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A Gaza Israele combatte per difendere la civiltà

 

 

(19/7/2014) Da circa quaranta ore l'esercito di Israele sta operando nella Striscia di Gaza per distruggere le installazioni missilistiche dell'organizzazione terrorista islamica Hamas. Dopo aver sopportato stoicamente per settimane il bombardamento sempre più esteso delle proprie città e villaggi - bombardamento reso, grazie a Dio, in gran parte inefficace dal sistema di difesa antimissile Iron Dome (Cupola di ferro) che intercetta e distrugge in volo gli ordigni di morte - il primo ministro Benyamin Netanyahu, in accordo con il Gabinetto di Sicurezza del governo di Gerusalemme, ha dato il via libera alle forze armate: alle 21.17 del 17 luglio, mentre l'elettricità veniva tagliata e su Gaza cadeva il buio, 40.000 soldati e centinaia di carri armati con la stella di David hanno fatto ingresso in quel territorio che, da quando nel 2005 Israele si ritirò pensando ingenuamente di favorire un embrione di democrazia palestinese, è divenuta un santuario del peggiore estremismo fondamentalista, il regno di Hamas, l'organizzazione terrorista che in nome del falso dio Allah e del falso profeta e vero assassino Maometto vuole sterminare tutti gli ebrei del mondo.

Come era avvenuto nei giorni precedenti per le operazioni aeree, anche l'invasione di terra della Striscia di Gaza ha suscitato la reazione scandalizzata delle cancellerie occidentali, ormai totalmente asservite ai diktat di Eurabia, e l'indignazione a comando dei soliti pacifinti, i quali si indignano per i morti palestinesi ma non per quelli israeliani, e protestano contro i missili israeliani lanciati contro le basi di Hamas ma non contro i missili palestinesi lanciati contro le città israeliane e perfino contro la centrale nucleare di Dimona. Barack Hussein Obama, il filoislamico amico e complice di tutti i tiranni, ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte ribadendo il diritto di Israele a provvedere alla propria difesa e contemporaneamente ingiungendo a Netanyahu di "evitare un'escalation"; ma ormai Netanyahu e tutto il popolo di Israele hanno ben compreso che gli USO, Stati Uniti di Obama, sono un gigante dai piedi d'argilla, una pallida ombra della superpotenza che vinse la Guerra Fredda, che liberò il Kuwait dall'occupazione irachena e abbatté il regime corrotto e sanguinario di Saddam Hussein. Oggi gli Stati Uniti d'America, trasformati per opera di Obama da paladini della libertà e della democrazia in alleati dell'Iran degli ayatollah pedofili e in sostenitori dei Fratelli Musulmani egiziani contro il nuovo corso democratico del presidente al-Sisi, non sono in grado di minacciare Israele e di costringere il suo popolo e il suo governo a subire una tregua che, come avvenuto nel 2006, nel 2009 e nel 2012, servirebbe solo ai suoi nemici per ricostituire i propri arsenali e ricominciare tra qualche mese a lanciare nuovi attacchi ancora più sanguinosi.

Oggi Israele ha davanti a sé un'occasione unica: non può limitarsi, come pure ha proclamato ufficialmente, a distruggere qualche tunnel usato dai terroristi di Hamas per infiltrarsi nel proprio territorio e rapire civili innocenti, o a smantellare qualche rampa di lancio dei missili che piovono ogni giorno a decine su Tel Aviv, Haifa e sulle altre sue città (missili che Hamas ottiene dall'Iran, missili sempre più potenti, che ormai hanno una gittata superiore ai 150 Km e quindi sono in grado di colpire ogni angolo dello Stato ebraico); non può, dopo la formazione di un governo unitario tra i finti moderati di Abu Mazen e i veri fanatici di Hamas, permettere ai suoi nemici di prendere il controllo anche della Cisgiordania, da dove potrebbero martellare con lanci di missili tutte le città sulla costa; non può, dopo la proclamazione del Califfato su gran parte della Siria e dell'Iraq, consentire che la Cisgiordania venga infiltrata dai fondamentalisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isil) e diventi terreno di una gara tra sunniti e sciiti a chi vuol dimostrarsi più fedele ad Allah uccidendo il maggior numero di ebrei.

