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la chiesa è diventata islamica

 

 

(15/9/2012) Fin dall'apertura di questo sito Internet noi mondialisti abbiamo richiamato l'attenzione sulla empia connivenza che si andava delineando tra la Chiesa cattolica e il fondamentalismo islamico. Questa connivenza era già visibile ad esempio nelle condanne emesse dal Vaticano contro gli Stati Uniti d'America per le guerre di liberazione dell'Afghanistan e dell'Iraq dalla furia omicida dei talebani e dalla feroce dittatura di Saddam Hussein, e contro lo Stato di Israele "colpevole" di difendere il diritto alla vita dei suoi cittadini contro gli attentati e i lanci di missili organizzati dai terroristi assassini dell'Olp, di Hamas e di Hezbollah; condanne lanciate dal Vaticano per "uso sproporzionato della forza", a cui mai, mai si sono accompagnate analoghe condanne nei confronti di dittatori genocidi o di terroristi che uccidevano innocenti nei ristoranti, nelle discoteche, sugli autobus e perfino durante i Giochi Olimpici. Finora chi ci legge poteva ancora nutrire il legittimo dubbio che le nostre accuse nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche fossero dettate da pregiudizi anticristiani; del resto, non siamo forse, noi mondialisti, dipinti dagli ignoranti come atei o addirittura satanisti? Oggi, tuttavia, due eventi - uno finito bene, almeno per il momento, l'altro dall'esito tragico - mostrano senza possibilità di smentita che la Chiesa cattolica, almeno a livello dei suoi vescovi e cardinali, ha rinnegato il messaggio di Gesù Cristo e si è convertita a quello che per secoli era stato il suo nemico giurato: l'Islam.

Prova n. 1 - In Pakistan un mese fa una bambina cristiana di nome Rimsha Masih è stata arrestata e processata con l'accusa di aver bruciato un manuale in arabo che insegna a leggere il Corano; per la mentalità islamica era colpevole di "blasfemia", cioè di aver "profanato" il Corano, che i musulmani considerano libro sacro. In seguito l'imam che l'aveva accusata di blasfemia è stato accusato a sua volta di aver bruciato e aggiunto a bella posta le pagine suddette alla spazzatura maneggiata dalla bambina per ottenere la cacciata dei cristiani dal villaggio e impadronirsi dei loro terreni al fine di costruirvi sopra una scuola coranica, e Rimsha è stata per ora rimessa in libertà su cauzione (ma l'accusa non è stata ritirata). Durante il Meeting per l'Amicizia fra i popoli organizzato come ogni anno da Comunione e Liberazione il cardinale Jean-Louis Tauran, dopo aver ripercorso in una dotta relazione il punto di vista della Chiesa cattolica sulla libertà religiosa alla luce della "apertura" rappresentata dal Decreto del Concilio Vaticano II Dignitatis Humanae, intervistato sul caso della piccola Rimsha e più in generale sulle persecuzioni subite dai cristiani nei paesi islamici, ha detto, testualmente:

«In questi casi bisogna considerare la proporzione tra l'accusa e il fatto così come si è svolto. In questo caso concreto la bambina accusata di blasfemia è affetta dalla sindrome di Down, quindi non è pienamente capace di intendere e di volere, inoltre è analfabeta e non sa leggere l'arabo, quindi non si può affermare che abbia consapevolmente e volontariamente profanato il Corano».

