avesse buone probabilità di superare il primo turno elettorale e di affrontare Ahmadinejad in un testa a testa al ballottaggio. In effetti, alla chiusura delle urne Mussavi si è subito proclamato vincitore in base ai dati in suo possesso, e ha messo in guardia i suoi sostenitori contro il pericolo di brogli. Purtroppo mai previsione fu più azzeccata: nel giro di dodici ore Ahmadinejad veniva proclamato ufficialmente vincitore con il 63%  dei voti contro il 35 di Mussavi, e la Guida Suprema dell'Iran ayatollah Ali Khamenei (il successore di Khomeini alla carica che rappresenta il vertice "reale" del potere, al di là della facciata democratico-elettiva del Presidente e del Parlamento) si è affrettato ad avallare la proclamazione affermando che la sua vittoria era "una benedizione divina" (tralasciamo facili commenti su un "dio" come Allah che manda i suoi fedeli a farsi esplodere per uccidere civili innocenti, e i cui "sacerdoti", i mullah, gli imam e gli ayatollah, considerano atto di culto lo stuprare sistematicamente i bambini maschi nelle scuole coraniche, il considerare per legge atte al matrimonio bambine di nove anni e l'autorizzare matrimoni "a tempo", anche solo di 15 minuti, giusto il tempo di violare una vergine e consegnarla ai lapidatori). Questa "benedizione" ha dato il destro ad Ahmadinejad per lanciare una massiccia campagna di arresti nei confronti del Mosharekat, il partito di Mussavi, il cui gruppo dirigente è ora quasi interamente detenuto, mentre Mussavi e sua moglie, anche lei fervente riformista, sono scomparsi dalla circolazione e si teme per la loro vita.

Contro i sostenitori di Mussavi, scesi in strada a Teheran e in tutto il Paese per protestare contro i brogli, Ahmadinejad ha scagliato le sue ronde di motociclisti armati di manganelli e i terribili basiji, i paramilitari in borghese. Il regime ha tentato di isolare l'Iran dal resto del mondo: il satellite della BBC che trasmetteva il notiziario in lingua farsi è stato oscurato, la sede della tv satellitare Al-Arabiya è stata chiusa per una settimana, giornalisti olandesi e di altri paesi occidentali sono stati arrestati ed espulsi; anche la troupe italiana è stata aggredita, l'interprete massacrata di botte, la cassetta che mostrava la scena sequestrata, il cameraman minacciato di non riprendere gli scontri di piazza; solo la ferma volontà dei giovani iraniani, i più colti e occidentalizzati del Medio Oriente, che hanno usato telefonini e macchine fotografiche per produrre foto e video e li hanno immessi su Youtube sfidando la censura, sta permettendo al mondo di venire informato su quanto sta accadendo in Iran, sulle folle che danno alle fiamme automobili, chioschi, banche e uffici pubblici al grido "Morte al dittatore!", che affrontano coraggiosamente i poliziotti-motociclisti in tuta nera e li linciano se ne trovano qualcuno isolato dai compari, e che, soprattutto, ricevono l'appoggio della grandissima maggioranza della popolazione. Il favore popolare verso i rivoltosi è così manifesto, così evidente, così imbarazzante per la nuova amministrazione del "dialogante" Obama, che il suo vice Joe Biden si è detto "preoccupato" (bontà sua!) per gli sviluppi del dopo-voto, e il Segretario di Stato Hillary Clinton ha fatto sapere che gli Stati Uniti d'America stanno "monitorando" il risultato del voto per accertare che "sia stata rispettata la genuina volontà del popolo iraniano".

Ed è proprio questo il punto: gli osservatori mandati da Mussavi a controllare la regolarità dello scrutinio avevano segnalato che il candidato riformista aveva conseguito circa 19 milioni di voti contro gli appena 5 di Ahmadinejad (su un  totale di circa 24 milioni di elettori), e già prima del 12 giugno era ben noto a tutti che i riformisti riscuotono consensi soprattutto fra i giovani, in un Paese come l'Iran in cui i giovani costituiscono la fetta più numerosa della popolazione, e nei ceti urbani che sono stati colpiti dalla crisi economica conseguente al crollo del prezzo del petrolio molto più degli abitanti delle campagne, tradizionali sostenitori di Ahmadinejad. Inoltre la cricca al potere si è già resa colpevole di brogli alle elezioni parlamentari e amministrative, e nelle campagne il controllo della polizia sui seggi è pressoché totale. Mohamed Karrubi, un altro candidato riformista alle presidenziali che in passato aveva ricevuto 6 milioni di voti, questa volta se ne è visti riconoscere appena 300mila. Dove sono finiti tutti gli altri? "Travasati" nell'urna di Ahmadinejad, naturalmente.