Oggi Israele deve farla finita con tutti i suoi nemici storici e prevenire l'ascesa di quelli futuri: deve occupare militarmente tutta la Striscia di Gaza, distruggere tutte le basi di Hamas, della Jihad Islamica e di tutti gli altri gruppi terroristici annidate al suo interno, eliminare i loro capi e tutta la loro struttura di comando. Ma non basta: deve anche annettere giuridicamente al proprio territorio l'intera Cisgiordania - sia la parte di essa più densamente abitata da ebrei, sia quella con popolazione arabo-musulmana - ed espellere verso la Giordania (la quale d'altronde ha già una notevole quota di popolazione che si proclama di "etnia" palestinese, sebbene i palestinesi non siano mai esistiti come gruppo etnico, ma siano un'invenzione della propaganda di Arafat) tutti quei sedicenti "palestinesi", in realtà arabi, che rifiutassero di giurare fedeltà allo Stato di Israele, in modo da trasformare la Valle del Giordano in un nuovo Vallo di Adriano contro i nuovi barbari, in un fossato di difesa dell'unica democrazia del Medio Oriente contro gli assalti dei fondamentalisti dell'Isil che adesso minacciano di prendere il potere anche in Giordania e che da lì potrebbero facilmente passare in Cisgiordania e minacciare Gerusalemme e tutta Israele, se non trovassero appunto nella Valle del Giordano il muro invalicabile di Tsahal.

È interesse dell'Occidente e di tutto il genere umano, anche se esso non se ne rende conto, che Israele vinca oggi a Gaza, che distrugga Hamas e tutti i suoi nemici, che occupi Gaza e annetta la Cisgiordania: se gli sciiti di Hamas e i sunniti dell'Isil, divisi religiosamente ma uniti dall'odio verso ebrei e cristiani, riuscissero - Dio non voglia! - a distruggere Israele, il Califfato travolgerebbe anche l'Egitto, si salderebbe con i movimenti fondamentalisti nel Nord Africa e con il regime islamista di Recep Tayyp Erdogan in Turchia, e prenderebbe in una tenaglia l'Europa, minacciando di tagliarle i rifornimenti di gas e petrolio, costringendola ad accettare la penetrazione della sharia, la legge coranica, in tutti i settori della vita sociale, a subire la discriminazione delle donne e il lavaggio del cervello dei bambini per addestrarli a diventare terroristi suicidi, finché nel giro di pochi decenni l'intero continente cadrebbe sotto il dominio dell'Islam, abdicando a duemila anni di civiltà ebraico-cristiana e a tutti i progressi compiuti negli ultimi tre secoli nel campo dei diritti civili e politici; a quel punto, anche un'America prostrata da otto anni di regime obamista finirebbe per arrendersi ai fondamentalisti islamici in casa propria, e tutto il genere umano diventerebbe schiavo di un condominio del terrore islamo-russo-cinese che riporterebbe le lancette della Storia al Medioevo, cancellando il primato dell'individuo in nome della prevalenza obbrobriosa della comunità di origine, religiosa o etnica che sia. Contro questo scenario da incubo si erge oggi la sola teologica potenza di Israele, il Messia delle nazioni, il popolo che concilia in sé il massimo della determinatezza e della particolarità con il massimo dell'apertura e dell'universalità: come Gesù Cristo, il Messia atteso dal popolo di Israele, era pienamente maschio, pienamente ebreo, e tuttavia, proprio a partire da questa sua determinatezza e particolarità, annunciò al mondo il messaggio della misericordia di Dio per tutti gli esseri umani, per l'uomo come per la donna, per il Giudeo come per il Greco; così il popolo di Israele, determinato dal sangue e dalla Legge di Mosè, è oggi il solo a portare senza compromessi la bandiera dell'universalismo, a lottare affinché i sacri princìpi della Libertà, della Democrazia e dei Diritti dell'Uomo siano estesi a beneficio di tutti gli individui umani, in ogni angolo del pianeta.

Per questo motivo noi mondialisti appoggiamo e appoggeremo sempre, senza riserve, la sacrosanta lotta di Israele per la propria sopravvivenza, sicuri come siamo che essa si inserisce nel quadro della grande guerra che si combatte da secoli tra Mondialismo e Antimondialismo; guerra che finirà inevitabilmente con la creazione dell'Impero mondiale federale e liberaldemocratico, il quale abbatterà tutti i tiranni laici e teocratici e assicurerà pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. In quel giorno anche lo Stato di Israele, come tutti gli altri Stati, potrà abbandonare senza rimpianti la propria sovranità e la propria separatezza e determinatezza storico-etnica e religiosa, per divenire una semplice circoscrizione amministrativa di un solo Stato mondiale, con un solo popolo e una sola legge, con uguali diritti e doveri per tutti.

  Sigillum Triplex

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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