Capite? L'egregio cardinal Tauran - che vent'anni fa, in qualità di Segretario di Stato della Santa Sede, aveva meritoriamente pubblicizzato e difeso la dottrina della "ingerenza umanitaria" elaborata dal grande Giovanni Paolo II, ma che adesso, come presidente della Pontificia Commissione per il Dialogo con i Musulmani, deve aver cambiato molte sue idee - non chiede l'assoluzione di una bambina cristiana accusata di blasfemia in nome della libertà di manifestazione del pensiero, diritto che in Occidente si è affermato dopo molti secoli di lotte dolorose contro l'oscurantismo di chi mandava al rogo veri o presunti eretici, spesso per biechi motivi di contesa politica o di rivalità economica (ne abbiamo fatto le spese anche noi Templari, perciò lo sappiamo bene); non può farlo, perché evidentemente la Chiesa cattolica, pur avendo perduto da tempo l'appoggio del potere politico e quindi essendo impossibilitata a invocare l'intervento del "braccio secolare" in difesa della sua ortodossia, non ha mai smesso di considerare la libertà di pensiero e di parola come un diritto sub condicione, cioè un diritto di cui servirsi per la diffusione del Vangelo e del proprio magistero negli Stati che lo garantiscono, ma che non deve essere riconosciuto a chi invece esprima opinioni contrarie al Cristianesimo. No, l'egregio cardinal Tauran, da provetto casuista, entra "nel caso concreto", scende allo stesso livello dei mullah e degli ayatollah, e pretende di dimostrar loro che "in questo caso concreto" l'imputata andrebbe assolta per aver commesso un fatto "obiettivamente grave" sì, ma senza "consapevolezza e volontà", ovvero, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo ai requisiti del peccato, senza "piena avvertenza e deliberato consenso". Bella forza! E se invece di una bambina disabile e analfabeta fosse stato accusato un uomo adulto, sano di mente e capace anche di leggere l'arabo, cosa avrebbe detto il cardinal Tauran, che "in quest'altro caso concreto" ci sarebbero stati fatto grave, consapevolezza e volontà, e quindi l'imputato di "blasfemia" avrebbe dovuto essere messo a morte secondo la legge coranica? O ancora, il cardinal Tauran sarebbe favorevole se il reverendo protestante americano Terry Jones, che alcuni mesi fa ha consapevolmente e volontariamente bruciato in pubblico copie del Corano per dimostrare efficacemente il suo disprezzo nei confronti dell'Islam, venisse arrestato e messo a morte qualora si recasse in Pakistan o in Iran o un altro paese islamico?

Prova n. 2 - Quattro giorni fa, cioè lo scorso 11 settembre, un commando di terroristi islamici armato di lanciarazzi, spalleggiato da una folla di fanatici, ha fatto irruzione nel consolato americano di Bengasi, lo ha dato alle fiamme, e ha barbaramente assassinato l'ambasciatore degli Stati Uniti in Libia Christopher Stevens, due marines addetti alla sua sicurezza e l'addetto diplomatico Sean Smith. I mass media di tutto il pianeta, sempre molto abili nel solleticare i sensi di colpa dell'Occidente, hanno affermato che l'assalto e l'assassinio erano stati la risposta islamica a un film americano satirico nei confronti di Maometto. Ebbene, la reazione delle gerarchie cattoliche è stata un corale "se la sono cercata": dal francescano Pierbattista Pizzaballa "custode di Terra Santa" (sempre pronto a usare due pesi e due misure tra Israele e i sedicenti "palestinesi") secondo il quale si sarebbe trattato di una «provocazione del tutto gratuita» alla pari delle vignette satiriche contro Maometto pubblicate qualche anno fa da un giornale danese, al vescovo di Tripoli Giovanni Innocenzo Martinelli (che deplorò l'Operazione "Odissey Dawn" finalizzata a rimuovere dal potere il dittatore Gheddafi) il quale si è chiesto «È il caso di fare tutta questa propaganda contro il profeta [sic! E da quando Maometto è divenuto profeta del Cristianesimo?], offendendo un popolo attraverso la religione?»; perfino il responsabile della sala stampa della Santa Sede Federico Lombardi, che alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Libano ha risposto ipocritamente ai giornalisti «non ho da dirvi una posizione della Santa Sede su Hezbollah», si è sentito in dovere di spiegare sussiegosamente che «il rispetto profondo per le credenze, i testi, i grandi personaggi e i simboli delle diverse religioni è una premessa essenziale della convivenza pacifica dei popoli». Ora, che la "religione" al singolare, o come ha detto ieri il Papa in Libano «la fede in un unico Dio vissuta con cuore puro», sia divenuta il nuovo Vangelo di una Chiesa cattolica contraria al relativismo a parole ma non nei fatti, era già chiaro da molti anni a chi ci segue (se non ci credete, leggete il nostro editoriale del 16/9/2006 "Il Dio di Gesù Cristo non è il dio di Maometto"); del tutto inedito è invece questo schierarsi apertamente dalla parte di feroci assassini, questo sputare sui corpi ancora caldi delle vittime, questo considerare il peccato e reato di omicidio "scusabile", "giustificabile", meno grave dell'offesa "alla" o "a una" religione (una "offesa" di cui oltretutto l'ambasciatore Stevens, il diplomatico Smith e i due marines sarebbero stati colpevoli per il solo fatto di essere cittadini americani, dal momento che nessuno di essi  aveva partecipato personalmente alla realizzazione del film presunto "blasfemo").

