1

a gerusalemme cambiano i patriarchi ma le menzogne restano

 

 

(25/12/2008) È Natale e da Gerusalemme ci giunge, puntuale come ogni anno, il messaggio di auguri del Patriarca dei Latini Michel Sabbah. Nulla di nuovo sotto il sole, intendiamoci: il solito rammentare ai cristiani di tutto il mondo le "agressioni [sic!] contro i cittadini" e le "violazioni contro proprietà e beni" compiute dall'esercito israeliano; la solita rampogna al governo di Israele per "l'ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti" e per "l'imposizione ai civili di barriere di chiusura, posti di controllo esasperante e costruzione di muri di isolamento" negli altri villaggi e città della Terra Santa; il solito pianto sulla "tragedia dell'Iraq come popolo, civiltà, patrimonio e storia, in seguito all'occupazione e alla distruzione delle sue strutture di stato, diventando purtroppo teatro del terrorismo e della violenza"; la solita preghiera al Bambino di Betlemme "nato in una grotta come un esule, rifugiato in Egitto come profugo e rigettato"; la solita preghiera a Dio fatta strumentalizzando la Scrittura, affinché Egli spezzi "il giogo e la sbarra che pesano sulle spalle del popolo, e il bastone del suo aguzzino"...

Aspettate, abbiamo commesso un errore: da quest'anno il Patriarca di Gerusalemme dei Latini non è più Michel Sabbah, è Fouad Twal. I lettori fedeli e assidui di questo sito lo conoscono già, perché il 29 agosto 2006 pubblicammo nella sezione "Scritti scelti" un articolo riportante le sue dichiarazioni da vescovo coadiutore di Gerusalemme al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini: "Hamas ed Hezbollah sono il prodotto dell'occupazione israeliana protratta nel tempo. La loro è resistenza. Legittima al cento per cento"; la missione Unifil inviata in Libano dopo il vile attacco dei fanatici islamisti a Israele, dopo il rapimento proditorio di innocenti soldati israeliani (che poi sono stati tutti uccisi, Dio li accolga nel Suo regno) e dopo il bombardamento a tappeto delle città e dei villaggi israeliani, non doveva assolutamente disarmare Hezbollah, perché "nessuna forza straniera ha il diritto di mettere il naso negli affari interni libanesi. Hezbollah è un partito eletto democraticamente, ha alcuni ministri al governo e in Parlamento diversi parlamentari. La soluzione ideale può solo arrivare dall'interno e procedere, attraverso un cammino politico, ad integrare le milizie di Hezbollah nell'esercito formale libanese" (cioè a mettere l'intero paese dei cedri nelle mani degli assassini, come poi è avvenuto); l'auspicio che una forza Onu potesse essere mandata anche a Gaza, perché "Israele è vero che è uscito da otto colonie ma è anche vero che poi vi entra 4 o 5 volte la settimana per uccidere e devastare"; la negazione che Hezbollah sia teleguidato da Teheran con la puerile motivazione che "gli armamenti si possono comprare da tutti quanti, non solo dall'Iran".

Neppure una parola sul fatto, ovvio e scontato per chiunque ragioni senza pregiudizi, che le truppe di Tsahal sono costrette a compiere incursioni a Gaza per porre almeno un piccolo freno alla catena di montaggio palestinese che lavora a ritmo continuo, notte e giorno, per assemblare i famigerati razzi Qassam con cui da molti, troppi anni vengono quotidianamente colpiti Sderot e gli altri villaggi nel Sud d'Israele e uccise, ferite, brutalizzate centinaia di persone colpevoli solo di essere ebree, della stessa stirpe di quel Gesù del quale oggi festeggiamo la venuta nel tempo e nello spazio. Silenzio assoluto sul fatto che il governo israeliano ha dovuto risolversi a costruire un muro di separazione dalla Cisgiordania per disperazione, per fermare lo stillicidio di attentati suicidi che veniva compiuto ogni giorno da giovani palestinesi irretiti da imam senza scrupoli contro i loro coetanei ebrei in discoteche e ristoranti, per impedire che i papà e le mamme ebrei con due figli dovessero mandarli a scuola su due autobus diversi affinché, in caso di attentato, se ne salvasse almeno uno, e sul fatto che dopo la costruzione del muro il numero degli attentati si è drasticamente ridotto. Silenzio anche sul fatto, altrettanto ovvio e scontato per tutti tranne che per i ciecopacifisti di professione, che la liberazione dell'Iraq (sì, liberazione, non occupazione; L-I-B-E-R-A-Z-I-O-N-E) fu decisa dal Presidente degli Stati Uniti d'America George Walker Bush dopo l'infame attacco sferrato a tradimento contro New York e Washington dall'organizzazione terroristica al-Qaeda di Osama bin Laden, il cui luogotenente al-Zarkawi (in seguito provvidenzialmente ucciso dalle truppe della Coalizione dei Volenterosi) risiedeva da anni a Bagdad con il favore del tiranno Saddam Hussein, complottando per fornire al network del terrore globale le armi chimiche e batteriologiche di cui il regime baathista disponeva, tanto vero che le aveva usate in modo molto efficiente per eliminare centinaia di migliaia di curdi e sciiti. Insomma, a Gerusalemme possono anche cambiare i patriarchi, ma le menzogne rimangono sempre le stesse. E meno male che Sabbah e Twal si sono limitati a sparare parole (almeno per ora): nel 1974 il vescovo greco-melchita di Cesarea Hilarion Capucci fu condannato a 12 anni di carcere da un tribunale israeliano dopo esser stato fermato ad un posto di blocco mentre, confidando nell'immunità diplomatica trasportava sulla sua automobile targata S.C.V. un carico di armi destinate all'Olp; liberato tre anni dopo per le improvvide pressioni di Paolo VI, questo modello di santità vive tuttora in esilio a Roma, dove continua a far propaganda pro-Intifada in manifestazioni pubbliche e con interviste.