Finora Ahmadinejad aveva esercitato il potere nell'interesse della propria fazione, i pasdaran che detengono il controllo del petrolio, dei commerci, delle banche e di quasi tutte le attività economiche (e non a caso le proteste popolari sono iniziate col dare alle fiamme bazar e banche); aveva represso con durezza e crudeltà le minoranze religiose cristiane, sunnite e bahji; aveva fatto imprigionare, torturare, uccidere decine di migliaia di studenti e altri oppositori; aveva avviato e perseguito un vasto programma di costruzione di centrali nucleari e laboratori di arricchimento dell'uranio allo scopo di dotarsi della bomba atomica, cosa che gli permetterebbe di assumere l'egemonia su tutto il Medio Oriente e soprattutto di realizzare il suo folle sogno: distruggere lo Stato di Israele per favorire il ritorno sulla terra del "dodicesimo imam", perno della fede sciita, e accelerare la venuta del Giorno del Giudizio in cui Allah dovrebbe ricompensare i muslims e condannare all'inferno ebrei, cristiani, pagani e "apostati". Insomma, si era comportato come un tiranno "per esercizio", e le cancellerie occidentali - sia quelle della Vecchia Europa interessata al petrolio e ai traffici con l'Iran, sia la nuova amministrazione americana desiderosa di stringere rapporti su "nuove basi" con l'Islam - avevano sinora reagito con parole tanto indignate quanto inconcludenti. Forse erano ancora prigioniere della dottrina sul tirannicidio elaborata dai maestri medievali come Tommaso d'Aquino, per i quali il cattivo governante deve essere rimosso con la forza solo come "ultima ratio", e solo se si è sicuri che la sua rimozione non arrechi allo Stato danni maggiori della sua permanenza al potere. Ma dal 12 giugno, dopo che le urne hanno sancito la vittoria di Mussavi con 19 milioni di voti su 24, Mahmoud Ahmadinejad non è più il legittimo presidente dell'Iran. Adesso egli esercita il potere contro le norme formali che regolano la procedura di elezione del Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran. Adesso egli è un tiranno "per mancanza di titolo", un "vero" tiranno, un usurpatore; e contro gli usurpatori i maestri del pensiero politico occidentale, a partire da Tommaso d'Aquino, prescrivono unanimemente la sollevazione popolare e, nel caso questa si riveli insufficiente, l'intervento delle autorità superiori, l'Impero e la Chiesa, al fine di irrogare l'unica pena degna del loro crimine: la morte.

Pertanto l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, esortano tutti i governi dell'Occidente, e in particolare il Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama, sovrano di fatto dell'Impero americano - figura di quell'Impero mondiale che deve venire, e per il cui avvento noi lottiamo e operiamo contro le forze della teocrazia, della dittatura, del tradizionalismo, del nazionalismo xenofobo e del fondamentalismo religioso - affinché guidino una Grande Armata per la liberazione del popolo dell'Iran dal tiranno che lo opprime da ormai troppi anni e dalla sua cricca di fanatici violenti e di mullah pedofili. È tempo che il popolo di Persia, erede di quel Ciro che fondò il primo impero multietnico della storia, che restituì la libertà al popolo d'Israele e finanziò con il suo tesoro la ricostruzione di Gerusalemme e del Tempio, si risollevi dalla povertà materiale, dalla miseria spirituale e dall'abiezione morale in cui è sprofondato dalla cacciata del suo legittimo sovrano, lo Scià Reza Pahlevi, e riprenda il suo posto al fianco dei popoli civili.

 

Sigillum Triplex

rialzati, iran! morte al dittatore!

ANNUIT COEPTIS  

 

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