Noi mondialisti deploriamo con fermezza che si bestemmi il nome di Dio, di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi, e che si bruci o si insozzi la Bibbia; ma consideriamo un grande progresso della civiltà il fatto che oggi in Occidente chi bestemmia o brucia una Bibbia non venga arrestato e messo in prigione o a morte, perché il primato della persona umana su ogni libro od oggetto considerato "sacro" è per noi la realizzazione nella vita sociale, politica e giuridica della Parola del Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, il quale ai farisei che rimproveravano i suoi discepoli per aver raccolto delle spighe di grano allo scopo di cibarsene in giorno di sabato disse «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato», mostrando così che nessuna Legge è veramente sacra e divina se schiaccia l'uomo, e a uno scriba che gli chiedeva quale fosse il primo e più grande dei comandamenti rispose «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e il tuo prossimo come te stesso», mostrando così che l'uomo creato da Dio a Sua immagine è l'unica realtà veramente sacra.

I monsignori del Vaticano, i cardinali e i vescovi pensano forse che l'avanzata dell'Islam porterà a una rinascita della "religione" in generale, e che in Occidente si tornerà a punire pubblicamente chi offende il Cristianesimo così come oggi nei paesi islamici si punisce pubblicamente chi è accusato, vero o falso che sia, di "offendere" l'Islam. Noi mondialisti, invece, sappiamo che l'unico modo per preservare la religione dal duplice pericolo del fondamentalismo assassino e dell'ateismo materialistico consiste nel riconoscere con il grande filosofo Emanuele Kant che «nessuna religione può sopravvivere se è contraria alla ragione», quella ragione che fonda l'uguaglianza in dignità e diritti di tutti gli individui umani sulla loro comune natura creata da Dio, e la legittimità degli Stati sul dovere di rispettare in ogni individuo umano questi immortali e inalienabili diritti, in primo luogo il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Così come avviene negli Stati Uniti d'America, dolce terra di libertà, in cui chiunque può professare liberamente qualsiasi religione o dichiararsi ateo senza essere perseguito penalmente, e dove nessuno si sogna di mettere a morte i seguaci del Pastafarianesimo, una pseudo-setta di atei che si prendono gioco del creazionismo dichiarando di credere che il mondo sia stato creato da un Prodigioso Spaghetto Volante.

Per questo il Partito Mondialista, ramo esecutivo dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire", continuerà a operare per illuminare le menti e i cuori degli uomini, anche dentro i Sacri Palazzi, circa la bontà e la inevitabilità della creazione di uno Stato o Impero mondiale in cui l'opinione personale in materia di religione, finché non si traduca in violenze contro le persone e i loro beni, non costituisca motivo di persecuzione giudiziaria o mediatica; uno Stato universale che assicuri pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. Anche ai "blasfemi" di ogni risma.

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