A voler essere cinici si potrebbe dire che nei Sacri Palazzi vaticani, dove è maturata la nuova nomina, non tengano molto all'immagine della Chiesa, alla pessima figura procurata da questi pastori infedeli che distorcono le parole del loro Signore per servire gli interessi dei vari dittatori laici e religiosi, unica causa delle sofferenze del loro gregge; ma purtroppo il problema non è di immagine. Il problema nasce dall'oltraggio commesso in Anagni nel 1303 dagli sgherri del re di Francia Filippo IV detto il Bello - bello forse nel corpo, ma immondo e ributtante nell'anima - che ridussero in fin di vita il Papa Bonifacio VIII, suscitando lo sdegno unanime della Cristianità. Da allora la Chiesa divenne acutamente, forse fin troppo consapevole di non disporre di forze materiali sufficienti ad assicurare l'incolumità fisica del vicario di Cristo, e tantomeno degli altri suoi pastori; e per questo da allora la sua condotta nei confronti dei poteri temporali è sempre stata improntata alla massima cautela.

Per questo la Chiesa ha rifiutato di prendere una posizione esplicitamente contraria tanto ai regimi nazista e fascista, quanto al totalitarismo comunista che pure mandava a morte migliaia di sacerdoti, religiosi e laici cristiani in mezzo mondo. Vi è stata certo la ferma, fermissima opposizione di singoli pastori coraggiosi - come il vescovo di Milano Alfredo Ildefonso Schuster e il suo omologo tedesco Clemens August von Galen detto "il leone di Münster", o come il cardinale di Budapest Jozsef Mindszenty che pagò con lunghi anni di prigionia la sua resistenza a Hitler e Stalin -; vi è stato certamente un appoggio sotterraneo della Santa Sede a tutti i cristiani che prestavano soccorso con rischio della vita agli Ebrei perseguitati, e anche a quanti organizzavano movimenti di resistenza armata (l'attentato fallito a Hitler del 1944 fu preparato da un gruppo di alti ufficiali tedeschi cattolici con il silenzioso avallo di Pio XII); ma appunto si trattò sempre di appoggi "sotterranei", di avalli "silenziosi", perché una condanna pubblica del nazifascismo prima e del comunismo poi avrebbe comportato lo sterminio del clero e l'eliminazione violenta della Chiesa dai territori soggetti a quei regimi (l'unico Pontefice che osò alzare chiara e forte la voce contro il mostro comunista, Giovanni Paolo II il Grande, scampò miracolosamente all'attentato mortale ordito dal Kgb e dai servizi segreti bulgari). E oggi che il pericolo per la libertà, la democrazia e la vita di intere popolazioni viene dal fondamentalismo terrorista islamico la politica della Chiesa è sempre la stessa: latenter pugnare, publice tolerare, accogliere i seguaci di Allah Yasser Arafat e Abu Mazen sulla porta della Basilica della Natività come "protettori" dei cristiani del Medio Oriente e domandarsi con ansia se sia peggio essere sudditi precari di un califfo musulmano o cittadini a pieno titolo di un Occidente "ateo e materialista". Solo un Impero mondiale che imponga a tutti i popoli e gli Stati il rispetto dell'uguale diritto di ogni essere umano alla vita, alla libertà - dalla libertà di pensiero e di religione a quella di parola, di stampa e d'impresa - e alla ricerca della felicità potrà salvare la Chiesa dalla scomoda sudditanza ai poteri temporali e permetterle di svolgere con franchezza la sua missione di annuncio del Vangelo e di promozione umana.

Ad ogni modo, è Natale. Oggi il Signore Gesù Cristo nasce di nuovo in tutto il mondo, come da 2008 anni. Nasce di nuovo anche nei villaggi israeliani del Negev sottoposti da trenta ore a un bombardamento missilistico da Gaza. Nasce di nuovo anche a Gaza, dove la scorsa notte l'illegale governo di Hamas ha imposto ai cristiani di annullare la Messa di mezzanotte "per protestare contro l'occupazione sionista", e dove questa mattina colpi di mortaio lanciati sempre da Hamas hanno falciato un gruppo di pellegrini cristiani che stavano attraversando il valico di Erez per recarsi a Betlemme. E noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista sappiamo che Egli davvero un giorno spezzerà di nuovo il giogo e la sbarra che pesano sulle spalle dei popoli, e il bastone dei loro aguzzini. Abbatterà il potere degli aguzzini veri, non di quelli creduti tali dagli uomini, perché "le Sue vie non sono le nostre vie, e i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri". Lo farà con mani umane, perché Egli ha voluto unire la sua infinita e perfetta natura divina con la nostra limitata e fragile natura umana, ha voluto camminare sulle gambe degli uomini e operare prodigi con mani umane. E di quelle mani, la falange più piccola e insignificante saremo noi. Per questo, nonostante tutto, Buon Natale.

 

Sigillum Triplex

ANNUIT COEPTIS

*****************************************************************************

 

Indietro