MUOIA SADDAM CON TUTTI I TERRORISTI

 

(5/11/2006) Le reazioni suscitate dalla condanna a morte per impiccagione di Saddam Hussein, pronunciata oggi dal Tribunale istituito ad hoc nella capitale irachena, segnalano una volta di più la profondità del fossato che attraversa la Manica dividendo l'Angloamerica, che ha accolto la notizia con comprensibile soddisfazione, da un'Europa continentale sempre più paralizzata dalla sindrome di Stoccolma nei confronti del fondamentalismo islamico. In particolare gli europei si sono detti scandalizzati dall'idea stessa della pena di morte, «contraria alla dignità umana e al senso di pietà», e hanno espresso il timore che l'esecuzione del tiranno renda ancor più aspro lo scontro in atto delle fazioni sciite e sunnite tra loro e contro le truppe della coalizione che tre anni fa, sotto la guida del Presidente americano George Walker Bush, abbatté il suo regime di terrore.

Quanto al primo punto, gli europei adottano un ipocrita doppio standard: le condanne a morte degli oppositori, i massacri, i genocidi sono considerati sopportabili se messi in atto da tiranni e dittatori comunisti e islamici - quando non vengono addirittura approvati in nome di un terzomondismo ideologico - ma si disapprovano acriticamente le guerre condotte dall'Occidente per tutelare il diritto alla vita delle minoranze etniche (come in Kossovo) o per abbattere regimi illiberali e sanguinari come quello dei talebani in Afghanistan. Saddam è stato sottoposto a un regolare processo, nel quale ha potuto avvalersi di tutti gli stumenti di difesa riconosciuti in uno Stato di diritto; quale dei suoi oppositori ha avuto un tale privilegio prima di essere giustiziato o gasato o mitragliato? Si è detto che il processo non sarebbe stato conforme ai princìpi del diritto internazionale perché sostenuto e finanziato dagli "occupanti" americani, o perché i giudici erano sciiti; è come dire che un processo contro la mafia siciliana non sarebbe imparziale perché sostenuto e finanziato con i soldi dei siciliani o perché presieduto da giudici siciliani. Quanto al senso di pietà e al rispetto della dignità umana, li merita forse colui che ha invitato i suoi stessi parenti acquisiti, i mariti delle sue figlie ribellatisi e fuggiti in Giordania, a tornare con la promessa dell'impunità, per poi farli giustiziare senza né pietà, né rispetto dell'umana dignità, né considerazione per il suo stesso sangue? Al cinico Sergio Romano, che ha dedicato l'editoriale del Corsera di  oggi al "Tiranno martire", è sufficiente rispondere con le sensate parole di Sant'Agostino: «Non è la sofferenza, ma il motivo per cui si soffre a fare di un uomo un martire; altrimenti i briganti condannati al supplizio dovrebbero annoverarsi tra i martiri».

Alla notizia della condanna a morte di Saddam gli iracheni sono scesi nelle piazze esultando di gioia. Impariamo da loro, da un popolo che è stato, esso sì, martirizzato per decenni da un nazicomunista spietato e assetato di potere, quanto grande sia il desiderio della maggioranza dei musulmani di farla finita con i terroristi sanguinari che li masscrano ogni giorno, con il fondamentalismo oscurantista che impedisce a ragazzi e ragazze di ballare insieme, con la confusione tra sacro e profano che blocca persino gli investimenti nella ricerca scientifica così necessari a quei Paesi per uscire dalla morsa della povertà e del sottosviluppo. Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista proponiamo che, dopo la giusta impiccagione, il cadavere del tiranno venga lasciato a penzolare per tre giorni e tre notti, esposto alla vista e al disprezzo di tutti gli iracheni; e che gli venga appeso al collo un cartello con su scritto: Così finiscono tutti i tiranni e i massacratori dei popoli. Questo sì, sarebbe un contributo importante alla fine delle violenze, al ristabilimento della pace e al progresso materiale e spirituale dell'Iraq e di tutto il mondo islamico. Altro che i berciamenti di Erode Pannella "Nessuno tocchi Saddam!"; il nostro grido è forte e unanime, è il grido di tutti i popoli oppressi che attendono la liberazione e l'unificazione in un Impero mondiale pacifico e giusto: "Muoia Saddam con tutti i terroristi!".

ANNUIT COEPTIS

 

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