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Antonioni, il comunista che sognava l'apocalisse

 

 

(1/8/2007) Non è un caso che ieri sera Rai Due abbia deciso di commemorare Michelangelo Antonioni trasmettendo alle 21.00 “Zabriskie Point” e che Rai Tre ne abbia usato la sequenza finale per aprire il suo speciale delle ore 23. Proprio da quel film del 1970 e da quella scena in particolare è possibile comprendere il motivo del fascino, diciamo pure della venerazione che l’intellighenzia di sinistra, non solo in Italia ma un po’ in tutta la Vecchia Europa e perfino presso i cineasti di Hollywood – decisamente la componente più “europea” degli States – ha coltivato per il regista della “incomunicabilità” e della “alienazione”.

“Zabriskie Point” mostra chiaramente che l’intento di Antonioni, sin dal suo esordio nel 1950 con la rappresentazione della crisi di una coppia “borghese” in “Cronaca di un amore”, è sempre stato quello di mettere in scena lo stereotipo della società capitalistica disegnato da Marx e Lenin, con tutti i suoi peggiori vizi: la volgarità (i clienti di un emporio che comprano enormi panini imbottiti), l’amore per il guadagno (il gruppo di speculatori edilizi che progetta di trasformare un’area desertica in una zona turistica di gran pregio), la brutalità dei tutori dell’ordine costituito (i poliziotti che all’inizio del film picchiano i partecipanti ad una manifestazione studentesca contro la guerra del Vietnam e al termine uccidono il protagonista, accusato di aver ucciso un loro collega), lo sfruttamento neocolonialista del Terzo Mondo (la cameriera messicana che lavora nella megavilla di proprietà del ricco padre della protagonista), la repressione degli istinti individuali (che si sfogano in una serie di “liberi” amplessi fra sabbie e rocce)... E anche la scena conclusiva, con la terrificante serie di esplosioni (reale, o soltanto immaginata?) che manda in briciole la megavilla e, di seguito, tutti i simboli della civiltà occidentale (ombrelli, sedie a sdraio, un salotto con televisore, una rivendita di vestiti, un distributore di bibite e merendine, una biblioteca) è la risposta alla richiesta dei comunisti di ogni paese dall’800 in poi: «Fateci sognare!».

Perché ciò che i comunisti hanno sempre sognato non è tanto un mondo “altro”, di cui non sono mai stati capaci di delineare le caratteristiche, quanto la fine di “questo” mondo, il «superamento dello stato di cose presente» (Marx), in una parola: l’Apocalisse. I comunisti, e tutti i loro epigoni (fascisti, nazisti, eco-catastrofisti, terzomondisti, antiglobalisti), sono in realtà degli inconfessati apocalittici; eredi di quegli gnostici del III secolo per i quali il mondo era la creazione di un dio malvagio, e quindi meritava di essere interamente distrutto affinché sorgesse un mondo nuovo; eredi dei catari, i “puri” che nel Medioevo praticavano il suicidio, l’infanticidio e la soppressione degli anziani e dei malati proclamando l’avvento di un mondo purgato da ogni imperfezione; come il poeta, essi sono capaci di dire soltanto quel che non sono e quel che non vogliono. Per questo comunisti, ambientalisti e no-global son sempre pronti a giustificare ogni massacro compiuto dai fanatici terroristi seguaci di Osama Bin Laden, a partire dall’Olocausto delle Torri Gemelle: perché in quell’orgia di morte e distruzione essi vedono la realizzazione del loro desiderio, la distruzione di questo mondo.

Noi mondialisti, che ci riconosciamo nella guida dell’Associazione Internazionale “New Atlantis for a World Empire” e nel Partito Mondialista, sappiamo bene che questo desiderio di morte non è condiviso dalla grandissima maggioranza della popolazione mondiale, neppure dalla maggioranza dei fedeli musulmani; sappiamo bene che la grandissima maggioranza degli uomini e delle donne desidera invece vivere in pace e libertà, senza essere perseguitati e schiavizzati per il proprio sesso, per la propria razza, per la propria religione; nella sicurezza della vita, nel pacifico godimento dei beni e nel libero sviluppo dei talenti di ognuno per il benessere comune. Noi sappiamo bene che la grandissima maggioranza degli uomini e delle donne di questo pianeta è già mondialista e aspetta solo che qualcuno le riveli la verità su se stessa, come il borghese di Molière dovette pagare un maestro di dizione per scoprire di aver sempre “parlato in prosa”. Noi sappiamo bene che l’Apocalisse, quando verrà, non sarà il rovesciamento del mondo presente, ma il suo compimento; che ad essere distrutto non sarà il mondo, creato da Dio in ogni sua parte «bello e buono e giusto» (come insegnava il grande Eraclito), bensì il peccato che di questo mondo non è una parte, ma solo una privazione, una contraffazione tragica, ma limitata e destinata a finire.

Per questo il sogno funesto di Antonioni è destinato a non realizzarsi mai, per questo il comunismo è stato sconfitto dalla Storia e l’Unione Sovietica si è disgregata, per questo il terrorismo islamista non prevarrà e gli Stati-canaglia presto o tardi saranno distrutti: perché la grandissima maggioranza degli uomini non è apocalittica, è integrata. L’Impero mondiale vincerà, perché esso già regna nelle loro menti e nei loro cuori.

 

Eye of God

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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