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CANA, ISRAELE E L’IPOCRISIA DELL’ONU

 

(31/7/2006) Più di 90 morti, di cui 37 bambini, il semi-premier libanese Siniora che inneggia ai “martiri” Hezbollah, le folle “teleguidate” che assaltano le rappresentanze occidentali, Chirac, Zapatero e Putin parlano di ennesimo “crimine contro l’umanità” che si aggiunge ai bombardamenti e alla distruzione delle infrastrutture avviata dal 12 luglio. Cana, cronaca di una tragedia annunciata. Annunciata dal 1991, quando Saddam Hussein prese come ostaggi donne e bambini europei e americani per usarli come “scudi umani” nell’imminenza dell’inizio di Desert Storm; annunciata dal 2003, quando il ladro di Bagdad e i suoi compari di al Qaeda lanciavano attacchi contro le truppe della coalizione dei volenterosi nascondendosi in scuole, ospedali e abitazioni civili. Esattamente quel che hanno fatto e stanno facendo ora Hamas a Gaza e Hezbollah nel Libano, come documentano i filmati che offriamo alla vostra attenzione:

 

Hezbollah lancia missili da Cana

 

Hezbollah usa i civili come scudi umani

 

La verità è che l’esercito con la stella di Davide non ha finora utilizzato che una minuscola parte del suo immenso potenziale bellico: se l’avesse dispiegato completamente non soltanto il Libano, ma anche la Siria del nazista Assad e l’Iran degli ayatollah sarebbero ormai ridotti a un cimitero, e senza neppure ricorrere alle armi nucleari di cui pure è dotato. Ancora una volta il terrorismo islamico non esita a servirsi dei metodi più vili e abietti per conseguire i suoi scopi: se Israele rinuncia a colpire i rifugi degli assassini per il giusto scrupolo di evitare vittime innocenti (come ha fatto togliendo l’assedio al villaggio di Bint Jbeil), Hezbollah canta vittoria; se attacca per prevenire ulteriori lanci di missili contro le proprie città, morti e feriti fra la sua popolazione, i civili uccisi non deliberatamente vengono strumentalizzati propagandisticamente per suscitare contro di esso lo sdegno della comunità internazionale. Ma innocenti, i morti di Cana, lo sono veramente? I bambini certamente sì; ma si potrebbe dire lo stesso dei loro genitori, qualora avessero offerto ospitalità a Hezbollah per denaro o, peggio ancora, per contiguità ideologica? E si può considerare “innocente” il popolo libanese, se dopo venti anni di occupazione siriana e di schiavitù agli iraniani non si solleva come un sol uomo per fare a pezzi i propri dittatori, ma li esalta come “martiri” e si dichiara pronto a “resistere” con loro contro quella «entità sionista» che esso dovrebbe invece considerare come liberatore?

In questa tragedia spicca per la sua luce oscura l’ipocrisia delle Nazioni Unite, ben rappresentate da quel Kofi Annan che non è stato in grado di fermare la mattanza di Kigali, che non ha voluto difendere bosniaci e kossovari dai genocidi di Milosevic, che per dieci anni ha intascato regalìe dal tiranno di Bagdad in cambio della vendita di petrolio sottobanco, e che ora, dopo aver mantenuto per settimane una pilatesca equidistanza fra l’unica liberaldemocrazia del Medio Oriente e i servi di Ahmadinejad, ha preteso – ma non ottenuto – una «dura condanna» di Israele con l’appoggio della diplomazia franco-russo-italiana. Dal che si possono trarre due conclusioni. La prima e immediata, che l’antisemitismo non è mai morto nella vecchia, decrepita Europa per la quale l’unico Ebreo buono è quello debole, indifeso, che si lascia gassare nei lager o dilaniare dalle bombe dei kamikaze, in una parola l’Ebreo morto. La seconda e più profonda, che dall’11 settembre 2001 la distinzione decisiva per il pensiero e la prassi politica, interna e internazionale, non è più quella ottocentesca fra destra e sinistra né quella, che ha caratterizzato il Novecento, fra capitalismo e comunismo, bensì quella fra sostenitori della libertà, dell’apertura delle frontiere e della creazione di una società universale e nostalgici di un vecchio ordine gerarchico, della chiusura di ogni gruppo intorno ai propri totem e ai propri egoismi razziali o religiosi.

Nell’armata della morte si sono da tempo arruolati non solo califfi sanguinari e ayatollah fanatici, ma anche dittatorelli sudamericani, ex agenti del Kgb, nazionalisti franco-tedeschi e reduci dei totalitarismi rossi e neri. Dell’esercito della vita fanno parte a pieno titolo, per il momento, soltanto gli Stati Uniti d’America e Israele. Per questo l’Associazione Internazionale “New Atlantis for a World Empire” e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, che hanno sancito la loro scelta di campo nel Convegno di Roma del 3 aprile 2005, augurano a una sola voce: Vinci Israele, vinci America, mettete tutti i vostri nemici sotto i vostri piedi e costruite l’Impero mondiale, realizzate il sogno di una umanità finalmente riunita e in pace!

 

ANNUIT COEPTIS

 

 

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